Ponte Morandi, la procura: “Sensori tranciati nel 2015 e mai sostituiti”

ponte morandi

Emergono giorno dopo giorno nuove verità sul crollo del Ponte Morandi. Dopo il ritrovamento di un report del 2014 che segnalava il “rischio crollo”, in molti si sono domandati come mai dal 2016 in poi tale dicitura non compaia più. La risposta a tale quesito arriva oggi: il documento in questione sarebbe infatti redatto sulla base dei dati derivanti dai sensori montati sull’infrastruttura. Tali dispositivi, tuttavia, sarebbero stati danneggiati nel 2015, durante alcuni lavori di manutenzione, e mai più sostituiti. Stando a quanto si apprende, la sostituzione dei sensori faceva parte del programma di rofrotting che sarebbe dovuto partire nell’ottobre 2018.

Ponte Morandi: sensori non in funzione

A fare la rivelazione è stato il procuratore di Genova, Francesco Cozzi che ha commentato la notizia del ritrovamento del documento che già nel 2014 parlava di “rischio crollo” sul Ponte Morandi. A tale proposito Aspi si è difesa dicendo che il documento parlava di un “rischio solo teorico“, ma tale affermazione è stata duramente criticata dal ministro Di Maio, che, ospite a L’Aria che Tira, ha commentato: “Rischio teorico? E qual è il rischio pratico?“.

Aspi: “Chiarire le responsabilità”

Dopo le prime dichiarazioni, Aspi ha specificato ulteriormente la sua posizione ricordando che “nessuna delle analisi svolte sul viadotto Polcevera, anche da qualificati soggetti terzi, aveva evidenziato allarmi sulla sicurezza dell’infrastruttura“. La società ha poi dichiarato “di essere il primo soggetto interessato affinché vengano chiarite eventuali responsabilità sia in sede di incidente probatorio che successivamente nell’ambito del processo“.