Poche case e affitti alle stelle, Berlino vuole l'arma dell'esproprio

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BERLIN, GERMANY - SEPTEMBER 11: Protesters from the Deutsche Wohnen & Co expropriated initiative march along 17 June street in protest against rising residential rental prices on September 11, 2021 in Berlin, Germany. Thousands of people joined the march to protest against rental prices that have been surging in Berlin in recent years. Protesters claim prices are pushing many people out of their neighbourhoods and altering the character of the city. (Photo by Omer Messinger/Getty Images) (Photo: Omer Messinger via Getty Images)
BERLIN, GERMANY - SEPTEMBER 11: Protesters from the Deutsche Wohnen & Co expropriated initiative march along 17 June street in protest against rising residential rental prices on September 11, 2021 in Berlin, Germany. Thousands of people joined the march to protest against rental prices that have been surging in Berlin in recent years. Protesters claim prices are pushing many people out of their neighbourhoods and altering the character of the city. (Photo by Omer Messinger/Getty Images) (Photo: Omer Messinger via Getty Images)

In un referendum descritto come “rivoluzionario” dai media tedeschi, i berlinesi hanno votato in maggioranza a favore dell’esproprio a colossi dell’immobiliare che posseggono oltre 3.000 appartamenti nella capitale, come Vonovia e Deutsche Wohnen. Il quesito referendario – intitolato “Espropriare Deutsche Wohnen & Co!” - è stato approvato con il 56,4% dei voti, mentre il 39% si è dichiarato contrario. Nel mirino ci sono quasi 250mila appartamenti che i promotori del referendum vorrebbero nazionalizzare a favore del social housing per affrontare il caro-affitti e la carenza abitativa che penalizzano i giovani e le classi meno agiate: gli appartamenti verrebbero trasferiti dai privati all’istituzione di diritto pubblico AöR non orientata al profitto per perseguire la politica degli affitti popolari. Il voto, in sintesi, costringe il governo di Berlino a considerare l’espropriazione dei grandi proprietari in una mossa radicale per raffreddare uno dei mercati immobiliari più caldi della Germania, dove gli affitti sono diventati insostenibili per molti residenti negli ultimi anni.

Il referendum non è vincolante, ma la nuova amministrazione locale dovrà necessariamente confrontarsi con un risultato destinato ad avere un peso nel dibattito sul diritto alla casa, a Berlino e non solo. Le urne hanno confermato i socialdemocratici (Spd) alla guida della città: per la prima volta Berlino avrà una sindaca, Franziska Giffey, 43 anni, ex ministra della Famiglia. Starà a lei – già costretta a dimettersi a maggio perché accusata di aver copiato la sua tesi di dottorato – il compito di trovare una soluzione creativa a una sfida che vede contrapposti importanti diritti a enormi interessi, delineando un percorso che in ogni caso non sarà né facile né breve.

Franziska Giffey (SPD)  (Photo: picture alliance via Getty Images)
Franziska Giffey (SPD) (Photo: picture alliance via Getty Images)

Durante la campagna elettorale, i socialdemocratici si erano detti contrari alla misura estrema dell’esproprio, considerata (in accordo con l’unione cristiano-democratica e i liberal-democratici) una linea rossa da non superare. Ma il buon risultato dei verdi (Grünen) - che si sono attestati al 18,9%, in aumento dal 15,2% - e il calo tutto sommato contenuto dell’estrema sinistra (Linke) – scesa al 14% dal 15,5% - impongono il tema al centro del nuovo governo della Città-Land. Sia Linke sia Grünen, infatti, hanno sostenuto il quesito referendario, seppur con sfumature diverse: per la sinistra, come principale forza promotrice; per i verdi, più come mezzo di pressione per portare le società immobiliari a una tavola rotonda.

Non a caso, all’indomani del voto la neosindaca Giffey ha già dovuto ammorbidire la sua posizione, assicurando ai berlinesi un esame serio della questione: “Questo referendum deve essere rispettato e devono essere prese le misure necessarie”, ha dichiarato stamattina alla radio-tv pubblica ARD.

Se altrove nel Paese il tracollo della Linke ha immediatamente spento l’ipotesi di una coalizione rosso-rosso-verde, a Berlino questa configurazione era già realtà. Ma in pochi si aspettavano un risultato così chiaro per un referendum che aveva superato di poco la soglia di firme valide richieste (ne servivano 171.000, ne sono state conteggiate 183.711). Eppure, quel 56-57% riflette una posizione netta a favore degli espropri e contro i giganti dell’immobiliare. “Ignorare il referendum sarebbe uno scandalo politico”, ha già dichiarato in una nota Kalle Kunkel, portavoce dell’iniziativa. “Non ci arrenderemo finché non verrà attuata la socializzazione dei gruppi immobiliari”.

La strada per arrivare a una eventuale legge sull’esproprio, però, è tutt’altro che semplice. L’iniziativa “Espropriare Deutsche Wohnen and Co!”, infatti, non ha messo ai voti un disegno di legge, ma ha formulato un invito al Senato statale a occuparsene. Il mandato politico, dunque, è quello di esaminare la fattibilità del referendum sulla base di un disegno di legge. La stessa Giffey ha espresso dubbi sulla fattibilità della socializzazione dei grandi gruppi immobiliari: “Se non è costituzionale, non potremo farlo”, ha messo le mani avanti. Giffey ha anche rinnovato la sua posizione espressa durante la campagna per la Camera dei Rappresentanti, ovvero che, secondo lei, gli espropri non avrebbero contribuito alla costruzione dei nuovi alloggi necessari. È lecito aspettarsi una miriade di cause legali e un esito incerto, su cui pesa un precedente importante: in primavera la Corte costituzionale tedesca ha bocciato come incostituzionale la legge Mietendeckel, con cui appena qualche mese prima il Land di Berlino aveva introdotto un tetto al rialzo dei prezzi degli affitti. Il motivo addotto dai giudici è che il mercato abitativo è regolato dagli Stati mentre le leggi sugli affitti sono federali.

Con un tempismo perfetto, i risultati sono arrivati mentre Vonovia, la più grande società tedesca di affitti residenziali, ha dichiarato di aver raggiunto la soglia del 50% necessaria per acquistare la rivale più piccola, Deutsche Wohnen, creando un colosso immobiliare con circa 550.000 appartamenti per un valore di oltre 80 miliardi di euro (93,7 miliardi di dollari). Giusto in tempo per rafforzare ancora di più il risentimento pubblico verso i colossi del mattone, il cui strapotere è sotto gli occhi di tutti.

Berlin center seen from the Fernsehturm tower, at alexanderplatz (Photo: Lucas Ninno via Getty Images)
Berlin center seen from the Fernsehturm tower, at alexanderplatz (Photo: Lucas Ninno via Getty Images)

Negli ultimi anni, il tema del caro-affitti è diventato centrale per una città dove solo il 15% possiede la prima casa e dove i prezzi degli affitti sono più che raddoppiati dal 2009. Ne ha parlato il Sole24Ore in un recente articolo, sottolineando come “le scosse della nazionalizzazione farebbero tremare la Germania perché il mercato immobiliare su scala nazionale in qualche misura soffre lo stesso problema che attanaglia i berlinesi: prezzi delle abitazioni in vendita e in affitto in continuo aumento, con picchi che rendono appartamenti e case irraggiungibili dai più con qualche punta da bolla speculativa, e offerta strutturalmente bassa rispetto alla domanda”.

Rispondendo al risultato del referendum, il CEO di Vonovia, Rolf Buch, ha dichiarato che “gli espropri non risolvono le molteplici sfide sul mercato immobiliare di Berlino”; ha quindi chiesto una maggiore cooperazione da parte di tutti gli attori per trovare soluzioni più costruttive. A inizio settembre Vonovia e Deutsche Wohnen avevano annunciato un piano per vendere quasi 15.000 appartamenti a Berlino per 2,46 miliardi di euro come parte di un tentativo di ottenere sostegno politico per la loro fusione. Ai berlinesi chiaramente non è bastato: non vogliono più svenarsi ogni mese per continuare a vivere nella capitale per eccellenza delle nuove tendenze. Che sia con l’esproprio o con un tetto agli affitti, è ora di cambiare musica: un messaggio destinato ad avere ripercussioni anche nelle altre città europee dove dilaga lo stesso “virus”.

Persone in fila per votare a Berlino (Photo: picture alliance via Getty Images)
Persone in fila per votare a Berlino (Photo: picture alliance via Getty Images)

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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