Ponte Morandi, la perizia: "Perché è crollato"

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(Vigil del Fuoco via AP)
(Vigil del Fuoco via AP)

Oltre alla corrosione del tirante della pila 9, a determinare il crollo del Ponte Morandi sono stati anche i mancati controlli e manutenzioni che "se fossero stati eseguiti correttamente, con elevata probabilità avrebbero impedito il verificarsi dell'evento". Lo affermano i periti del gip Angela Nutini nella relazione sulle cause del disastro che causò la morte di 43 persone. Il documento, di circa 500 pagine, è stato redatto nell'ambito del secondo incidente probatorio, quello che dove stabilire le cause del crollo.

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Nessun fattore esterno

Per i periti, il crollo non è stato causato da fattori esterni: "Non sono stati individuati fattori indipendenti dallo stato di manutenzione e conservazione del ponte che possano avere concorso a determinare il crollo", scrivono e puntano il dito contro chi doveva effettuare i controlli: "La mancanza e/o l'inadeguatezza dei controlli e delle conseguenti azioni correttive costituiscono gli anelli deboli del sistema".

Nello specifico i periti hanno rilevato dal 1993, data dell'ultimo intervento di manutenzione, "non sono stati eseguiti interventi che potessero arrestare il processo di degrado in atto e/o di riparazione dei difetti presenti nelle estremità dei tiranti che, sulla sommità del tirante Sud-lato Genova della pila 9 erano particolarmente gravi".

Trascurate le indicazioni dell'ingegner Morandi

Secondo le rivelazioni dei periti, "sono state trascurate negli anni le indicazioni dello stesso ingegner Morandi con particolare riferimento al degrado degli acciai dei tiranti - aggiungono - Il progettista aveva posto attenzione al rischio di corrosione dei cavi. Tali raccomandazioni erano particolarmente importanti e rilevanti tenuto conto della straordinarietà dell'opera”.

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