Pietrangelo (Simi): seconda ondata era prevista, ora più risorse

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Milano, 9 nov. (askanews) - Al Policlinico di Modena "è da giugno che ci stiamo preparando a una seconda ondata, abbiamo messo a punto dei protocolli che stiamo attivando. I ricoveri sono aumentati da un mese a questa parte. All'inizio erano giovani e paucisintomatici, anche con quadri seri, ora l'eta si sta alzando. Il virus è sempre cattivo, ma la capienza delle terapie intensive è ancora al 30% rispetto ai picchi della prima ondata perché abbiamo imparato tanto, conosciamo i segni di allerta e siamo molto più attrezzati per gestirli". E' quanto dichiara Antonello Pietrangelo direttore del Dipartimento di Medicina Interna del Policlinico di Modena e presidente di Simi, Società Italiana di Medicina Interna, che rappresenta circa 3mila internisti. Pietrangelo ha scritto una lettera al ministro della Salute Roberto Speranza per chiedere di potenziare organico, almeno del 30%, e posti letto per far fronte a due curve epidemiologiche in rapida crescita: da un lato il fisiologico accesso di pazienti che si osserva nella stagione invernale, in particolare con polmoniti, assenti nella prima ondata pandemica di marzo-aprile, dall'altra la crescite esponenziale dei pazienti Covid. Al Policlinico di Modena i letti di medicina interna, che negli ospedali è già il reparto più grande, sono praticamente raddoppiati passando da 50 a 90. Il 60% dei pazienti ha il Covid e per gestire l'aumento dei ricorveri, secondo Pietrangelo, bisognerebbe aumentare di almeno un terzo il numero degli internisti. "L'assetto dell'ospedale in termini di posti letto per pazienti Covid è tornato quello di marzo e stiamo recuperando letti a scapito di altri reparti, come quello di chirurgia, e degli interventi rinviabili. Il virus è un problema, ma non dobbiamo curare solo il virus o la polmonite. Il paziente va considerato nella sua interezza e, per questo, oggi c'è bisogno di più internisti", ha aggiunto Pietrangelo. Secondo il presidente di Simi "bisogna che le istituzione prendano coscienza di questa maggioranza silenziosa dei medici internisti che è sul campo da sempre. Basti pensare che ogni anno il 70-80% pazienti del pronto soccorso sono poi gestiti dagli internisti. E' una professionalità che va valorizzata e supportata in questa fase". Fra le soluzioni ipotizzate da Pietrangelo, quella di creare strutture intermedie dove portare i pazienti a "bassa intensità" per alleggerire le pressioni sui reparti di Medicina Interna: "servirebbero degli Osco, degli ospedali di comunità sul territorio che siano in grado di gestire pazienti a bassa intensità già curati, che non sono pronti per rientrare a domicilio. Questo è un problema critico attuale che stiamo vedendo nella mia Regione ma anche in altre".