Pisicchio: "Candidato al Colle dovrà avere gli stessi numeri del governo Draghi"

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"Il prossimo presidente della Repubblica non potrà essere eletto da una maggioranza risicata, dovrà essere un presidente eletto da una maggioranza molto ampia, grande almeno come quella che sostiene il governo Draghi". E' l'opinione espressa da Pino Pisicchio, nel corso della presentazione in sala stampa a Montecitorio di "Quirinal games", un political-thriller (edito da Palomar) ambientato in Parlamento, sorretto da un intreccio narrativo che si gioca nei giorni convulsi dell'elezione del presidente della Repubblica.

Deputato per sei legislature, presidente del gruppo Misto a Montecitorio, europarlamentare, due volte sottosegretario, con la "vocazione" della scrittura (ha dato alle stampe più di sessanta libri, tra monografie scientifiche e saggistica politica), attualmente professore a Roma di diritto pubblico comparato con la "vocazione della politica che, in quanto malattia, non può essere considerata una professione", Pisicchio si è prestato volentieri al gioco dell''interpretazione' del futuro prossimo.

"Lo dico anche per una questione di 'galateo istituzionale': questa - ha osservato Pisicchio- è l'ultima volta che un presidente viene eletto con una platea di 945 parlamentari, più i 58 rappresentanti regionali. Dal prossimo Parlamento gli elettori diventeranno 600, con una riduzione percentuale anche dei rappresentanti delle regioni. Cosa significa questo? Che non solo ci sarà un taglio del 36,5% della rappresentanza parlamentare ma che, nella prossima legislatura, ci sarà anche una maggioranza molto diversa da quella che tra pochi mesi eleggerà il nuovo presidente".

Per cui sarebbe opportuno e "consigliabile" che il successore di Mattarella, "possa essere rappresentativo di una maggioranza molto forte, forte almeno quanto quella che oggi regge il governo Draghi. Di conseguenza, se valesse la mia ipotesi, questa esigenza escluderebbe Berlusconi".

A proposito di Draghi... "Al Quirinale non ci si candida. Per il Quirinale si viene scelti e se venisse candidato e dichiarasse la propria disponibilità si dovrebbe dimettere immediatamente dalla presidenza del Consiglio. E' impensabile che possa fare due parti in commedia", ovvero il premier e il capo dello Stato come di recente ipotizzato dal leghista Giancarlo Giorgietti.

"Se vogliamo giocare possiamo anche dire che il semi presidenzialismo all'italiana è in vigore dalla caduta della Prima Repubblica: Scalfaro scelse Dini, Napolitano estrasse Monti dal cilindro. Nel sistema istituzionale italiano, il presidente della Repubblica è un po' come una fisarmonica: se la politica e i partiti funzionano, la fisarmonica è chiusa; se non funzionano si allarga e i poteri del capo dello Stato diventano più forti".

"L'autocandidatura al Colle non è prevista - ha sorriso Pisicchio - non se ne è mai neppure avanzata l'ipotesi nel corso dei lavori preparatori della Costituzione. Io non credo a un'interruzione anticipata della legislatura e sono pronto a scommettere che, se anche dovesse essere Draghi a salire al Quirinale, la legislatura non si interromperà. Per forza di cose vedremo un tecnico e non un politico - Cartabia o Franco, ad esempio - che potrà fare il premier e la stessa maggioranza potrebbe arrivare fino al termine della legislatura".

"Sono 25 anni che la politica ha smesso di funzionare: i partiti non esistono più, ci sono dei soggetti politici cesaristi, liste elettorali camuffate da partiti. Dal 94 a oggi abbiamo visto nascere e morire un'ottantina di sigle".

L'ultimo passaggio obbligato: una donna al Quirinale. "I tempi sono maturi da sempre ma oggi c'è un'attenzione mediatica più forte ma la presidente l'avrebbero potuta fare Nilde Iotti o Tina Anselmi. Di donne brave e competenti ce ne sono diverse". Davanti alla Sala della Regina, tra le foto delle parlamentari che fecero parte della Costituente, l'ex presidente Boldrini ha fatto mettere uno specchio confidando che ci si possa specchiare la prossima presidente-donna. "Mi auguro vada diversamente ma in quell'atrio, davanti alla sala della Regina - ha ironizzato in conclusione Pisicchio - ci passano anche tanti uomini...".

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