Pontificio istituto sulla famiglia: critiche distorte e faziose

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Città del Vaticano, 29 lug. (askanews) - Polemiche in seno alla Chiesa sulla concezione della famiglia e del matrimonio. Il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II ha approvato nuovi statuti e un nuovo ordinamento degli studi a valle di una riforma innescata da Papa Francesco. La stampa conservatrice cattolica ha gridato allo scandalo parlando di epurazioni, licenziamenti, rivolte di massa degli studenti, nonché della sostanziale sostituzione della teologia con la sociologia. Ora, in una lunga nota, l'istituto guidato dal teologo mons. Pierangelo Sequeri e con mons. Vincenzo Paglia quale Gran Cancelliere, denuncia una "comunicazione distorta, faziosa, talvolta in mala fede" e risponde punto per punto alle contestazioni.

"L'approvazione del doppio titolo di studi (Licenza e Dottorato in Teologia del matrimonio e della famiglia e in Scienze del matrimonio e della famiglia), si legge nella nota, assicura un guadagno alla specificità della ricerca teologica che viene al contempo esplicitata e connessa con il resto delle scienze che studiano il matrimonio e la famiglia. Inoltre tale duplice percorso risponde con maggior cura agli standard previsti dal processo di Bologna".

"All'interno di questo rafforzamento dell'assetto teologico, la riflessione morale trova nuova e più specifica collocazione, che si declina nel duplice insegnamento di Morale del matrimonio e della famiglia e di Etica teologica della vita. Viene meno invece l'insegnamento di Morale Fondamentale, già previsto nel piano di studi teologici del primo ciclo, senza il quale non si può accedere alla licenza in Teologia (art. 3 degli Statuti). In questo senso il progetto accademico del nuovo Istituto, approvato dalla Congregazione per l'Educazione Cattolica, si configura come un allargamento della riflessione sulla famiglia e non come una sostituzione di temi e argomenti. Tale allargamento, mostrando ancor di più la centralità della famiglia nella chiesa e nella società, conferma e rilancia con vigore nuovo l'intuizione originaria e ancora feconda di san Giovanni Paolo II".

"A questo proposito sono destituite di ogni fondamento le voci che vedono la soppressione della Cattedra Karol Wojtyla e l'allontanamento del suo direttore, l'ottantacinquenne prof. Grygiel".

"Altrettanto destituita di fondamento è la notizia di una lettera di 150 studenti che si lamentano delle novità. A oggi, alle autorità accademiche risulta giunta una sola lettera da parte dei rappresentanti degli studenti del corso di licenza e di master in cui chiedono spiegazioni circa le novità in atto. A differenza di quanto divulgato, tutti gli studenti sono stati prontamente informati delle novità e rassicurati, a norma dell'art. 89 dello statuto, circa la validità triennale dei vecchi programmi di studio. A tutti sarà data la possibilità di scegliere tra vecchi e nuovi ordinamenti e il tempo per redigere eventuali nuovi piani di studi".

"Gli Statuti approvati regolano con precisione i ruoli delle diverse autorità accademiche, a partire dal Gran Cancelliere cui sono affidati precise incombenze, secondo quanto indicato da Veritatis Gaudium. Risulta dunque falsa la notizia relativa a un accentramento di potere nelle mani di quest'ultimo. Ad esempio, a differenza di quanto accadeva in passato, la nomina dei nuovi docenti stabili dovrà avvenire mediante un concorso pubblico (cfr art. 24)".

"La cessazione del vecchio istituto e l'attivazione del nuovo ha comportato, a norma dell'art. 90 degli Statuti, la nomina ex novo di tutti i docenti (in via eccezionale e solo per questo primo passaggio a cura del Gran Cancelliere e del Preside, in quanto non ancora operante il consiglio di Istituto) e, nei prossimi mesi, delle cariche accademiche. In tale occasione si è dovuto prendere atto dell'impossibilità del prof. Noriega a occupare il ruolo di docente stabile in quanto superiore Generale di un ordine religioso, (ai sensi del can. 152 CJC, dell'art. 29 della Veritatis Gaudium, recepiti dall'articolo 31 degli Statuti). Non è stato inserito tra i docenti stabili del nuovo istituto il prof. Melina poiché non è più presente la cattedra di teologia morale fondamentale da lui occupata fino a oggi. Naturalmente, per entrambi saranno assicurati tutti i diritti acquisiti".

"In base a un criterio di coerenza ed economia, grazie anche ad alcune sinergie con la Pontificia Università Lateranense, sono stati ridotti inoltre il numero dei corsi complementari e dei seminari. Questo ha determinato il mancato rinnovo, per quest'anno, di alcune collaborazioni con docenti incaricati. A tutti loro è stata comunicata l'ipotesi di riprendere la collaborazione per gli anni futuri, grazie a una programmazione ciclica di alcuni insegnamenti complementari".

"È assolutamente falsa la notizia relativa al licenziamento di alcun dipendente amministrativo dell'Istituto. Tutti continuano il loro servizio, particolarmente gravoso in questo tempo di cambiamento. A loro va la gratitudine per tutto il lavoro svolto in queste settimane".

"Le precisazioni qui riportate nascono a fronte di una comunicazione distorta, faziosa, talvolta in mala fede, che spesso non ha mai neanche cercato una verifica delle notizie alla fonte. Si ringraziano tutti quei giornalisti che, anche con legittime posizioni critiche verso alcune scelte, hanno voluto raccontare con onestà i cambiamenti in atto. L'ufficio stampa è sempre disponibile per chiarimenti e informazioni".

Già nei giorni scorsi, il teologo Giovanni Cesare Pagazzi era intervenuto sull'Osservatore Romano per scrivere che "alcune recenti uscite sulla stampa italiana hanno criticato il nuovo piano di studi, a loro dire, troppo inclinato verso la sociologia. Che tali osservazioni siano sbrigative e tendenziose lo mostra anche il fatto che, tra le novità spiccanti, già additate dal preside monsignor Pierangelo Sequeri sulle pagine de 'L'Osservatore Romano, sta il davvero consistente spazio riservato alla teologia dogmatica in genere e alla prospettiva ecclesiologica in specie. Del resto Francesco l'aveva esplicitamente richiesto nel motu proprio, parlando del 'peculiare profilo ecclesiale della famiglia' che è 'decisiva per il futuro del mondo e della Chiesa'". Ha spiegato il teologo: "Comprendere il mondo in maniera disincarnata significa scarnificarlo, mortificarlo, costringendolo in una gabbia di concetti, norme, progetti e modelli (anche sociologici) inerti". Ed "è necessario che un istituto accademico destinato a indagare la realtà della famiglia promuova, tra le altre, una visuale ecclesiologica. Altrimenti la Chiesa rischierebbe di non essere all'altezza dello sguardo di Gesù, capace di evangelizzare la carne, salvandola dalla sua drammatica, mortale fiacchezza, ma al contempo in grado di cogliere il Vangelo che in essa già freme".