PMA: sempre più coppie si tirano indietro, quasi 5mila nascite in meno

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Roma, 27 mag. (askanews) - La pandemia ha distrutto il sogno di diventare mamma e papà che prima del 2020 avevano moltissime coppie. Non solo a causa dei ritardi nell'accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, ma per l'impatto psicologico che l'emergenza Covid-19 ha avuto su molte di loro. "Dopo pandemia capita più di frequente che le coppie che desideravano avere un figlio abbandonino l'idea, sopraffatte da ansie e preoccupazioni", testimonia Stefano Bernardi, psicologo della Società Italiana di Riproduzione Umano. Il tema della destabilizzazione emotiva delle coppie, molto spesso all'origine delle sempre più frequenti rinunce ai trattamenti di PMA, è al centro del V Congresso Nazionale della Società Italiana della Riproduzione Umana (26-28 maggio, Rimini). "Se già prima del Covid-19 lo stress emotivo, unito ad altri fattori socioeconomici, portavano ogni anno 1 coppia su 4 ad abbandonare i difficili e lunghi percorsi di PMA, con la pesante riduzione dei servizi attuata per contrastare l'emergenza sanitaria, si stima siano nati circa 5mila bambini in meno nel 2020", dice Antonio Guglielmino, presidente della SIRU.

Paralizzati dalle preoccupazioni legate a fattori sociali ed economici, dalla paura della morte e una percezione di generale precarietà, e a seguito della riduzione dell'attività da parte delle strutture sanitarie che svolgono trattamenti di PMA, le coppie che hanno rinunciato all'idea di avere figli nell'anno pandemico è cresciuto ulteriormente. "Per questo, ora più che mai, è necessario potenziare il supporto psicologico offerto alle coppie che vogliono accedere alla PMA", sottolinea Stefano Bernardi, psicologo della SIRU, che riporta l'attenzione sul ruolo della figura professionale dello psicologo all'interno dei percorsi di procreazione assistita. "L'affiancamento dello psicologo, non solo permette alle coppie di mantenere un atteggiamento consapevole, ma permette soprattutto di sviluppare - continua - consapevolezza e accettazione della condizione di infertilità e delle cure a cui decidono di sottoporsi. Permettendo in ultimo una più facile accettazione di un eventuale esito negativo".

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