• Bce, Lagarde: "Appena vedremo un rischio (su un Paese) agiremo"
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    Bce, Lagarde: "Appena vedremo un rischio (su un Paese) agiremo"

    Ogni mese di isolamento costa 2-3 punti di Pil in meno

  • Merkel boccia coronabond: "Ho parlato con Conte, ci sono altri strumenti"
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    Merkel boccia coronabond: "Ho parlato con Conte, ci sono altri strumenti"

    Angela Merkel ritiene che l'Eurogruppo sia vicino ad un accordo. "Spero che ci sarà un risultato - ha detto la cancelliera tedesca in una conferenza stampa - Sarebbe semplicemente un bel segnale". Merkel ha poi ribadito il suo no ai coronabond, sottolineando che ci sono molti altri strumenti per dimostrare solidarietà: "Sapete che non credo che dovremmo avere una cosiddetta responsabilità comune".  "Ho parlato oggi con il premier Giuseppe Conte a lungo e siamo d'accordo che c'è un urgente bisogno di solidarietà in Europa, che sta attraversando una delle sue ore più difficili, se non la più difficile", ha aggiunto, assicurando che "la Germania è pronta alla solidarietà ed è impegnata per questo". "Il benessere della Germania - ha sottolineato - dipende se l'Europa sta bene". "Su quali strumenti siano adatti" per rispondere all'emergenza "ci sono diversi punti di vista - ha detto la cancelliera in una conferenza stampa a Berlino - Sapete che io non credo che dovremmo avere debito comune a causa della situazione della nostra unione politica ed è per questo che lo respingiamo. Ma ci sono molti modi per dimostrare solidarietà ed io credo che troveremo una buona soluzione".

  • Ponte Morandi, Fraccaro: doverosa costituzione in giudizio governo
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    Ponte Morandi, Fraccaro: doverosa costituzione in giudizio governo

    "Tragedia annunciata, sicurezza sacrificata in nome profitti"

  • Dalla P38 agli 'scrocconi di Roma', l'Italia sulla stampa tedesca
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    Dalla P38 agli 'scrocconi di Roma', l'Italia sulla stampa tedesca

    Il commento apparso oggi sul quotidiano 'Die Welt' - "la mafia in Italia aspetta i soldi dell'Ue" - non è il primo dedicato al nostro Paese dai giornali tedeschi a provocare forti reazioni. Negli anni, a partire dalla famosa copertina di 'Der Spiegel' che nel 1977 pubblicava la foto di una P38 su un piatto di spaghetti, con la didascalia "Vacanze italiane: sequestro di persona, estorsione, rapina a mano armata" a quella di inizio giugno 2018, sullo stesso settimanale, sempre con spaghetti, arrotolati su una forchetta, uno dei quali a forma di cappio e il commento "L'Italia si autodistrugge e trascina l'Europa con sé", i titoli provocatori sono stati diversi nel tempo.  Dopo la nascita del governo Lega-M5S la Faz Woche ha ritratto l'Italia come un furgoncino sul punto di precipitare in un dirupo, definendola "principale fonte di preoccupazione per l'Europa', la Sueddeutsche Zeitung come un malato agonizzante assistito al suo capezzale dai dottori 'Colera' (Salvini) e 'Peste' (Di Maio). Nel 2011 Der Spiegel ha disegnato Berlusconi come un gondoliere al timone del paese, affiancato da due escort. Sullo stivale l'immagine di un piatto di spaghetti e un revolver. 'Ciao Bella' la scritta a commento dell'immagine per un articolo dedicato al 'declino dell'Italia'. Circa due anni fa, poi, nel maggio 2018, il titolo 'gli scrocconi di Roma' sul settimanale di Amburgo spinse l'allora nostra ambasciatore a Berlino, Pietro Benassi, a scrivere una lettera, nella quale affermava: "La dialettica politica appartiene alla libertà di stampa e al discorso democratico. Ciò che lascia un retrogusto pessimo è il modo in cui questa critica è indirizzata a un intero popolo".

  • Coronavirus, infermieri: "Altro che fase 2, al Nord è ancora caos"
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    Coronavirus, infermieri: "Altro che fase 2, al Nord è ancora caos"

    "Altro che fase 2, al Nord permane il caos organizzativo: le mascherine Ffp3 sono introvabili e le Ffp2 scarseggiano. E gli infermieri continuano ad infettarsi". Questo l'allarme lanciato dal sindacato degli infermieri Nursing Up, che ha tenuto una riunione di coordinamento in conference call con le strutture regionali e sovraterritoriali del Nord Italia, per verificare la situazione organizzativa nelle aziende sanitarie più colpite dal Covid-19. "L’incontro - spiega il sindacato - si è reso necessario a causa delle continue segnalazioni che ci sono giunte da parte dei colleghi che operano in trincea, nonostante le molteplici rassicurazioni di fonte politica degli ultimi giorni". Gli infermieri in prima linea sul territorio, a fronte di timidi miglioramenti, continuano a segnalare che accadono ancora "fatti gravi". Dal confronto sono emerse in maniera preponderante una serie di problematiche irrisolte che con estrema difficoltà le delegazioni locali stanno affrontando in queste ore. Tra le più spinose - denuncia il sindacato - le delegazioni segnalano che in tutte le regioni interessate sono praticamente introvabili le mascherine Ffp2, quelle che garantiscono una idonea protezione contro la cosiddetta aerosolizzazione, mentre le Ffp3, che comunque non garantiscono gli stessi livelli di protezione contro il rischio di infezione da aerosolizzazione, vengono erogate con il contagocce". "Dalla riunione delle delegazioni territoriali - informa Nursing Up - è emersa una realtà variegata e schizoide, caratterizzata da proclami di fonte politica che accreditano come risolti, problemi organizzativo-gestionali dell’emergenza che, alla prova dei fatti, non sono stati affatto risolti. Per questo - è l'appello - torniamo a chiedere ancora una volta che le istituzioni centrali si impegnino con gli organismi rappresentativi delle professioni sanitarie, affinché vengano poste e rispettate delle regole che trovino concreta applicazione nella pratica organizzativo-gestionale quotidiana degli enti sanitari". "Altro che fase 2, se proseguiamo così mai ci arriveremo. È necessario consentire agli operatori sanitari - sottolinea il presidente Nursing Up Antonio De Palma - di operare in reale sicurezza. Lo Stato garantisca la meticolosa e puntuale applicazione dei precetti che riguardano la sicurezza nei luoghi di lavoro da parte di tutte le aziende sanitarie locali, indipendentemente dal territorio dove le stesse si trovano. Non è più tollerabile questo pericoloso balletto di comportamenti organizzativi".

  • Pd lombardo a Gallera: ascolti medici, fase 2 non ammette errori
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    Pd lombardo a Gallera: ascolti medici, fase 2 non ammette errori

    Pizzul e Girelli: Collaborare per uscire dall'emergenza

  • M5S: da R.Lombardia errori imperdonabili con esiti nefasti su Rsa
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    M5S: da R.Lombardia errori imperdonabili con esiti nefasti su Rsa

    De Rosa: non solo incapacità politica ma anche per scelte ponderate

  • Milano, Sala ipotizza orari scaglionati apertura scuole in futuro
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    Milano, Sala ipotizza orari scaglionati apertura scuole in futuro

    Sindaco intende coinvolgere cittadini in riflessione su fase 2

  • Meloni: "Mes senza condizionalità? Ci impiccano con corda d'oro"
    Politica
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    Meloni: "Mes senza condizionalità? Ci impiccano con corda d'oro"

    Giorgia Meloni cita Fabrizio de Andrè per spiegare come anche il Mes senza condizionalità sarebbe un danno enorme per il nostro Paese. Il Mes light "mi ricorda sempre la canzone di De André Geordie, dove si dice 'impiccheranno Geordie con una corda d'oro', ecco uguale, ci impiccano lo stesso, però la corda è d'oro", dice intervistata da Mattino Cinque, su Canale 5. La soluzione del Mes "non va bene - afferma la leader di Fdi - perché il fondo salva-stati è un modo per commissariare la nostra politica economica e costringerci a una manovra lacrime e sangue, come già accaduto in altre nazioni, come in Grecia".  Rispondendo a una domanda sul clima di collaborazione tra governo e opposizioni, Meloni spiega che "arrivati a questo punto io credo non ci sia mai stato, penso sia stato un bluff dall'inizio". "Noi ce la mettiamo, ce l'abbiamo messa tutta - sottolinea - e continuiamo a mettercela tutta, perché il problema è che non è che ci interessa dare una mano al governo, a noi interessa dare una mano all'Italia". Meloni critica la comunicazione del governo: l'ultimo decreto? Mi pare di capire che è uscito, se va bene questa mattina, almeno una parte, e quindi nessuno l'ho ancora letto io non so dirle che cosa faremo perché io sono una persona seria, sono abituata a leggere i testi prima di decidere se sono testi che mi piacciono oppure no". Per la leader di Fratelli d'Italia, parlando della fase 2, dopo il lockdown totale del paese, "è ovvio che noi vogliamo riaprire, tutti vogliono riaprire, ma l'unica cosa che sicuramente noi non possiamo fare è vanificare il lavoro fatto fin qui". "Ci sono alcune cose che secondo noi si possono fare - aggiunge - noi le abbiamo presentate anche come proposte di Fratelli d'Italia, abbiamo chiesto, ad esempio, la sanificazione dei luoghi di lavoro". "Ci sono aziende che hanno capannoni da 2000 metri quadrati e magari 20 dipendenti quindi si può tranquillamente" tornare a lavorare. "Dal mio punto di vista - conclude - si possono riaprire alcune di queste realtà, ma dico no alla propaganda sul tema della riapertura". Meloni infine sostiene l'idea di uno screening di massa per trovare le persone che hanno sviluppato una immunità al coronavirus. "Il test sierologico - dice - può essere efficace, ti dà un risultato immediatamente, io lo farei a tutta la popolazione perché intanto tiriamo fuori quelli che hanno già gli anticorpi e quelle sono tutte persone che possono già uscire, andare a lavorare, e sono centinaia di migliaia di persone". Per la Meloni a quel punto "si distribuiscono le patenti di immunità e ci si rimette a lavorare, dopodiché si individuano i focolai si circoscrivono gli altri eventuali focolai".

  • Lombardia, Mammì(M5s): Fontana prenda esempio da Bonaccini su Fase2
    Politica
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    Lombardia, Mammì(M5s): Fontana prenda esempio da Bonaccini su Fase2

    "Presidente Emilia R. ha stanziato 320 mln ricostruzione Regione"

  • Borrell: "Sì agli Eurobond, Italia e Spagna rischiano di soccombere ai mercati"
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    Borrell: "Sì agli Eurobond, Italia e Spagna rischiano di soccombere ai mercati"

    “Sì agli Eurobond, Italia e Spagna rischiano di soccombere ai mercati”. Lo dice in un'intervista a Repubblica lo spagnolo Josep Borrell, alto rappresentante per la politica estera Ue. "L’attività economica in Italia e Spagna è ferma, noi dobbiamo garantire che tutti possano andare sui mercati allo stesso modo per affrontare la crisi", dice Borrell.  "Sono 10 anni, dalla crisi greca, che sostengo la necessità di introdurre una capacità fiscale europea da affiancare alla Bce - prosegue - Continuo ad avere la stessa opinione. Serve a stabilizzare le economie e affrontare situazioni di crisi, come quella attuale in Italia. È il momento di agire visto che i Paesi più colpiti dalla pandemia vanno incontro a una massiccio aumento del debito. Dobbiamo garantire che tutti possano andare sui mercati allo stesso modo per affrontare la crisi. La Bce e la Commissione hanno fatto la loro parte, ma potrebbe non bastare. Ora tocca ai governi. La proposta francese di un Fondo per la ripresa economica è una buona idea".  Borrell dice di condividere anche l’idea della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen di lanciare un Piano Marshall europeo. "Ma noto che oggi in giro non c’è nessun signor Marshall -rileva- quindi dobbiamo essere noi europei il nostro Marshall. E il piano va lanciato subito per preservare i nostri sistemi economici e la coesione sociale. Questa crisi è simmetrica, colpisce tutti senza che ci sia stato un azzardo morale da parte di un singolo governo ma ha conseguenze asimmetriche, perché in questo momento il virus sta colpendo più Italia e Spagna dei Paesi del Nord. Le attività economiche di queste due nazioni sono ferme e dovranno aumentare drasticamente il debito. Ripeto, la Bce è scesa in campo, ma non possiamo essere sicuri che i mercati continueranno a sostenerci se la crisi si prolunga", afferma Borrell.

  • Mondadori, Fininvest: no al dividendo, cautela per coronavirus
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    Mondadori, Fininvest: no al dividendo, cautela per coronavirus

    "Prevale interesse ad avere risorse per fronteggiare l'emergenza"

  • Ponte crollato, Legambiente: serve piano messa in sicurezza territori
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    Ponte crollato, Legambiente: serve piano messa in sicurezza territori

    "A partire dalla rete nazionale dei viadotti"

  • Coronavirus, Cartabellotta: fase 2 da fine maggio, prima è rischio
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    Coronavirus, Cartabellotta: fase 2 da fine maggio, prima è rischio

    "Con una decisione spavalda, possibile nuova impennata contagi"

  • Coronavirus, Conte: con opposizioni c'è confronto costante
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    Coronavirus, Conte: con opposizioni c'è confronto costante

    "No a steccati, la politica deve dare l'esempio"

  • Coronavirus, Nursind Piemonte chiede commissione di inchiesta
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    Coronavirus, Nursind Piemonte chiede commissione di inchiesta

    "E' evidente la mancanza di una catena di comando"

  • Conte: "Ue ragioni come squadra"
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    Conte: "Ue ragioni come squadra"

    "L’Unione europea deve essere all’altezza del suo ruolo per affrontare la sfida che ha di fronte in questa fase e per farlo è chiamata a compiere un deciso cambio di passo dal punto di vista politico e sociale". Lo dice il premier Giuseppe Conte, in un’intervista rilasciata all’Osservatore Romano e Vatican News.  Eurogruppo, fumata nera: colpa del Mes "Per chi ha veramente a cuore l’Unione europea, per chi crede in un’Europa unita, forte e solidale, all’altezza della sua storia e della sua civiltà, questo è il momento di compiere passi risoluti, sostenendo e promuovendo tutti i mezzi per la ricostruzione e la rinascita - rimarca il presidente del Consiglio - Se vogliamo preservare la nostra casa comune, è il momento di ragionare come una squadra. Solo così potremo competere, virtuosamente, con gli altri attori globali nell’immane sfida sociale ed economica che seguirà la crisi sanitaria". "Finita l’emergenza potremo contare su donne e uomini più consapevoli del valore della vita e dell’importanza di dare di più agli altri e alla comunità. Vedo una nuova primavera per l’Italia", è l'auspicio di Conte che dice di essere "fiero e commosso davanti ai gesti di grande abnegazione e generosità a cui stiamo assistendo in questo triste periodo della nostra storia". "Anche da qui voglio dire grazie ai medici e agli infermieri che sono in prima linea nelle corsie degli ospedali. Grazie ai tanti medici del centro-sud che sono partiti per il Nord volontariamente, per supportare i colleghi in trincea nelle zone messe più a dura prova dal virus sottolinea - Desidero ringraziare anche chi, continuando a lavorare, ha permesso di non spegnere completamente il motore del Paese. Grazie anche alle forze dell’ordine, ai vigili del fuoco, a tutti coloro che non amano essere chiamati eroi, ma che in questo momento meritano la gratitudine di tutti noi". "Ogni giorno nel nostro Paese ci sono piccoli e grandi gesti che denotano un forte senso di altruismo, solidarietà, spirito di abnegazione. Gesti in cui rivive il messaggio del Papa, che ha invitato tutti a non pensare a quello che ci manca, ma al bene che possiamo fare".  "Abbiamo agito da subito con senso di responsabilità, mettendo al primo posto la salute dei cittadini, che la Costituzione, all’articolo 32, qualifica come diritto fondamentale. Abbiamo preso decisioni difficili, seguendo criteri di proporzionalità e adeguatezza sulla base delle indicazioni del comitato tecnico-scientifico. Lo abbiamo fatto fronteggiando un virus di cui si conosceva pochissimo. Persino la comunità scientifica è rimasta spiazzata", ha poi rivendicato il premier aggiungendo: "Ogni decisione è stata presa in scienza e coscienza. Ma verrà il momento, è inevitabile - riconosce - in cui saremo chiamati a rispondere delle nostre scelte. Non mi sottrarrò, cercando alibi o scorciatoie. Ma ora è il tempo di agire insieme ed è necessaria la collaborazione di tutti, sindaci e presidenti di Regione inclusi". "Tra il governo e le opposizioni c’è un confronto costante. Abbiamo chiesto ai cittadini di essere uniti, è dovere della politica dare l’esempio. Dobbiamo imparare molto da questo periodo", ha sottolineato Conte affermando che "a livello internazionale tantissimi Paesi hanno dimostrato il loro sostegno all’Italia, inviando personale sanitario, strumentazioni, aiuti. Il primo ministro albanese Edi Rama, al momento dell'invio di medici e infermieri in Italia, ha osservato: ‘laggiù è casa nostra da quando i nostri fratelli italiani ci hanno salvati, ospitati e adottati in casa loro’. Questo spirito di solidarietà, la necessità di sostenerci l’uno con l’altro, ci fa riscoprire di essere - nonostante pur legittime differenze - una grande famiglia, senza steccati".

  • Gli Imam a Salvini: "Preghiamo a casa, vita viene prima"
    Dal mondo
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    Gli Imam a Salvini: "Preghiamo a casa, vita viene prima"

    di Elena Davolio"E’ Dio-Allah che ci indica che la salute dei fedeli è la prima cosa da tutelare". Anche l’imam della moschea di Roma, Sami Salim, risponde picche all’appello del segretario della Lega Salvini di aprire le chiese per a Pasqua. L’Imam, all’Adnkronos, osserva: "La salute è la cosa più importante anche per la religione. Dio-Allah ha dato la retta via per tutti, per il mondo e ci dice che con la salute non dobbiamo rischiare. Come responsabili di comunità poi non possiamo mettere a repentaglio la vita delle persone". Pasqua a porte chiuse dunque. "Capisco che è una festa - aggiunge l’imam Salim della moschea di Roma - ma davanti al rischio della vita non c’è altro da fare che chiudere. Non è una questione di coraggio, è indice di responsabilità per la comunità globale". "Salvini più che politica fa della demagogia". Contrario anche l’imam Jahya Pallavicini, vicepresidente del Coreis: "Salvini fa più demagogia che politica. Dovrebbe saperlo anche lui che una chiesa aperta ora può contribuire a creare focolai e poi non ci sarebbe più la tracciabilita’ del contagio". Il vicepresidente del Coreis sintetizza all’Adnkronos: "Alla Mecca, né visite né preghiere. Chiusa. I minareti continuano i canti e le preghiere ma per l’emergenza coronavirus anziché dire ‘Venite alla preghiera’ dicono ‘Pregate in casa’. Si tratta di vivere la fede con sensibilità e intelligenza. Gli assembramenti possono diventare focolai. Salvini dovrebbe conoscere i pericoli". "Salvini, Dio è ovunque, la vita non ha prezzo. Preghiamo tutti in casa obbedienti alle regole". Anche l’Imam Zargar della comunità islamica della Liguria boccia senza appello l’appello Salvini. "Chiese o moschee non fa differenza - afferma all’Adnkronos l’imam. Zargar - devono rimanere chiuse. Il coronavirus è un virus così potente che non si può abbassare la guardia". L’Imam lancia quindi una stoccata al segretario della Lega: "Ma Salvini all’inizio dell’emergenza non voleva chiudere tutto? Ora che è cambiato?siamo davanti ad una pandemia globale. Giustissimi i divieti. Noi comunichiamo tassativamente per telefono nella nostra comunità. La vita viene prima di tutto". L’Imam ricorda che per evitare ogni rischio di contagio "le moschee sono state chiuse immediatamente. Anche la Mecca è chiusa e non può che essere così. Salvini, preghiamo in casa".  "Non ho parole per definire Salvini, per farsi pubblicità se ne approfitta sulla pelle dei morti", il commento all’Adnkronos di Abdelhafid Kheit, Imam di Catania e Presidente della comunità islamica in Sicilia. "Quello di Salvini - spiega l’Imam - è un modo sbagliato di ragionare, ma lui non è mica un religioso per poter dettare ai fedeli quello che devono fare. Salvini lo fa solo per farsi pubblicità, campagna elettorale, ma non penso sia il momento. In questo momento dobbiamo essere tutti uniti, governo, opposizione, tutti, per affrontare questo male che ha messo in ginocchio l’Italia e il mondo". Anche "la nostra fede – aggiunge l’Imam - ci obbliga a rispettare le misure del governo e a sensibilizzare la gente. E vero che ci sono dei fedeli che tengono molto alla preghiera, ma possono pregare in casa, come ha detto Papa Francesco, e ognuno fa della propria casa una chiesa, una moschea, una sinagoga". L’idea di Salvini, prosegue Abdelhafid Kheit, "porterebbe a vanificare i sacrifici fatti finora, ecco perché noi non dobbiamo ascoltarlo, dobbiamo ascoltare gli uomini di buon senso e di buona volontà, e non gente che cerca di approfittarsene mettendo al primo posto il suo partito invece del suo Paese, invece dei bisognosi. Alla fine, a prescindere da chi governa, c’è di mezzo l’Italia". In conclusione, l’Imam afferma di non avere "parole per definire una persona come Salvini, che cerca di approfittarsene sulla pelle dei morti. Vedendo le bare trasportate dall’esercito, vedendo questo dramma, non bisogna mai farlo".  Jamal Ezzine, imam della moschea di Cosenza e presidente del Centro culturale islamico, spiega all’Adnkronos come la comunità musulmana cosentina stia gestendo l’emergenza coronavirus. Nei giorni scorsi ha ricevuto il plauso del reparto di Ematologia dell’Ospedale di Cosenza dopo aver aderito all’appello di donare il sangue per i pazienti in dialisi, recepito di buon grado dagli islamici cosentini che hanno subito risposto recandosi in massa nel nosocomio per i prelievi. “Nella nostra moschea, come in tutte quelle del resto d’Italia, - dichiara l’ingegnere Jamal Ezzine - abbiamo seguito i decreti in vigore per ridurre i contagi da Covid-19. Abbiamo sospeso tutte le attività del centro islamico in città e nella provincia di Cosenza. Ognuno prega a casa sua”.  "Tra 15 giorni – ricorda l’imam Ezzine - inizierà il Ramadan, che è il periodo in cui le moschee sono sempre aperte, se la situazione è questa però resteranno chiuse. Nella nostra fede se una forza maggiore impedisce ai fedeli di recarsi nel proprio luogo di culto a fare la preghiera, la ricompensa divina non viene meno perché quello che conta sono le intenzioni. Non è per noi necessario aprire le moschee. Chiediamo ai musulmani cosentini di rispettare le leggi anticontagio e pregare per tutti affinché a breve si torni alla normalità. Sulla proposta di Salvini di riaprire le chiese a Pasqua saranno i fratelli ed amici cristiani cattolici ad esprimersi e valutare come agire”.

  • Coronavirus, Prc: commissione di inchiesta per tutte Rsa lombarde
    Politica
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    Coronavirus, Prc: commissione di inchiesta per tutte Rsa lombarde

    La federazione milanese: "Non può essere limitata solo a caso Pat"

  • Dacia Maraini: "Tanta gente depressa, per reagire ci vuole orgoglio"
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    Dacia Maraini: "Tanta gente depressa, per reagire ci vuole orgoglio"

    "Per reagire ci vuole orgoglio. Non si cambia solo con il Pil e la politica, ma con il sentimento di una comunità che vuole uscire da una situazione difficile per migliorare. Senza questo spirito non se ne esce". Così la scrittrice Dacia Maraini, ospite della trasmissione radiofonica 'Circo Massimo' su Radio Capital. "C'è tanta gente depressa. La mia farmacista mi ha detto che non ha mai venduto così tanti antidepressivi".  Questa situazione, però, secondo la scrittrice ci deve una lezione: "Quando esco, vedo che l'aria è cambiata, non c'è più smog. Questo ci deve insegnare che noi possiamo cambiare, per esempio limitando il traffico". Da questa emergenza, dunque, ne usciremo migliori? "Bisogna che ci sia questo sentimento di orgoglio: se prevale, ne usciamo bene e migliori; altrimenti, ricaschiamo e torniamo quelli di prima" conclude Maraini.

  • Coronavirus, Amendola: "Nessun derby Ue"
    Politica
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    Coronavirus, Amendola: "Nessun derby Ue"

    "Non c'è nessun derby tra Paesi o un confronto tra Italia ed Europa. Manca l'ultimo passo, una politica fiscale dei 27 coordinata, degli strumenti nuovi come un fondo di ripresa economica, il bond, che permetta di affrontare questa sfida in modo forte". Così il ministro delle Politiche Ue Enzo Amendola, parlando dei negoziati nell'Eurogruppo.  "C'è stato un passo in avanti, la proposta italo-francese, ma le resistenze ci sono ancora da parte di altri Paesi -ha aggiunto - Si continuerà a discutere ma non c'è una dialettica o una contrapposizione, ma proposte che fanno bene all'Italia e all'Europa". "Abbiamo sempre detto che il Mes è un trattato del 2012, è inadeguato, non a caso c'era un negoziato per modificarlo", ha detto ancora Amendola. Il Mes "oggi è ancora di più inadeguato, c'è bisogno di strumenti di portata maggiore, come il bond europeo che abbiamo proposto", ha sottolineato.

  • Germania verso grave recessione, istituti ricerca: Pil 2020 -4,2%
    Politica
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    Germania verso grave recessione, istituti ricerca: Pil 2020 -4,2%

    Serve politica fiscale per contrastarla. In 2021 +5,8%

  • Coronavirus, Renzi: "Non possiamo stare chiusi in casa per due anni"
    Politica
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    Coronavirus, Renzi: "Non possiamo stare chiusi in casa per due anni"

    “Penso che col Covid-I9 avremo a che fare per i prossimi due anni, o comunque finché non arriverà il vaccino. Proprio per questo non possiamo restare tutti chiusi in casa per due anni”. Lo dice intervistato da, La Repubblica, il leader di Italia Viva Matteo Renzi. Alla domanda: se tra un mese le condizioni non saranno più favorevoli? Renzi risponde: ”Non più di adesso. L'onda di piena è passata, gli accessi ai pronto soccorso calano, le terapie intensive non scoppiano più. Se fossimo vicini al contagio zero sarei il primo a dire stiamo chiusi una settimana in più, ma non è così”. “E anche col contagio zero - osserva l’ex premier - basterebbe un turista, un lavoratore straniero, un asintomatico per far ripartire un focolaio. Per questo - ripete - serve quella strategia di ripartenza alla quale da una settimana sto invitando la politica, non i medici”. “In questo Paese - ricorda Renzi - siamo passati dalle minacce di morte ai virologi alla pretesa di delegare loro tutte le scelte. Come ha spiegato Roberto Burioni alla ministra Azzolina da Fabio Fazio, il compito degli scienziati è quello di dire come si contrasta il virus, di spiegare a quali condizioni possono riaprire le fabbriche, non di decidere quando. Burioni con una battuta ha dato alla ministra una lezione di politica”. “Se non si riparte la recessione farà più danni del virus”, dice ancora Renzi. “Ci si affida a tecnici, economisti o virologi quando la politica è debole. lo voglio - afferma l’ex premier - una politica forte, che ascolta i medici ma poi decide. Non una politica che scappa dalle responsabilità”. E su quanto accaduto al Pio Albergo Trivulzio osserva: ”E’ stata una tragedia. Bisogna andare a fondo e capire che cosa è successo lì e in altre Rsa”. “Arcuri è arrivato in corso d'opera ma su questo andrà fatta chiarezza con una commissione parlamentare di inchiesta che dovrà indagare sul Pio Albergo Trivulzio e sulle morti sospette o nascoste delle Rsa”, dice ancora Renzi che propone inchieste anche, “sul sito Inps che collassa nel click day costringendo il presidente Tridico a difendersi come un Blues brothers che parla di cavallette, sulla Consob che vieta le vendite allo scoperto quando i buoi sono già scappati”. E ricorda: ”Non possiamo accettare scudi alla politica fatti in forma di emendamenti come quelli presentati da due senatori Pd e dalla Lega”. In merito alle misure di contenimento decise dal premier Conte per affrontare l’emergenza Covid – 19, Renzi riflette: ”Avere cautela significa bilanciare i rischi. Non c'è una verità assoluta, ci muoviamo in un mare ignoto. Mi chiedo perché l'Italia abbia dieci volte i morti della Germania. Perché la Corea del Sud sia riuscita ad arginare il contagio e i Paesi europei no. Perché chi si era basato su una presunta immunità di gregge stia ora pagando prezzi altissimi. Ma ci sono state sottovalutazioni ed errori, anche da noi”.

  • Fico: "Mes strada impraticabile"
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    Fico: "Mes strada impraticabile"

    "Il Mes è una strada impraticabile, nasce su shock asimmetrici, invece in questo caso è simmetrico, riguarda tutta l'Europa, servono metodologie nuove". Così presidente della Camera, Roberto Fico, a Cartabianca su Rai 3. "A livello europeo - aggiunge - dobbiamo lavorare a un'intesa che non sia al ribasso, come dice il premier Conte. O domani ci sveglieremo senza Europa o con una Europa nuova, solidale".  Quanto ai dati di oggi "sono senza dubbio dati positivi, ma di cui non possiamo accontentarci, perché fino a quando ci sarà anche un solo morto non ci saranno dati ottimi", dice Fico. "Noi guardiamo i dati, c'è un comitato tecnico che sta lavorando, poi la politica dovrà prendere le sue decisioni, ma voglio sottolineare che i risultati di oggi sono merito della perseveranza degli italiani".  "Più è uniforme ciò che si fa su tutto il territorio nazionale, meglio è", ha affermato poi Fico invitato a parlare delle decisioni per fronteggiare il coronavirus, che hanno visto fare scelte diverse tra regioni. "Ma entrare ora nelle discussioni su rivedere il sistema sanitario nazionale e le competenze nazionali non mi sento di farlo, prima lasciamoci l'emergenza alle spalle, risolleviamo il paese, e poi parliamo delle cose che hanno funzionato e di quelle che hanno funzionato meno", ha sottolineato

  • Fase 2 per gradi: prima aziende, poi cittadini
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    Fase 2 per gradi: prima aziende, poi cittadini

    "Massima prudenza, piccoli passi". Questa la raccomandazione che il Comitato tecnico scientifico ha affidato al premier Giuseppe Conte e ai ministri riuniti oggi in conference call per decidere i prossimi passi da compiere. La scadenza all'orizzonte è quella del 13 aprile, la deadline è contenuta nel Dpcm che ha decretato il lockdown per il Paese. La decisione su cosa fare -prorogare le misure o allentarle- è squisitamente politica e spetta al governo. Che deciderà ma avvalendosi del parere degli scienziati, che invitano alla gradualità e alla prudenza. Il ritorno alla normalità è lontano, "indosseremo le t-shirt", scherza con l'Adnkronos uno dei ministri presenti all'incontro. Ma soprattutto, come noto, arriverà per step. Prima si allungherà la lista Ateco con le aziende pronte a riaprire i battenti -il Mise è in prima linea in questa partita- poi pian piano toccherà alle altre attività produttive del Paese. In fondo alla lista ristoranti, bar e pub, dove si gioca gran parte della vita sociale degli italiani. Non a caso per i cittadini il ritorno alla normalità verrà solo poi. E anche qui un passo alla volta, mascherine sul volto e distanza di sicurezza a dividere ancora abbracci, chissà per quanto. Perché di date, alla riunione di oggi, non si è fatto parola, assicurano alcuni presenti. Ma la fase due, che non sarà "un liberi tutti", va delineata, studiandone le modalità. Che passano, ancora una volta, dagli scienziati, chiamati a ragionare anche sulla cosiddetta 'patente d'immunità', i test sierologici per verificare chi ha sviluppato anticorpi al Covid-19. Uno spiraglio per un ritorno a qualcosa che somigli, seppur lontanamente, alla normalità.