"Plausibile l'esistenza del mostro di Lochness"

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Il mito di Nessie, il mostro che da centinaia di anni abiterebbe il celebre lago di Loch Ness, delle Highlands scozzesi, potrebbe presto giungere a una verità. Una gruppo di scienziati dell'università neozelandese di Otago, guidati dal professor Neil Gemmell, ha infatti raccolto 250 campioni di acqua del bacino scozzese a tre profondità diverse analizzandole attraverso il metodo del Dna ambientale, che consiste nell'analisi delle tracce lasciate in acqua da qualunque organismo viva nel lago. I risultati dell'analisi non saranno completi fino al prossimo settembre.

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"Ci sono stati più di un migliaio di avvistamenti segnalati di qualcosa a Loch Ness, che hanno creato questa idea di un mostro che si trova in acqua" ha dichiarato Gemell. "Da questi avvistamenti si possono dare circa quattro spiegazioni principali su ciò che è stato visto. La nostra ricerca essenzialmente scarta la maggior parte di queste teorie, tuttavia una teoria rimane plausibile".

"Il progetto - ha aggiunto - è molto di più che la caccia a un mostro. Ci sono tantissimi altri dati che possiamo acquisire studiando gli organismi di Loch Ness, che è lo specchio d'acqua dolce più grande del Regno Unito". Secondo Gemmell l'analisi del Dna permetterà di documentare nuove specie, soprattutto batteri, e offrire dati importanti su quanto siano diffuse sia le nuove specie invasive presenti da poco nel lago, sia quelle native.

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"Qualsiasi creatura che si muova nel suo habitat lascia minuscoli frammenti del Dna presenti nella sua pelle, squame, piume, pelliccia, feci e urine. Questa tracce genetiche - ha detto il ricercatore - possono essere raccolte e il Dna può essere estratto, sequenziato e utilizzato per identificare gli esseri viventi confrontando le sequenze trovate con quelle presenti nelle grandi banche dati genetiche".

Il mistero di Nessie è tra i più antichi antichi della Scozia. La leggenda inizia più di mille anni fa, quando un monaco irlandese raccontò in un libro di aver visto uscire dall'acqua una "selvaggia bestia marina" e di averla scacciata con le preghiere. Negli anni '30 del Novecento, il giornale locale The Inverness Courier riferì il primo avvistamento moderno.

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