Pmi: Andaf e Iim, a confronto su competenze manageriali e temporary management

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Milano, 30 mag. (Labitalia) – Come portare competenze manageriali nelle pmi è stato il tema del convegno che si è tenuto a Milano, settima tappa di un roadshow partito nel 2020-21 e organizzato da Andaf e Iim-Institute of interim management, con la partecipazione di Aidp-pmi e la collaborazione di Bbf Bank. Punto di partenza dell’analisi, una recente indagine Unioncamere – Centro studi Guglielmo Tagliacarne, che rimarca come solamente un’impresa su tre sia pronta a tradurre in progetti concreti le risorse finanziarie del Pnrr (e l’80% di pmi non ha a piano di utilizzare le risorse allocate).

“Alla base – commenta Maurizio Quarta, temporary management & capital advisors – scarsa informazione e sensibilizzazione, ma anche un fatto strutturale: la sottomanagerializzazione delle nostre pmi. Il rafforzamento delle competenze manageriali viene continuamente ripreso, alla luce delle tante aree su cui le pmi dovrebbero operare: digitalizzazione, economia circolare, ottimizzazione della gestione finanziaria, internazionalizzazione, gestione del capitale umano, aggregazioni e reti d’impresa. In questo contesto, il temporary management ™ viene sempre più apprezzato dalle pmi come uno strumento per certi versi ottimale per portare in casa competenze di alto livello immediatamente operative e capaci di operare in contesti straordinari con il risultato di accrescere le capacità delle persone, che saranno in grado di fare le stesse cose meglio di prima oppure di farne di nuove”.

Sul tema della gestione finanziaria, Giancarlo Veltroni e Fabrizio Ceriotti di Andaf sottolineano come “il cfo per ruolo, mindset, competenze e cassetta degli attrezzi quali-quantitativi, diviene attore chiave nell'impresa italiana, anche pmi, che vuole competere con successo nel presente ed elaborare ed eseguire una strategia vincente per il suo futuro. In tal senso ci colloca la licenza ottenuta dal Mise per rilasciare l'attestazione di qualità e qualifica professionale del ruolo nonché la certificazione del profilo professionale”.

Un caso di cambiamento in una pmi, per di più operante nel terzo settore, è quello di Lilt, dove si è realizzato un felice connubio tra un temporary manager e un cfo, presentato dallo stesso cfo Silvia Ramalli. Biagio Levrini (Assinrete) rileva la crescita delle reti e l’attenzione crescente da parte delle pmi, però “ “per farle funzionare serve management. Il successo di una rete è questione di fiducia e competenze che dipendono soprattutto dal manager di rete, un temporary management che crea, gestisce e sviluppa il business”.

Sul tema del ‘combinato disposto’ reti-gestione finanziaria, Michele Antognoli, Bff Banking Group sottolinea come “alla luce dell’evoluzione del contesto normativo e degli ingenti investimenti pubblici figli del Pnrr, nei prossimi anni le imprese avranno sempre più necessità di supporto da parte del sistema finanziario, anche in termini di accesso ai servizi di factoring e di gestione dei crediti pubblici.

Secondo Matteo Manzardo (Confimi Industria Gruppo Giovani), “da un lato le pmi devono prendere coscienza dell'importanza di essere affiancati da manager competenti, d'altro lato la classe manageriale deve uscire dalle teorie dei grandi manuali e calarsi nel modo sartoriale, diventare a misura di pmi. Il temporary manager può essere la soluzione migliore per le pmi che hanno potenziale di crescita, ma non sono ancora sicure di investire in una risorsa a tempo pieno da inserire in organico”.

Francesco Amendolito, referente nazionale di Aidp-pmi, auspica “nell’immediato un cambiamento proattivo sia della mentalità sindacale (meno conflittualità e più coesione con le esigenze aziendali), sia della mentalità imprenditoriale (volta a realizzare il work-life balance) sia e, soprattutto, un cambiamento dell’approccio del legislatore nella normativa giuslavoristica e sindacale, che deve rispondere anche alle esigenze delle pmi (esempio cassa integrazione, flessibilità dei contratti di lavoro, tipizzazione dei nuovi lavori). In ambito hr, il temporary management, nelle versione fractional/part time per le imprese più piccole, può essere una soluzione ottimale ”.

Anche l’amministratore locale ne intravede i benefici: secondo Gianmarco Senna (Regione Lombardia – Commissione attività produttive istruzione formazione occupazione), “nonostante in Lombardia ci siano anche segnali oggettivamente positivi, emergono notevoli difficoltà pe gli imprenditori come l'aumento spropositato dei costi energetici e delle materie prime. Si evince anche l’estrema difficoltà di reperire figure professionali (dai tornitori agli operai specializzati in 4.0), di avviare il ricambio generazionale e la inevitabile evoluzione verso la digitalizzazione".

"Ecco quindi – sottolinea – che l’inserimento di nuove figure professionali, come appunto i temporary manager, in grado di coadiuvare l’imprenditore a individuare soluzioni innovative o formule di business diverse, risulta una strada davvero interessante e assolutamente percorribile”.

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