Polexit sul clima: la Polonia non aderisce al Green deal

Angela Mauro

L’accordo è arrivato all’una di notte. Ma, come avevamo anticipato qui, non è un accordo pieno: sul clima l’Ue decide di andare avanti con chi ci sta. E per fortuna chi ci sta è la maggioranza, tranne uno: la Polonia. Al termine di una lunghissima e articolata discussione a Bruxelles, il Consiglio europeo decide a maggioranza di aderire al Green deal di Ursula von der Leyen e impegnarsi per fare dell’Europa il primo continente a emissioni zero nel 2050. Ma Varsavia si sfila: non è un bel risultato soprattutto nel giorno in cui la vittoria schiacciante dell’anti-europeista Boris Johnson alle elezioni in Gran Bretagna rende certa la Brexit.

Un pezzo dell’Ue alla fine se ne va e la Polonia non si sente tanto bene: è una Polexit seppure confinata al clima, sfida che però ormai non è più facoltativa, bensì inevitabile per qualunque Stato e qualunque continente sul pianeta. Argomento evidentemente decisivo per le sorti dell’Unione europea, più di quanto lo sia stato l’immigrazione, materia sulla quale pure gli Stati membri hanno sempre sfoggiato le loro divisioni.

La Polonia del sovranista Kaczynski si rivela l’osso duro tra i paesi dell’est. Insieme a Repubblica Ceca e Ungheria, il governo di Varsavia dà subito battaglia sul Green deal in Consiglio: troppo ambiziosi gli obiettivi sulla neutralità climatica. Addirittura, secondo alcune fonti europee, a un certo punto della discussione il premier polacco Mateusz Morawiecki avrebbe proposto di ritardare l’obiettivo delle emissioni zero di altri 20 anni, al 2070, in barba a tutti i calcoli scientifici. Della serie, prendiamocela con calma: la Polonia è troppo dipendente dal carbone, la transizione costerebbe troppo nell’ordine di 500 miliardi di euro, sarebbe la stima da capogiro del governo polacco.

Alla fine Praga e Budapest hanno aderito all’accordo europeo sul Green deal, pur mantenendo le loro riserve. Varsavia invece ha resistito, sfilandosi, rimandando la propria adesione a...

Continua a leggere su HuffPost