Pmi: business coach, affrontare rischio chiusura leggendo con attenzione conti

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Roma, 14 nov. (Labitalia) – Sono 120mila le pmi a rischio chiusura ma Antonio Panìco, founder di Business coaching Italia e premiato come business coach dell'anno ai 'Ceo today management consulting awards' per due edizioni consecutive, spiega che "parlare di crisi aziendale in senso generico è molto complesso. Le ragioni per cui un’impresa può trovarsi in difficoltà dipendono da quattro motivi fondamentali: crisi di liquidità, calo delle vendite, contrazione del mercato e aumento dei costi delle materie prime e dell’energia. In questo momento siamo all’interno dell’ultimo scenario".

"Secondo un monitoraggio – ricorda – effettuato da Unioncamere e Bmti con il supporto di Ref ricerche, i costi per l’energia sostenuti dalle pmi nel quarto trimestre 2022 registreranno un ulteriore aumento medio pari al +60,1% rispetto al precedente trimestre, con un rincaro annuo del +111,7% rispetto al 2021".

"La miglior strategia adottabile in questo momento – prosegue Panìco – è sicuramente affrontare il problema leggendo con attenzione i propri numeri. Il limite di molte aziende, infatti, è l'assenza di un sistema di controllo di gestione che garantisca un limite alle spese superflue, e revisionare lo status quo dal punto di vista economico e finanziario è un primo passo necessario ma non sufficiente".

"Tramite una lettura attenta – osserva – del conto economico, infatti, è possibile determinare l’incidenza dei costi dell’energia, comprendendo così se i prezzi ai quali si sta vendendo sono ancora adeguati e se è necessario tagliare delle spese. Si può ad esempio pianificare una produzione notturna, attuata già da molte aziende, e capire se sfruttare il momento storico per tentare un incremento delle vendite e quindi delle quote di mercato".

"Poche aziende – avverte – pensano al fatto che, di fronte a un aumento dei costi anche sostenuto, uno dei modi più efficaci per generare utili è l’aumento della produzione e delle vendite. Ciò è dimostrato da una dinamica ben precisa: in ogni mercato, in periodi di crisi, molte aziende smettono di promuoversi, riducono le spese, fermano la produzione o addirittura usano la cassa integrazione come unico modello di risposta alle difficoltà".

"Se tutte le realtà – sottolinea Antonio Panìco – sposano in massa questo approccio, la conseguenza diretta è l’apporto di un vantaggio competitivo a chi è disposto a investire per la crescita. Continuare a promuoversi anche quando molte aziende non lo fanno, contattando nuovi potenziali clienti, può essere utile a minimizzare i danni, innescare nuove collaborazioni, far crescere l’azienda e, in ogni caso, fornire quote di mercato utili per il futuro, quando questo tornerà a crescere".