Pietro Senaldi, il piano per far crollare il governo e andare al voto

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Si apre un momento difficile per Giuseppe Conte: secondo alcune indiscrezioni, infatti, Pietro Senaldi avrebbe in mente un piano per far crollare il premier. Da quanto emerge nelle ultime interviste, inoltre, il presidente del Consiglio sarebbe già in difficoltà. Le discussioni e le tensioni sul Fondo Salva-Stati, le critiche per la carriera universitaria, i conflitti sulla Manovra e le procedure di Alitalia ed ex Ilva stanno mettendo a dura prova l’esecutivo. Alcune date da segnare in rosso sul calendario sono sicuramente il 12 e il 28 gennaio 2020. Nella prima giornata entrerà in vigore la norma che riduce del 33% il numero dei senatori e dei deputati; mentre nella seconda data il taglio verrà pubblicato in Gazzetta. Fino al 12 gennaio sarà quindi possibile presentare la domanda di referendum, mentre lo scioglimento del Parlamento entro il 28 gennaio farebbe cadere il provvedimento.

Pietro Senadi contro Giuseppe Conte

Lo scenario che si delinea tra il 12 e il 20 gennaio 2020 è preoccupante per il premier. Pietro Senaldi, direttore di Libero, ha spiegato che Giuseppe Conte in questo frangente potrebbe traballare se non cadere rovinosamente. Infatti, nel caso in cui si andasse a votare prima del 20 gennaio (data in cui il taglio dei parlamentari diventerebbe intoccabile), lo scenario sarebbe disastroso. Il centrodestra effettuerebbe un balzo in avanti e secondo i sondaggi potrebbe tornare al governo. Salvini e Meloni nutrirebbero l’Aula, mentre Berlusconi potrebbe sperare di inserire nelle Camere una cospicua cerchia senza nemmeno contattare la Lega. Zingaretti, invece, potrebbe sostituire i renziani con alcuni uomini di fiducia e con l’elezione di 945 parlamentari il lavoro risulterebbe più semplice.

Gli unii che invece non troverebbero alcun riscontro nel voto anticipato sono i deputati di M5s. Nonostante i grillini perdano alcuni pezzi durante il percorso, le urne non cambierebbero le loro posizioni, ma non sarebbero certo positive per l’esecutivo. Un Conte 3 non è la soluzione alla possibile crisi di governo.