Ponte Morandi, due sopravvissuti si sposeranno

Sopravvissuti al ponte Morandi si sposeranno

Anche le storie più drammatiche possono trovare un lieto fine: due sopravvissuti alla tragedia del ponte Morandi si sposeranno. E’ quello che è accadrà a Natalia e a Eugeniu, due fidanzati che, il 14 agosto 2018, hanno rischiato uno dei più tristi epiloghi di sempre. Quel maledetto giorno erano più spensierati che mai: in ferie, diretti in Costa Azzurra, non avrebbero mai immaginato di trovarsi letteralmente a un passo dalla morte. Sì, perché la loro auto è caduta nel nulla, insieme al Ponte Morandi di Genova, in quel fatale attimo che è costato la vita a 43 persone. I due hanno riportato gravi ferite in diverse parti del corpo: schiena, gambe, piede e collo fratturati, li hanno obbligati ad una lunga convalescenza, che hanno finalmente superato. Oggi la coppia è tornata al lavoro, nel salone di bellezza che gestiscono insieme da molti anni, situato a Santa Maria Capua a Vetere in provincia di Caserta.

Nozze per i due sopravvissuti

Proprio il fatale evento ha fatto capire a Eugeniu e a Natalia che il destino li aveva inevitabilmente uniti ancor di più. Per questo motivo, i due sopravvissuti al ponte Morandi han deciso di sposarsi, il prossimo 11 ottobre nella chiesa ortodossa di Sant’Andrea Apostolo, in via Rodinò a Napoli. I due saranno finalmente marito e moglie, dopo ben 20 anni di fidanzamento. Festeggeranno con amici e parenti, gli stessi che sei hanno accompagnati in questo ultimo, difficile, anno, e non solo. I futuri sposi inviteranno anche i vigili del fuoco che hanno contribuito a salvare loro la vita. Come si suol dire, tutto è bene quel che finisce bene.

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    Caso Saguto: chiesti 15 anni ex giudice 'quadro desolante, sistema perverso'/Adnkronos

    (dall'inviata Elvira Terranova) - "Un quadro desolante" in cui gli imputati "si devono vergognare a vita" anche "se verranno assolti". Usa parole durissime il pm Maurizio Bonaccorso, concludendo la requisitoria nel processo sul cosiddetto 'cerchio magico' di Silvana Saguto, l'ex Presidente della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo. E' il Procuratore capo di Caltanissetta in persona, Amedeo Bertone, ad avanzare, poco prima dell'una, le richieste. Esemplari. Quindici anni e dieci mesi per Silvana Saguto, ritenuta fino a pochi anni fa la paladina dell'antimafia, ma anche per il marito Lorenzo Caramma, per il quale ha chiesto nove anni e 11 mesi di carcere. Prima di chiudere l'udienza, il pm Bonaccorso ha anche annunciato al Tribunale che chiederà la trasmissione degli atti alla Procura per falsa testimonianza per una decina di persone, tra cui il giudice Daniela Galazzi. "Emergono fatti di una gravità inaudita", ripete Bonaccorso durante la mattinata mentre spiega alcuni dei reati contestati ai quindici imputati. Quello che viene fuori, secondo la Procura, "è un quadro desolante con pubblici ufficiali che hanno tradito la loro funzione. E tra loro ci sono magistrati, colonnelli, il tutto per il perseguimento di interessi privati''.  Silvana Saguto, che oggi ha preferito non venire, è accusata di numerosi reati, tra i più gravi l'associazione a delinquere, l'abuso d’ufficio e la corruzione. Chiesti dodici anni e tre mesi per l’avvocato Gaetano Cappellano Seminara, il “re” degli amministratori giudiziari, che lascia l'aula bunker del carcere Malaspina di Caltanissetta senza volere dire niente. Undici anni e 10 mesi sono stati chiesti, poi, per un altro dei protagonisti del 'cerchio magico', il professor Carmelo Provenzano, molto vicino alla ex giudice. Secondo la Procura, avrebbe anche scritto la tesi di laurea del figlio di Silvana Saguto. E poi avrebbe persino pagato il suo rinfresco. Due anni e sei mesi sono stati chiesti per il giudice Lorenzo Chiaramonte, che faceva parte della sezione presieduta da Saguto, e ancor, due anni per il giovane avvocato Walter Virga, figlio del magistrato Tommaso Virga. Saguto aveva scelto proprio il ragazzo per affidargli un immenso patrimonio sequestrato. "Per le amministrazioni giudiziarie sotto la guida dell'ex presidente della sezione Misure di prevenzione di Palermo Silvana Saguto era la prassi inserire persone senza alcuna competenza, come si sente anche dalle stesse intercettazioni", accusa il pm Maurizio Bonaccorso. "Sono persone che non sanno dove mettere le mani - dice il pm- persone scelte in base all'amicizia o alla parentela". Sei mesi sono stati chiesti per il figlio della ex giudice, Emanuele Caramma mentre i pm sollecitano l'assoluzione "perché il fatto non costituisce reato" per l'anziano padre della imputata 'eccellente', Vittorio Saguto, oggi novantenne. Dieci anni e 11 mesi sono stati sollecitati per un altro amministratore giudiziario, Roberto Santangelo; sei anni per l'ex prefetto di Palermo Francesca Cannizzo; 4 anni e 4 mesi per il professore Roberto Di Maria; sempre 4 anni e 6 mesi per Calogera Manta, collaboratrice di Provenzano e 5 anni per Maria Ingrao, la moglie di Provenzano. Pena pesnate chiesta anche per un colonnello della Gdf, Rosolino Nasca. Infine, è stata chiesta l'assoluzione l'avvocato Aulo Gigante perché "il fatto non sussiste". Secondo l'accusa, Silvana Saguto, che ha sempre respinto le accuse, avrebbe "sfruttato e mortificato il suo ruolo di magistrato''. Ma, ha sempre sottolineato il pm Bonaccorso durante la lunga requisitoria ''è sbagliato parlare di processo all'antimafia''.  Non risparmia nessuno degli imputati, il pm Bonaccorso. "Non so come finirà, magari Nicola Santangelo e Carmelo Provenzano verranno assolti, ma per questa vicenda dovranno vergognarsi a vita", dice prima di chiudere la requisitoria. Parlando dei due imputati, spiega: "i due, con una lettera, decisero di trasferire a Castellammare del Golfo un ragazzo che lavorava alla Motor oil di Caltanissetta, Andrea Repoli, mandando a 250 chilometri di distanza un giovane che percepiva 800 euro al mese- spiega -Lo scopo era quello di metterlo con le spalle al muro e poi licenziarlo per giusta causa". Secondo la Procura, l'ex giudice Saguto "era la figura centrale di un vincolo associativo stabile" composto dalla stessa Saguto, da Carmelo Provenzano e Nicola Santangelo", rispettivamente docente e coadiutore giudiziario e amministratore giudiziario. "La prova del vincolo associativo stabile - dice il magistrato, seduto accanto al Procuratore Amedeo Bertone e alla pm Claudia Pasciuti- emerge dalla frequenza dei rapporti dei soggetti". Adesso la parola passa alle parti civili e subito dopo alle difese dei quindici imputati. La sentenza dovrebbe essere emessa a metà maggio.

  • Salone di Ginevra 2020, Dacia arriva con la sua prima elettrica
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    Salone di Ginevra 2020, Dacia arriva con la sua prima elettrica

    Sarà però una concept e prefigurerà quella che la Casa chiama l’auto elettrica più accessibile del mercato

  • Aerei si scontrano in volo e precipitano: 4 morti in Australia
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    Aerei si scontrano in volo e precipitano: 4 morti in Australia

    Due aerei si scontrano in volo e precipitano a poca distanza dall'aeroporto di Vittoria, in Australia: quattro persone hanno perso la vita.

  • M5S, allarme per 'fuga' candidati da Rousseau
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    M5S, allarme per 'fuga' candidati da Rousseau

    di Antonio Atte - L'allarme ai piani alti del M5S è scattato quando sono arrivati i numeri dei possibili candidati grillini alle regionali di maggio. Se prima l'apertura delle selezioni su Rousseau si trasformava in una competizione anche agguerrita, ora di aspiranti consiglieri regionali se ne contano molti di meno rispetto al passato. Oggi, sulla piattaforma della 'democrazia diretta' 5 Stelle, dalle ore 10 alle ore 19, gli iscritti del MoVimento 5 Stelle residenti in Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana e Veneto voteranno la lista dei nomi dei candidati portavoce nei rispettivi Consigli regionali. Ma nella fase delle candidature non c'è stato nessun 'assalto ai forni' di manzoniana memoria.  A Napoli e provincia si contano solo 58 candidati. A Benevento il numero scende a 7, mentre se ne contano 13 ad Avellino, 22 a Caserta e 18 a Salerno. Numeri esigui anche in Liguria, con una sparuta presenza di donne. "Se la corsa al posto di consigliere regionale, generalmente molto ambito, ha questo tipo di affluenza, si preannuncia un clamoroso flop alle urne", ragiona a taccuini chiusi un eletto pentastellato, scuotendo il capo.  La fuga da Rousseau, raccontano all'Adnkronos, avrebbe allarmato anche i piani alti del M5S. Da qui, si vocifera, la scelta di posticipare il termine ultimo per presentare le candidature alle 'regionarie'. In una mail interna lo slittamento era stato ufficialmente motivato a con la necessità di "venire incontro alle esigenze di tanti che ci hanno scritto in questi giorni per chiedere una proroga delle candidature a causa di una difficoltà nel reperire i certificati richiesti in tempo". Sullo sfondo resta sempre il nodo delle alleanze da sciogliere. In Campania, dopo il 'passo indietro' della consigliera Valeria Ciarambino, il Movimento ha lanciato la corsa del ministro Sergio Costa alla presidenza della Regione. Sono in molti nelle file grilline ad auspicare il via libera a un progetto civico con il centrosinistra che veda proprio Costa nelle vesti di frontman: ma non mancano le resistenze interne. Il Pd dal canto suo ha aperto al dialogo col M5S partendo dalla ricandidatura del governatore uscente Vincenzo De Luca, indigeribile ai 5 Stelle. Ma a livello sotterraneo le due parti continuano a trattare.  Ingarbugliata anche la partita in Liguria, dove la consigliera Alice Salvatore - vincitrice delle 'regionarie' online per la scelta del candidato governatore - continua a ribadire il no alle alleanze con gli altri partiti, mentre una larga fetta di eletti nazionali e locali spinge per un accordo civico col centrosinistra. La palla è nelle mani del capo politico Vito Crimi, a cui gli attivisti hanno chiesto di indire un voto su Rousseau per decidere sulle alleanze.

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    Il rapimento di Silvia Romano in Kenya, 15 mesi dopo

    Il 20 novembre 2018 è lontano, sono passati quindici mesi da quel giorno, e da allora di Silvia Romano non si parla più. Sul rapimento, avvenuto a Chakama in Kenya, 80 chilometri da Malindi, non si dice più nulla, non trapela alcunché. Se ne è parlato, qualche cosa è stato detto, in occasione dell'anniversario del sequestro, ma è stata un'attenzione un po' di circostanza, un risarcimento insufficiente a compensare un anno di silenzio.Un silenzio, sempre meno giustificato, ha nuovamente avvolto la sorte della giovane volontaria italiana. Le autorità competenti italiane, di lei, hanno detto che è viva, con molta probabilità si trova in Somalia. Venduta ai terroristi somali di Al Shabaab dai criminali che l'hanno rapita nel villaggio dove lavorava a favore dei bambini e dei giovani del luogo, consentendo loro di andare a scuola. Quel 20 novembre, con il rapimento di Silvia, quel lavoro è stato interrotto e lei sottratta al sogno che l'ha condotta fino in Kenya.Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, in occasione della cerimonia di inaugurazione di Padova capitale del volontariato, le ha dedicato un pensiero preoccupato. Mattarella ha espresso “l'apprensione per le sorti di Silvia Romano, la giovane rapita in Kenya mentre svolgeva la sua opera generosa di solidarietà e di pace. Da Padova-capitale non può mancare per lei il nostro pensiero, che si unisce al costante impegno delle istituzioni per ottenerne la liberazione”.Bene ha fatto il presidente della Repubblica a rompere quel silenzio controproducente mettendo in campo tutto il suo peso istituzionale. Ma di Silvia, ancora non si sa nulla di certo. Quando alle autorità si chiede se c'è una prova in vita recente, se sono in corso delle trattative per la sua liberazione, nessuno risponde.Per quello che possiamo sapere noi, perché ce lo hanno raccontato, l'ultima prova in vita certa risale al Natale del 2018, poco più di un mese dopo il sequestro. Troppo lontano. Il silenzio spesso non significa disinteresse o inazione istituzionale.Le istituzioni si stanno muovendo, non hanno mai smesso di indagare. Risulta, tuttavia, ingiustificato – come scrive il fondatore di Intersos, una Ong italiana, Nino Sergi – “e quindi inaccettabile, che non ci sia stata alcuna dichiarazione, diretta o fatta trapelare, che dica quel poco che può essere detto senza compromettere alcunché”.Sono molte le voci della società civile che si sono levate nei mesi scorsi per capire, per sapere cosa stanno facendo le nostre istituzioni per riportare ai suoi affetti, e all'Italia intera, Silvia Romano. Voci che però si sono affievolite, quasi che sulla giovane italiana stia calando una sorta di oblio.Sergi, poi, chiosa: “Stiamo continuando a seguire il caso con assiduità e impegno; sappiamo che Silvia è viva; le difficoltà sono tante e richiedono prudenza e tempo ma da parte nostra ce la mettiamo tutta…Sappiamo che si sta agendo, aspettiamo però qualche parola che lo confermi. E' un dovere istituzionale, dopo mesi di assoluto e controproducente silenzio”. Non parlarne, spesso dà il via libera a illazioni e ricostruzioni fantasiose.Sul rapimento non si sa più nulla e il processo ai tre membri della banda che ha rapito Silvia, ovvero Moses Luwali Chembe, Abdalla Gababa Wario e Ibrahim Adan Omar – la banda era composta da 8 persone \- dopo numerosi rinvii dovrebbe riprendere l'11 marzo. Il condizionale è d'obbligo. Il giudice della Corte di Malindi davanti alla quale si celebra il processo, ha fatto sapere che due giorni prima della data stabilità della ripresa delle udienze, cioè il 9 marzo, verranno convocate le parti solo nel caso ci siano novità sulla sorte di Ibrahim Adan Omar, uno dei tre accusati, che durante la libertà su cauzione è sparito senza darne notizia ai parenti e al suo avvocato ed è formalmente latitante.Dopo 15 mesi dal rapimento dobbiamo, amaramente, constatare che a Silvia Romano non è stata dedicata tutta quell'attenzione che ha accompagnato l'arresto in India dei due fucilieri italiani accusati di omicidio.