Hong Kong, la polizia fa irruzione nel Politecnico dopo un giorno di assedio. Forti esplosioni

E.Buzzetti, N. Bianchini e C.Scaldaferri

Aggiornato alle ore 23,50 del 17 novembre 2019.

La polizia di Hong Kong ha fatto irruzione nel Politecnico dove si erano asserragliati alcune centinaia di manifestanti. Lo riferisce la Bbc. Gli agenti, dopo una notte di stallo, sono penetrati nel campus e si sono sentite forti esplosioni. Cecchini della polizia hanno sparato gas lacrimogeni dall'edificio del museo che si trova di fronte all'università mentre agenti anti-sommossa correvano all'interno. Gli studenti hanno dato fuoco a un ingresso del Politecnico per cercare di rallentare l'attacco e l'incendio continua ad andare avanti.

18,35 ora italiana - La polizia di Hong Kong ha avvertito  i manifestanti barricati all'interno del Politecnico (PolyU) che farà potuto fare ricorso alla "forza minima necessaria", inclusi colpi di armi da fuoco, se non termineranno gli attacchi agli agenti, ripetutisi nel corso della giornata in cui l'istituto universitario è stato sotto assedio. Lo ha riferito, in un video postato su Facebook, il sovrintendente di polizia Louis Lau Siu-pong, in un messaggio in cantonese in cui cita l'utilizzo di "armi letali" da parte dei manifestanti.

Si tratta del primo avviso di questo tipo emesso dalla polizia di Hong Kong nei confronti dei manifestanti in oltre cinque mesi di proteste anti-governative. Poco prima del messaggio video, in un comunicato diffuso dall'amministrazione di Hong Kong, la polizia aveva fatto nuovamente appello a tutti coloro che fossero ancora all'interno del campus di uscire e di obbedire alle istruzioni degli agenti, aggiungendo che la polizia stava pianificando il prossimo round di operazioni.

Decine di persone sono già state arrestate e altri arresti sarebbero in corso nei pressi del campus, secondo fonti di polizia citate dal South China Morning Post. Molti manifestanti sono scesi per le strade in diverse zone della penisola di Kowloon in tarda serata e nei pressi del campus si registrano nuovi scontri tra manifestanti pro-democrazia e gli agenti, intorno alla mezzanotte. Nella zona del Politecnico si trovano anche alcuni parlamentari di orientamento pro-democratico che chiedono alla polizia di porre fine all'assedio del campus.

Frecce e catapulte contro la polizia

17,00 ora italiana. Hong Kong è quindi ripiombata nel caos, dopo una giornata, quella di sabato, relativamente tranquilla. Un agente di polizia è stato ferito da una freccia lanciata da un manifestante, un veicolo blindato ha preso fuoco, sono infuriati feroci scontri attorno al campus che si è trasformato nella base del movimento pro-democrazia.

La maggior parte delle università della città è stata infatti sgomberata ma gli studenti del Politecnico PolyU, sulla penisola di Kowloon, hanno continuato la loro occupazione e il campus è stato ancora una volta teatro di violenti scontri. I cannoni ad acqua e le auto blindate non sono riusciti a sbloccare la situazione e la violenza è andata avanti per ore. Gli studenti hanno risposto ai gas lacrimogeni degli agenti in assetto antisommossa lanciando mattoni, bombe molotov e altri aggetti contundenti.

I manifestanti hanno anche scagliato frecce - una delle quali conficcatasi nel polpaccio di un agente - e usato le catapulte costruite nei giorni scorsi per lanciare le bottiglie molotov contro la polizia. Gli agenti hanno fatto ricorso ai gas lacrimogeni e agli idranti caricati con liquido chimico blu, per identificare più facilmente gli attivisti, tenendosi comunque a distanza dalle linee di difesa erette dagli studenti-manifestanti. La situazione è "in rapido deterioramento", ha scritto la polizia in un post su Facebook, condannando con forza l'episodio. "Chiediamo a tutti i cittadini di non dirigersi verso l'area del PolyU".

Ma gli scontri tra manifestanti e polizia si sono fatti particolarmente violenti quando le autorità hanno tentato di riaprire al traffico la galleria più importante per il traffico cittadino. Il tunnel di Cross Harbor, che collega Kowloon con l'isola di Hong Kong ed è vicino all'università, è stato nuovamente bloccato e le cabine di pedaggio sono state danneggiate dai manifestanti. È scoppiato anche un incendio vicino l'ingresso della galleria.

Musei chiusi e lezioni sospese

Sebbene la maggior parte delle strade che erano occupate nei giorni scorsi sia già stata riaperta, la tensione e l'incertezza continuano soprattutto dopo che gli attivisti hanno annunciato su Internet che hanno intenzione di continuare lo sciopero anche domani. La tensione crescente ha indotto le autorità ad annunciare la cancellazione delle lezioni in tutte le scuole, dalle materne alle superiori (le aule però dovranno rimanere aperte per dare la possibilità ai genitori di mandare i figli a scuola, qualora ne avessero bisogno). Hanno chiuso i battenti anche la Biblioteca pubblica di Tsim Sha Tsui, il Museo di storia di Hong Kong e il Museo della scienza.

La Cina ha ripetutamente avvertito che non tollererà il dissenso e c'è il timore crescente che Pechino possa inviare truppe per porre fine ai disordini: sabato i soldati dell'esercito di Liberazione Popolare cinese, di stanza a Hong Kong, sono scesi per la prima volta per le strade dall'inizio delle proteste anti-governative, ufficialmente per rimuovere i mattoni. Ma è stato comunque un impressionante sfoggio di efficienza.

Nei giorni scorsi il presidente cinese Xi Jinping ha usato parole molto forti, sostenendo che la crisi minaccia il modello "un Paese, due sistemi" (in base al quale Hong Kong è stata governata dopo il passaggio di consegne dalla Gran Bretagna nel 1997) e che porre fine alle violenze e ripristinare l'ordine sono "il compito più urgente". Ora è tornato a Pechino, dopo le visite in Grecia e Brasile. E ha trovato la 'sorpresa' dello scoop del New York Times che ha pubblicato documenti interni del Partito comunista cinese sulle politiche repressive in atto nella regione autonoma nord-occidentale dello Xinjiang.

Nei file, anche discorsi segreti dello stesso Xi durante la sua finora unica visita nello Xinjiang, ad aprile 2014, in un periodo in cui si erano verificati diversi attentati attribuiti a militanti uighuri sia nella regione che in altre parti della Cina. In uno di questi discorsi, Xi dice che nell'opera di controffensiva, si deve "essere duri come loro " e "non mostrare assolutamente alcuna pietà". Un monito evidente anche per i manifestanti di Hong Kong.