Platinette: "“Amore” non so che voglia dire. Tutti quelli che vengono con me sono ufficialmente etero"

HuffPost

 Su Raiuno Mauro Coruzzi, in arte Platinette, ha annunciato che non parteciperà Italia sì! perché deve curarsi da una patologia che l’affligge da anni: “il mangiare compulsivo”. In un’intervista al Corriere, racconta del suo disturbo e del suo desiderio di rinascere. 

“A 64 anni non posso più rimandare l’appuntamento con me stesso. Ormai, per scendere la scala di quello studio, mi poggiavo al corrimano, claudicante come se avessi sulle spalle un altro uomo di cento chili. (...) Così, ho avviato un percorso e ho capito che per guarire non devo essere bulimico di lavoro”. 

Ma la “fame da lavoro”, confessa Platinette, è soltanto il sintomo di un disagio più profondo che lo accompagna da sempre. 

“Serve a nascondere a me stesso il fatto che a casa non c’è nessuno che mi aspetti. Evito il tempo libero per non dirmi che mi manca un affetto. (...) È così da quando il primo fidanzato, che come me aveva anche una ragazza, mi scaraventò dal Maggiolino urlando: io non sono come te. Era l’estate della maturità, misi 50 chili”.

È stato da quel giorno che Platinette ha incominciato a buttarsi a capofitto nel mondo del lavoro. 

“Da anni, non ho una storia. Ho la paranoia di non piacere, del “vengono con me perché sono famoso”. Con un chirurgo sono stato insieme quattro anni. Amava i grassi e io: se dimagrisco, non mi vuoi più e il resto che sono non conta? In realtà, non potevo credere di stare con un bell’uomo. Dopo si è sposato con una donna. Grassa. Tutti quelli che vengono con me sono ufficialmente etero”.

Lo amava?
«“Amore” non so che voglia dire. Amavo le sue sette telefonate affettuose al giorno, ma ero talmente impaurito che finisse che mi facevo la corazza e pensavo: gli piacciono ciccioni per rimarcare quanto è bello lui. Ci siamo lasciati male, ma, dopo, mi ha salvato la vita. A Modena, stavo per fare un bypass intestinale, un intervento ormai in disuso per via di complicazioni anche mortali. Mi ha detto: sei...

Continua a leggere su HuffPost