Polvere rossa a Taranto, cos’è? I video

Lo scorso 1 agosto Taranto si è svegliata sotto una fitta coltre di polvere rossa, proveniente dal lato sud-est dell’Ilva, una delle più grandi acciaierie d’Europa. Una nube che ha ricoperto principalmente il quartiere popolare di Tamburi, costruito a ridosso degli impianti. E non è un caso che proprio a Tamburi ci sia il più alto tasso di mortalità dell'intera città di Taranto.

Ma gli abitanti di Taranto sono tristemente abituati a questa polvere rossa che si trova dappertutto, che corrode e che non permette di tenere le finestre aperte perchè, come dice Egidio di Todaro, presidente del rione, "alcuni dei nostri palazzi sono solo a 100 metri di distanza e quando il vento solleva le polveri ce le ritroviamo subito in casa". E visto l'effetto corrosivo che produce sulle lapidi del cimitero della città, non è buona cosa averla in casa e inalarla.



Diossina. Da anni le associazioni ambientaliste e i comitati di quartiere si battono per denunciare l'elevata pericolosità di queste polveri provocate dall'Ilva, denunciando il livello d’inquinamento e le scarse norme e misure adottate da Regione e Provincia in merito. Tra queste, il protocollo integrativo del febbraio 2009 che ha stabilito una deroga sulle modalità di controllo delle emissioni previste dalla legge: il monitoraggio non è continuo e viene fatto principalmente di giorno per otto ore, proprio quando le emissioni  sono più basse. Inoltre l’Arpa, l'azienda regionale incaricata di effettuare i controlli, ha l'obbligo di avvisare l'impianto prima del monitoraggio.

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Già lo scorso anno, in seguito ad una nube grossa che si era levata dall'Ilva, c'erano state molte mobilitazioni di protesta contro l'impianto, con la nascita di un comitato "Donne per Taranto" che tuttora si batte per avviare indagini epidemiologiche sulla popolazione per comprendere quanto è forte l'impatto dello stabilimento sugli abitanti, specie sui bambini.
Ma altre mobilitazioni interessano negli ultimi giorni la città di Taranto, e sono quelle degli stessi lavoratori dell'Ilva, a rischio licenziamento in seguito al provvedimento di sequestro da parte del gip di Taranto Patrizia Todisco degli impianti dell'area a caldo e dello stabilimento siderurgico. A seguito di questa decisione, è stato aperto un tavolo tecnico tra la Regione Puglia e alcuni rappresentanti dell'Ilva, del ministero allo sviluppo economico e del ministero dell'Ambiente, il capo di Gabinetto della Regione Puglia, dirigenti regionali e dell'Agenzia regionale per L'Ambiente (Arpa) Puglia, per comprendere quale percorso l'Ilva vuole intraprendere con la Regione per non rischiare la chiusura.

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