"Portateci da Landini o lo andiamo a prendere noi"

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AGI - Davanti alla sede della Cgil in Corso d'Italia, a Roma, dopo aver sfondato la prima linea difensiva delle forze dell'ordine, il leader romano di Forza Nuova Giuliano Castellino, parlando con un poliziotto, ha affermato: "Portateci da Landini o lo andiamo a prendere noi".

Il dettaglio emerge dalla richiesta di convalida dell'arresto di 9 pagine avanzata dalla procura di Roma. "Nonostante i tentativi di mediazione posti in essere dalla polizia con le tre persone che si erano poste alla testa del corteo, Luigi Aronica, Roberto Fiore e lo stesso Castellino, i manifestanti proseguivano la marcia opponendo una violenta resistenza nei confronti degli operanti che avevano attivato una carica di alleggerimento".

I magistrati poi aggiungono che "giunti presso la sede della Cgil, Castellino si rivolgeva ad un funzionario di polizia posto a protezione della sede, dicendogli: 'lasciatece passà, dovemo entrà'. Nonostante i tentativi degli agenti di fare desistere il gruppo, Castellino si rivolgeva alla folla incitandola con gesti inequivocabili a dirigersi verso la sede sindacale. Al fine di raggiungere lo scopo i manifestanti ponevano in essere atti di violenza e aggressione nei confronti degli agenti di polizia".

"Risulta accertata da parte delle forze dell'ordine l'attiva presenza degli arrestati che hanno partecipato a tutte le varie fasi dei gravi fatti verificatisi nel pomeriggio e nella sera del 9 ottobre e che hanno costituito sostanzialmente una sorta di 'guerriglia urbana'", hanno scritto  i pm di Roma nella richiesta di convalida dell'arresto di 9 pagine a carico delle sei persone coinvolte negli scontri di sabato, compresi Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, e Giuliano Castellino. 

"L'obiettivo dei manifestanti - scrivono i pm di Roma - e segnatamente di coloro che hanno assunto un ruolo determinante nelle iniziative violente non era certamente limitato ad una mera azione di danneggiamento bensì ad una ben più consistente azione volta alla distruzione della sede di una istituzione costituzionalmente rilevante e più in generale alla turbativa dell'ordine pubblico".

Per i magistrati la "sfrontatezza dei manifestanti appare evidente, se si considera che pochi di loro avevano il volto travisato, ne si preoccupavano di evitare di essere ripresi dalle telecamere, effettuando anzi dei propri video, trasmessi in diretta sui social. È questo il caso del video postato su Fb da Biagio Passaro mentre si vantava insieme ad altri di essere entrati nella sede della Cgil".

Proprio i video e gli accertamenti della Digos, "testimoniano inequivocabilmente l'esistenza di un danneggiamento vasto, profondo e radicale dei beni presenti nella sede della Cgil" di Corso d'Italia, a Roma.

"Si è trattato di atti posti in essere da un vastissimo numero di persone e protrattesi per un notevole asso temporale. Le conseguenze di tali azioni risultano chiaramente vaste e profonde si' da determinare non un mero danneggiamento ma una vera e propria distruzione che ha coinvolto molteplici oggetti, tra cui mobilio, suppellettili e materiale informatico in maniera irreversibile".

Gli inquirenti aggiungono che "l'impresa distruttiva posta in essere hanno riguardato non un qualunque immobile o esercizio commerciale bensì la sede di un sindacato nazionale, circostanza questa che non puo' essere priva anche dal punto di vista di un pericolo per l'ordine pubblico. 

 

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