Polveriera Iraq

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Almeno due persone sono morte nella capitale irachena Baghdad, teatro di nuove proteste a cui le forze di sicurezza hanno risposto sparando colpi di avvertimento in aria e usando lacrimogeni e cannoni ad acqua. Lo ha denunciato la Commissione irachena per i diritti umani, mentre altre fonti parlano di almeno tre manifestanti morti. La tv irachena Alsumaria riferisce invece di un manifestante morto per ferite d'arma da fuoco e di 50 feriti. La stessa emittente parla di feriti tra le forze di sicurezza e conferma anche che un suo giornalista è "gravemente ferito". Secondo l'agenzia Anadolu i feriti sarebbero un centinaio. Ali al-Bayati, componente della Commissione per i diritti umani, ha precisato all'agenzia Dpa che una delle vittime è un anziano morto per problemi respiratori.  

I manifestanti denunciano la corruzione del governo, gli scarsi servizi pubblici e l'alto tasso di disoccupazione. La piazza potrebbe anche chiedere le dimissioni del primo ministro iracheno Adel Abdul Mahdi e del suo governo. 

In vista delle nuove proteste antigovernative le autorità irachene hanno dichiarato lo stato di emergenza. Lo ha annunciato il ministero degli Interni iracheno, come riferisce l'agenzia di stampa Basnews. Lo stesso ministero ha chiesto alle forze di sicurezza di usare moderazione nell'affrontare i manifestanti, dopo che le proteste di inizio mese hanno causato l'uccisione di oltre cento persone e il ferimento di circa altre seimila a causa di ''un uso eccessivo della forza'' da parte dei militari, come emerso da un'inchiesta governativa. 

Dall'ayatollah Ali al-Sistani è arrivato un appello alla calma tramite un rappresentante di al-Sistani durante il sermone a Kerbala, città santa degli sciiti. "Riforme reali e un concreto cambiamento nel Paese devono avvenire con metodi pacifici" è il messaggio dell'ayatollah. Nel suo appello al-Sistani esorta quindi sia i manifestanti che le forze di sicurezza a evitare altre violenze. Ai dimostranti si chiede di non attaccare le forze di sicurezza, mentre queste ultime vengono invitate a trattare "gentilmente" gli iracheni che "rivendicano il loro diritto a una vita e a un futuro dignitosi". Al-Sistani critica poi il rapporto diffuso dalla commissione governativa incaricata di indagare sulla sanguinosa repressione delle proteste di inizio ottobre. La commissione, sostiene, "non ha svelato tutte le verità in modo chiaro all'opinione pubblica".