Polonia, energia, migranti. Mario Draghi: "Riparare l'Ue, non distruggerla"

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Mario Draghi (Photo: Alessandra Benedetti - Corbis via Getty Images)
Mario Draghi (Photo: Alessandra Benedetti - Corbis via Getty Images)

“Nessuno ha dubbi sul fatto che il nostro governo sia europeista. L’adesione della Lega è sulla base, se ricordo il mio discorso in Parlamento, che chi fa parte del governo deve rispettare i diritti dell’Ue e considerare il percorso verso l’euro un grande successo ed eventualmente riparare alle debolezze di questa costruzione, non distruggerla. E credo che nessuno voglia farlo”. Così il presidente del Consiglio Mario Draghi, in conferenza stampa a Bruxelles al termine del Consiglio europeo.

Nella discussione sullo stato di diritto in relazione alla Polonia, i leader dell’Unione europea hanno “punti di vista diversi”, ma non ci sono “cambiamenti” in quella che ”è la procedura seguita dalla Commissione” europea, ha dichiarato Draghi. L’essenza della discussione “sulla Polonia è che non ci sono alternative” perché “le regole son chiare”, ha aggiunto. “Quel che è stato messo in discussione non è la legge secondaria dell’Ue”, ma “il Trattato, la legge primaria” e “quando è messa in discussione la base dell’Ue la Commissione non può che andare avanti”, ha specificato. “Detto questo, è importante mantenere una strada politica aperta con la Polonia”, “un dialogo”, ha continuato. Quindi, servono “estrema chiarezza sui principi dell’Ue”, ma anche “grande disponibilità a continuare il dialogo” e in questo contesto ”è molto importante il linguaggio, il rispetto di posizioni che non condividiamo, ma che dobbiamo rispettare”, ha sottolineato.

Quanto all’energia, il premier ha sottolineato che sono previsti “interventi immediati”. “Sull’energia l’Italia ha fatto presente che occorre intervenire. Sono previsti una serie di interventi immediati”, con aiuti alle famiglie; “sullo stoccaggio siamo stati espliciti: occorre uno stoccaggio integrato sulle scorte strategiche e fare un inventario. Bisogna proteggere tutti i paesi Ue in egual misura”.

“La Commissioni lavorerà per un periodo lungo. Serve raggiungere un’autonomia strategica, non dipendendo dal gas che per noi è importato. Bisogna puntare sulle rinnovabili, ma se i prezzi del gas salgono a partire dal 2026 c’è un gap di finanziamento. Si pone un problema di finanziare il discorso sulle rinnovabili.
Per molti paesi è difficili rinunciare al gas - ha aggiunto - ma il punto di arrivo non può essere che quello delle rinnovabili”.

Riguardo al dossier migranti, il premier si è detto “molto soddisfatto di come si è conclusa la discussione su questi punti. Il testo originario parlava solo di movimenti secondari senza citare l’equilibrio tra responsabilità e solidarietà. Il testo attuale ha introdotto questo concetto”. “Non è vero” che c’è un’apertura dell’Ue al finanziamento dei muri sulle frontiere esterne. “La Commissione non è d’accordo e al Consiglio europeo in tanti non sono d’accordo, compresi noi”.

Quello delle migrazioni “ormai è un problema di tutti, non ha senso privilegiare un Paese o una rotta. Sui rimpatri e le riammissioni occorre che l’Ue agisca tutta insieme”. “Il problema che abbiamo vissuto per tantissimi anni da soli oggi è un problema di tutti e quindi è importante non dividersi, perché ormai è un problema comune, non ha senso privilegiare un Paese o una rotta”, ha detto Draghi citando la pressione “che si esercita al confine tra la Bielorussia e i Paesi Baltici e la Polonia dove “l’immigrazione è usata strumentalmente dal regime bielorusso”, “la pressione che viene dalla Turchia che è destinata ad aumentare” con la crisi afghana, e “la pressione del Nord Africa che noi conosciamo fin troppo bene”.

Il presidente del Consiglio ha quindi sottolineato la necessità di “ribilanciare la dimensione esterna dell’Unione dando al Mediterraneo meridionale la stessa importanza che si dà al Mediterraneo orientale” in termini di allocazione di fondi.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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