"In 3 giorno e notte, senza cambi, né riposi". L'infaticabile lavoro degli infermieri di Codogno

A hospital worker carries boxes into the hospital of Codogno, near Lodi in Northern Italy, Friday, Feb. 21,2020. Health officials reported the country's first cases of contagion of COVID-19 in people who had not been in China. The hospital in Codogno is one of the hospitals - along with specialized Sacco Hospital in Milan - which is hosting the infected persons and the people that were in contact with them and are being isolated. (AP Photo/Luca Bruno) (Photo: ASSOCIATED PRESS)

I protagonisti silenti del diffondersi del Coronavirus sono gli operatori sanitari dell’ospedale di Codogno, che lavorano instancabilmente da giorni, assistendo i malati. La loro storia è stata riportata dal Corriere della Sera.

Si chiamano Fabio, Giovanna e Dana, sono gli infermieri del Reparto di Medicina, dove il «paziente uno» è stato ricoverato prima che si scoprisse positivo al coronavirus e dove nei giorni scorsi sono stati registrati almeno quattro casi di contagio. Fabio, Giovanna e Dana sono entrati in servizio la sera del 20 febbraio e da allora i colleghi dei turni successivi non si sono mai presentati a sostituirli.

Se si trovano in questa situazione non è certo per un eccesso di zelo stacanovista

L’intero turno che avrebbe dovuto prendere servizio la mattina del 21, per dire, si è rifiutato in blocco di dare il cambio ai colleghi. Né quel mattino né dopo. E in questi giorni non è stato certo facile andare avanti in tre, giorno e notte, con una ventina di pazienti, senza riposare mai davvero né allontanarsi dal reparto per non rischiare contagi negli altri settori. Ogni tanto hanno dato una mano i colleghi della Riabilitazione, anche quella punto di passaggio del paziente uno, ma da ieri il reparto è chiuso, i pazienti trasferiti altrove e quindi fine degli aiuti.

 Giovanna e Dana stanno facendo i salti mortali

 La situazione si è complicata ancora di più mercoledì mattina quando l’infermiere è finito in isolamento in day service, la zona degli ambulatori, perché aveva la febbre. Quindi sono rimaste Giovanna e Dana, sempre più stanche, aiutate da ieri mattina da un’operatrice sociosanitaria e da una collega del Pronto soccorso (che è chiuso). Certo, per un reparto come Medicina servirebbero infermieri specifici ma non c’è verso: tutte le chiamate di soccorso al personale infermieristico del settore sono rimaste inascoltate.

Si è cercato, senza successo, di porre un rimedio a questa situazione

Nel cercare un rimedio la Direzione sanitaria ha perfino fatto un passo fuori norma, diciamo così: ha interrotto la quarantena degli infermieri del Pronto soccorso che avevano avuto a che fare con il paziente uno, ha chiesto che facessero il tampone e, se negativo, che tornassero a lavoro. Anche stavolta però niente: la caposala ha preteso un consulto con la Regione e la Regione, consultata, ha rimandato tutti a casa a riprendere la quarantena.

I tre infermieri non portano rancore verso i colleghi, ma sono piuttosto delusi dal loro atteggiamento

Gli amici con i quali sono in contatto raccontano di tutta l’amarezza che sentono addosso quando pensano ai colleghi che non li hanno aiutati. “La condivisione avrebbe alleggerito fatica e paura, scrivono, e invece ci hanno abbandonato, proprio loro che conoscono Medicina e sanno perfettamente cosa stiamo passando”.
Non sono arrabbiati, piuttosto sono delusi e ogni tanto se lo chiedono fra loro: “Con che faccia ci guarderanno negli occhi quando ci rivedremo”?

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