Ponte Morandi, Riesame: "Risparmio su costi manutenzione"

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Sull'accoglimento della richiesta della Procura di Genova di interdizione dai pubblici uffici di alcuni tecnici, "la misura richiesta pare pertanto il presidio minimo necessario al fine di scongiurare il pericolo di reiterazioni di delitti analoghi in relazione al delicatissimo tema della circolazione e dei trasporti". Così i giudici del Tribunale del Riesame nelle motivazioni dopo aver accolto la richiesta della procura di Genova di interdizione di 10 tra tecnici, nell'ambito dell'inchiesta sui presunti falsi report sullo stato di salute di alcuni viadotti, nata da quella condotta sul crollo del ponte Morandi di Genova.  

Più in generale, si legge ancora, "Aspi e Spea, legate al gruppo Atlantia e, pertanto, ai medesimi interessi della società controllante, paiono proiettati a una logica di risparmio sui costi di manutenzione per trasmettere l'immagine di efficienza della rete evitando sia impegnativi interventi di manutenzione sia drastiche decisioni dell'organo pubblico di controllo, come la chiusura di tratti autostradali". 

"Le condotte contestate, di totale consapevole adesione agli scopi del gruppo - proseguono i giudici - si inseriscono nella emersa tendenza a permeare la gestione dell'attività di sorveglianza e di manutenzione da parte di Aspi tramite la controllata Spea con condotte illecite dettate da motivi di stretta convenienza commerciale".  

Nelle motivazioni si parla di condotte, legate alla "deviata qualificazione della natura degli interventi, alla disinvolta attribuzione dei voti circa i difetti delle opere ammalorate, la radicale omissione di ispezioni significative finendo sostanzialmente per occultare situazioni potenzialmente e concretamente pericolose per la viabilità e la sicurezza pubblica".