Pirandello, i tumulti in sala e il teatro Valle abbandonato dal Campidoglio

·Giornalista, scrittore
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Hp (Photo: Hp)
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Se oggi un nuovo Luigi Pirandello inscenasse a Roma la prima del suo “Sei personaggi in cerca d’autore” non ci sarebbero i fischi, gli schiamazzi, i cori, le monetine lanciate contro il palco le urla “Manicomio manicomio” che accompagnarono la serata di debutto, esattamente cento anni fa, nel maggio del 1921, di una delle opere più celebri del grande Pirandello. Semplicemente perché non ci sarebbe il grande e prestigioso Teatro Valle ad ospitare la rappresentazione e i tumulti degli spettatori per un’opera che ribaltava tutte le convenzioni teatrali dominanti.

A Roma non c’è il Teatro Valle e chissà quando riaprirà perché la peggiore amministrazione comunale della storia non se ne cura, non vigila sui lavori di ristrutturazione, si priva di un teatro storico, lascia in malora un luogo della cultura di cui la città dovrebbe essere orgogliosa. Avevano detto, liberato il teatro dagli okkupanti, che entro massimo un paio di anni il Valle sarebbe stato restituito alla città. Falso. Tutto è fermo, abbandonato. Dicono che la fine dei lavori non avverrà prima del 2025 ma se non cambia qualcosa in Campidoglio, se l’incompetenza e l’incuria non venissero arginate, quel 2025 non sarà rispettato.

È una grande tristezza per i romani dover rinunciare a un teatro bellissimo e carico di storia come il Valle. E ci piace immaginare quella prima dei “Sei personaggi” che fu una scossa di energia e di intelligenza, con un pubblico appassionato. Un’energia e un’intelligenza che stanno disertando da qualche anno i vertici politici di una città che non merita di essere trattata così.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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