Pina Antognini, una mecenate milanese per il Museo del Novecento

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Milano 2 gen. (askanews) – Il Museo del Novecento di Milano si amplierà con l’utilizzo come sede espositiva anche del secondo palazzo dell’Arengario. Dietro a questo progetto, che darà al centro della città una nuova attrattività culturale, c’è anche la figura di una mecenate milanese, Giuseppina Antognini, che ha donato 5 milioni di euro per il museo, oltre che una significativa parte della propria collezione di opere d’arte.

L’abbiamo incontrata e le abbiamo chiesto da dove nasce questa donazione. “Nasce – ha detto da askanews – in primis dal desiderio di creare un contenitore per mettere nuove opere a disposizione del pubblico milanese e di tutto il mondo. E l’idea di questo contenitore mi è sempre stata nel cuore perché ho sempre guardato ai due palazzi dell’Arengario e mi sembrava impossibile che uno fosse utilizzato come spazio per le opere d’arte, mentre il secondo ospitasse uffici”.

Vedova di Francesco Pasquinelli, musicista, imprenditore e collezionista, la signora Antognini in qualche modo ha voluto completare il percorso delle opere che, nel corso degli anni, ha acquistato con il marito. “E’ difficile donare qualcosa che è stato tuo, con il quale hai convissuto per parecchi anni? La risposta per Francesco Pasquinelli è che non solo era difficile, ma era impossibile. Per me no – ha aggiunto la mecenate -, le cose sono diverse, ormai sono nell’area del tramonto, non ho eredi diretti e soprattutto penso di voler fare qualcosa che Pasquinelli desiderava. Io l’ho fatto soprattutto per quello”.

Nella ricca collezione di Pina Antognini sono presenti tanti grandi nomi dell’arte italiana e internazionale, ma nell’ottica del nuovo Museo del Novecento i curatori si sono concentrati, per la prima parte della donazione, sulle opere del Futurismo. “Hanno cominciato con uno, poi due, tre, poi sono andati in avanti con quattro, cinque e sei. E io ho detto di sì”.

Il sorriso della signora Antognini è forse l’immagine più vera, ci racconta ovviamente del piacere di donare, ma anche del fatto che dietro i grandi progetti culturali, pure in una metropoli come Milano, spesso ci sono delle persone che trovano la forza di cambiare le cose.

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