Pierpaolo Sileri e i tamponi: isterici a chi?

Gianni Del Vecchio
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ROME, ITALY - OCTOBER 02: The Deputy Health Minister Pierpaolo Sileri attends  in the Capitol to celebrate National Grandparents Day on October 02, 2020 in Rome, Italy. (Photo by Stefano Montesi - Corbis/Corbis via Getty Images) (Photo: Stefano Montesi - Corbis via Getty Images)
ROME, ITALY - OCTOBER 02: The Deputy Health Minister Pierpaolo Sileri attends in the Capitol to celebrate National Grandparents Day on October 02, 2020 in Rome, Italy. (Photo by Stefano Montesi - Corbis/Corbis via Getty Images) (Photo: Stefano Montesi - Corbis via Getty Images)

“Basta isteria da tamponi, vedo una corsa troppe volte ingiustificata, se hai avuto un contatto stretto devi metterti in quarantena per 10 giorni e poi fare il test”. Parole e pensiero di Pierpaolo Sileri, viceministro della Salute, che in un’intervista a La Stampa dà degli isterici a tutte quelle centinaia di migliaia di italiani che cercano di scoprire, non senza una buona dose di ansia, se hanno contratto il virus o meno. Qui non è questione di essere o meno ipocondriaci, di essere o meno capaci di gestire lo stress da Covid. Qui è questione di poter reclamare il giusto diritto appartenente a qualsiasi cittadino di poter testarsi se è stato a contatto con una persona positiva, per evitare poi di passare il virus ai propri figli, genitori o nonni. Un diritto che in realtà è più un dovere, come ci hanno ripetuto allo sfinimento quei virologi che ormai sono diventati delle vere star tv. E come sa bene lo stesso Sileri, che nei mesi scorsi ha più volte ricordato come la lotta al Covid passasse inevitabilmente per un sistema funzionante di tracciamento e tamponi. Peraltro, lui stesso, intervistato dallo stesso giornale, il 31 agosto scorso si diceva d’accordo con il piano del virologo Crisanti da 300mila tamponi al giorno.

Sileri vs Sileri, dunque. La vicenda potrebbe anche chiudersi qui, se fosse solo un cambio d’idea o un colpo di sole del viceministro. Invece va tenuta aperta perché dalle sue parole traspare una certa insofferenza per le interminabili code ai drive in o negli ospedali, “dove si rischia anche di contagiarsi sul serio”. Quindi il viceministro esorta gli italiani a stare a casa in quarantena perché sostanzialmente il governo e le Regioni stanno fallendo nell’approntare un sistema di testing adeguato all’impennata dei contagi. Cosa peraltro di cui è convinto non certo un Salvini o una Meloni ma il ministro degli Esteri nonché compagno di partito di Sileri, Luigi Di Maio. “L’Italia sta reagendo con tutte le sue forze, ognuno di noi sta dando il massimo ma dobbiamo anche dirci chiaramente che alcune cose non vanno. Penso ai drive in. È inaccettabile fare 8-10 ore di fila per un tampone e su questo, come su altri aspetti, il governo deve lavorare duramente per dare risposte rapide e concrete ai cittadini, che non hanno colpe”, sostiene l’ex capo politico dei 5 Stelle.

E poi c’è anche inevitabilmente un problema di confusione comunicativa. Come è possibile che il ministero della Salute possa inviare un messaggio del genere agli italiani dopo mesi passati a bombardarci (giustamente) sul dovere - non solo diritto, ricordiamolo - di testarci il più presto possibile nel caso di contatti con una persona infetta? Un cittadino coscienzioso cosa deve fare? Sentire Sileri e stare a casa 10 giorni oppure cercare di fare un test, più o meno rapido, come da mesi e ancora ieri sostiene Speranza? Così sì che si diventa tutti isterici.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.