Ponte Morandi, indagati evitavano intercettazioni con il jammer

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Genova, 13 set. (askanews) - Avrebbero utilizzato anche un disturbatore delle frequenze dei telefoni cellulari, per evitare le intercettazioni, alcuni degli indagati nell'ambito dell'inchiesta sui falsi report sullo stato dei viadotti autostradali dopo il crollo di Ponte Morandi, che ha portato oggi all'esecuzione di 9 misure cautelari nei confronti di dirigenti e tecnici di Aspi e Spea.

Nel caso, ad esempio, di una delle persone finite agli arresti domiciliari, Lucio Torricelli Ferretti, responsabile del Dipartimento di Ingegneria Strutturale di Spea, "si evince -si legge nell'ordinanza firmata dal gip Angela Nutini- che l'indagato sia tra i soggetti attivi nell'attività di inquinamento probatorio", ovvero "che Ferretti utilizzi il dispositivo di disturbo delle intercettazioni, il jammer".

"Nonostante il proprio ruolo apicale -prosegue il giudice- ha concorso a tenere all'oscuro il Ministero del reale stato del viadotto Pecetti e deve ritenersi che, ripresentandosi l'occasione, non esiterebbe a reiterare condotte delittuose, nonostante i buoni propositi manifestati, soprattutto per la distorta filosofia di fondo che muove l'indagato nel proprio lavoro di responsabile dell'Ufficio unità strutture" che "non è quella di garantire la sicurezza degli utenti della strada, bensì di razionalizzare le carte che ha in mano".

Secondo l'ordinanza, particolarmente significativa sarebbe la "telefonata del 4.12.2018" intercorsa tra Ferretti e il suo sottoposto, Andrea Indovino, nel corso della quale Indovino riferisce al suo superiore che "la perdita di precompressione del ponte Pecetti potrebbe essere una perdita doppia". "L'importante -risponde Ferretti- è che sulle carte che abbiamo, siamo a posto". Inoltre, da quanto ricostruito, venivano preparati anche i testimoni che dovevano essere ascoltati dagli inquirenti durante le indagini.