Pietro Maso, 31 anni fa l'omicidio dei genitori: "Vorrei dire loro vi voglio bene"

Pietro Maso, 31 anni fa l'omicidio dei genitori:
Pietro Maso, 31 anni fa l'omicidio dei genitori: "Vorrei dire loro vi voglio bene" (Foto Facebook)

A 31 anni dall'omicidio dei genitori, Pietro Maso torna a parlare di quanto successo. Era il 17 aprile 1991 quando, aiutato da tre amici (uno dei quali ancora minorenne), uccise madre e padre nella loro casa a Montecchia di Crosara, per impossessarsi dei loro soldi. Un delitto tremendo ed efferato, compiuto con lucidità e una spaventosa freddezza, ma ci sono ancora lati di sé a lungo tenuti nascosti.

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Si lascia andare a confidenze personali nel corso dell'intervista concessa a "Cronache Criminali", trasmissione in onda su Rai1 condotta da Giancarlo De Cataldo. Racconta i suoi "tormenti interiori" e assicura: "Sarà l’ultima intervista che rilascerò sull’omicidio di mio padre e mia madre". Quindi ha aggiunto: "La vita in sé è difficile e ho bisogno anch’io di essere confortato, di dare i miei valori e i miei sentimenti. Per questo i miei genitori mi mancano umanamente, perché vorrei con loro il contatto fisico, però spiritualmente sento che mi sono vicini e questo per me è già molto bello".

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A vent'anni i suoi miti erano "il successo, il denaro, i beni materiali". Ora si sente cambiato e vuole "essere dimenticato per il mio passato drammatico". Maso ha deciso di "dedicare la vita ad aiutare i carcerati a reinserirsi nella società". Poi ha sottolineato: "Il Pietro di oggi fa fatica, perché dentro di me c’è c’è un passato di sofferenza. Questa è l’ultima intervista che rilascerò, quando sono uscito dal carcere ne ho concesse diverse, anche per chiedere pubblicamente perdono. Da allora il mio percorso di cambiamento è stato molto lento. Il giorno della condanna pensai di farla finita ma l’indomani mi sono messo le scarpe e ho scelto di vivere per essere una persona migliore. Ho deciso di affrontare il passato, di capire il perché di ciò che avevo fatto".

Oggi si sente "diverso". Infatti, ha spiegato: "Ciò che sono adesso è stato guadagnato sulla sofferenza, sulla solitudine, sul vivere le proprie emozioni e non poterle esternare. Se sono riuscito ad arrivare fino a qua, mi dico che posso andare anche oltre. Adesso cerco di raccogliere dalla vita le cose vere, un tempo invece raccoglievo cose futili, una macchina migliore, un vestito in più, altri soldi. Ora, invece, la ricerca è in un’altra direzione. Cerco esattamente l’opposto rispetto al passato".

Poi ammette: "Dentro di me ho un peso ed è la mancanza dei miei genitori. Al contrario, non sento il peso del carcere, mi sembra di essere stato in cella un giorno, non 22 anni, non sento che mi sia stata tolta per così tanto tempo la possibilità di uscire".

Tanti, a sua detta, i rimorsi con i quali deve fare i conti ogni giorno: "Se potessi, vorrei solo tornare indietro per ridare la vita ai miei genitori. D’ora in poi desidero essere dimenticato. Vorrei avere quel poco spazio che mi permetta di fare questa cosa che per me è importantissima. Infatti, con altre persone mi sono dedicato a tempo pieno al reinserimento lavorativo e sociale dei detenuti che stanno espiando una giusta pena. Quando ascolto i loro racconti sento che hanno ricevuto poco, io invece ho ricevuto troppo rispetto a quello che ho dato. Scusate se ancora una volta sono entrato nelle vostre vite, spero che sarà l’ultima".

Le parole di Maso a tratti appaiono inaspettate: "Mi sarebbe piaciuto prendere le mani di mio papà, o quelle di mia mamma, e dire loro 'Ti voglio bene'. Però, purtroppo, non ci sono mai riuscito. Non aver mai detto ai miei genitori “ti voglio bene”, “ho bisogno di voi”, è una cosa che adesso mi manca, ne soffro. Mi manca la possibilità di dire alle persone, soprattutto ai miei genitori, che ho bisogno di loro", ha confidato il 52enne.