Polonia, Col. Florio (Nato Air Policing): così difendiamo i cieli

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Malbork (Polonia), 8 nov. (askanews) – La missione Nato in Polonia parla italiano. Perché dal primo agosto è ufficialmente operativa la TFA Polonia “White Eagle”, la missione italiana di difesa dello spazio aereo della Nato, grazie alla presenza di quattro Eurofighter dell’Aeronautica Militare. Il Col. Salvatore Florio, comandante della missione, illustra l’attività nella base polacca, ricordando che in appena tre mesi si sono verificati 19 scramble, tecnicamente un decollo su allarme che si verifica quando un aereo non rispetta le spazio aereo internazionale. I questo caso si tratta di aerei russi che hanno sconfinato nello spazio aereo di competenza dell’Alleanza.

“La nostra è una attività di enhanced air policing, siamo rischierati su ordine del Comando Operativo di Vertice Interforze (Covi). Qui facciamo attività di supporto alle forze Nato e in particolare ‘enhanced’ – spiega il comandante ad askanews – perché la Polonia ha una sua difesa aerea e quindi l’attività nazionale italiana va a implementare il lavoro dei nostri alleati polacchi”.

La base di Malbork dista 30 miglia dal confine con Kaliningrad, 180 miglia dal confine con la Bielorussia e 250 miglia con il confine ucraino. “La Task Force Aerea sta portando a termine il compito per il quale è venuta in Polonia, raggiungendo tutti i risultati. Gli obiettivi fino ad oggi sono perfettamente in linea con le aspettative che avevamo di questa missione – aggiunge il Col. Florio -.I tre task sono di air policing (ovvero difesa aerea, ndr), la sorveglianza dello spazio aereo, le attività di enhanced vigilance activities, cioè attività di supporto e deterrenza del fianco nord-est dell’Alleanza. Non ultima l’attività di integrazione e interoperatività con assetti polacchi e Nato”.

Un’attività, spiega il comandante, che si è intensificata con l’invasione della Russia in Ucraina, il 24 febbraio. “Dal punto di vista statistico i numeri dicono che l’attività non è aumentata particolarmente. Quello che è cambiato – spiega – è sicuramente lo spostamento di questa attività sul lato Ovest, verso Kaliningrad”.

A livello personale, il comandante confessa di sentirsi sempre con il cuore a 2mila, ogni volta che suona la sirena (che lancia lo scramble, l’allarme di partire subito in volo). “Questo tipo di attività ha alla base un livello di professionalità chiaramente altissimo, con procedure che sono mnemoniche. Ciò nonostante ogni volta che sentiamo la sirene l’emozione è sempre la stessa”, conclude il comandante.