Positivo al Coronavirus in Valcamonica, la moglie: “Non siamo appestati”

Coronavirus Valcamonica

In Italia si contano oltre 4.600 casi di Covid-19. I morti sono quasi 200. 462 sono i pazienti ancora ricoverati in terapia intensiva. 523 i guariti. L’apice dell’epidemia potrebbe non essere ancora stato raggiunto. Intanto però, la paura dilaga tra molti italiani. A descrivere la difficile situazione è la moglie del primo uomo risultato positivo al Coronavirus in Valcamonica. La donna, insieme ai figli, è in quarantena. Ma le chiacchiere del piccolo paese in cui vive con la sua famiglia sono diventate insostenibili, ha raccontato.

Coronavirus in Valcamonica, il racconto

Da lunedì 2 marzo la donna, con i suoi figli, è in casa in quarantena. Nelle mura domestiche si respira un clima di paura per la delicata situazione che sta affrontando il marito, padre dei suoi figli e positivo al Coronavirus. Ma non manca neppure quel senso di angoscia alimentato dalle continue chiacchiere e dalle molte domande dei concittadini. Come ha ricordato la donna, il paese è piccolo e la gente mormora. Il suo telefono continua a squillare.

In molti mostrano vicinanza alla famiglia, ha assicurato la donna. Tuttavia, soprattutto sui social, i leoni da tastiera danno il meglio di sé, accusando e criticando i coniugi. Così, all’inevitabile preoccupazione per il marito, che è ancora ricoverato, si aggiungono la rabbia e le ferite provocate “dalle falsità e cattiverie che ho letto su Facebook da quando è stata data la notizia che mio marito era il primo contagiato dal Coronovirus della Valcamonica“, ha detto la moglie del 44enne positivo al Covid-19.

Dal 28 febbraio l’uomo è in ospedale. Prima è stato ricoverato a Esine, poi a Mantova e, infine, a Castiglione delle Stiviere.

La positività del marito

L’uomo, 44 anni, ha iniziato a stare male lo scorso 16 febbraio, pochi giorni prima dell’allarme Coronavirus (scoppiato all’indomani del ricovero del 38enne di Codogno).

In quell’occasione si era recato dal medico di base, il quale gli aveva prescritto 7 giorni di riposo per l’influenza. Eppure la situazione non migliorava. Così il dottore “gli ha dato altri giorni, ma io ero molto preoccupata. Vedere un uomo che di solito spacca il mondo, stare sempre sdraiato e non riuscire a muoversi mi ha spaventata”, ha raccontato la moglie. In quei giorni, scoppiata l’emergenza Coronavirus, la moglie si è insospettita: “Sabato 22 febbraio ho chiamato il 112. Siccome mio marito non aveva avuto contati con la zona rossa e non eravamo in grado di sapere con certezza se avesse incontrato persone positive al Coronavirus, l’operatore mi ha detto che mi avrebbero ricontattata”.

Tuttavia, prima che la donna fosse ricontattata degli operatori sanitari sono trascorsi quattro giorni. Poi si è sentita dire che “non lo avrebbero sottoposto al tampone e di rivolgerci al medico di base“. Nel frattempo però, “le sue condizioni peggioravano, così il medico di base è venuto a casa a visitarlo: lo ha trovato molto male e gli ha prescritto delle punture antibiotiche dicendoci di andare in ospedale se la situazione non fosse migliorata nel giro di due giorni. Come ci era stato detto, venerdì 28 siamo andati all’ospedale di Esine con la prescrizione per una tac urgente“.

Stando al referto medico successivo agli esami a cui l’uomo era stato sottoposto, il 44enne “aveva una polmonite. Solo a quel punto, ha raccontato ancora la moglie, i medici “ci hanno detto di andare in Pronto Soccorso dove hanno fatto il tampone a mio marito. Lunedì 2 marzo è arrivata la conferma che era positivo al Coronavirus, così è stato trasferito all’ospedale di Mantova, nel reparto Infettivi”. È da quel momento che la famiglia dell’uomo non ha contatti con lui. Moglie e figli, per il momento, non possono vederlo.

La paura dei compaesani

Per loro intanto ha avuto inizio la quarantena. Non solo: “Anche i miei genitori, che non hanno mai avuto contati diretti con mio marito, sono stati obbligati all’isolamento, dato che in paese hanno cominciato a girare voci allucinanti e alcune persone hanno pure chiamato il sindaco per lamentarsi e chiedere provvedimenti, ha aggiunto la moglie del quarantaquattrenne.

La donna ha tenuto a precisare: La maggior parte dei compaesani ci è vicina, ma alcuni ci hanno trattato come se fossimo degli appestati. Ho ricevuto chiamate allucinanti di persone che ho visto mesi fa: erano preoccupate dal rischio del contagio”.

L’appello al paese

Rivolgendosi ai suoi compaesani, soprattutto a chi ha mostrato poca delicatezza e comprensione nei confronti della sua famiglia, la donna ha dichiarato: Non ce la siamo andata a cercare. Come è accaduto a noi, poteva succedere a chiunque. Poi ha voluto assicurare la gente del paese, che, a sua detta, “può stare serena”, perché “nessuno di loro è stato a stretto contatto con mio marito, perché da quando ha cominciato a stare male è stato in casa e solo io gli sono stata vicina”.

La situazione è difficile, ma la donna non si perde d’animo: dà forza e incoraggiamento ai suoi figli e la serenità non le manca. Infatti, ha commentato: Non ho paura. All’inizio mi sono chiesta perché fosse accaduto proprio a noi, però adesso l’abbiamo digerita“. Sulle attuali condizioni del marito ha fatto sapere: “Sta migliorando e forse tra poche ore lo dimettono. Io e i miei figli attendiamo l’esito del tampone: fisicamente stiamo bene e abbiamo tanto tempo libero da trascorrere insieme. Passerà in fretta: stringiamo i denti, con la consapevolezza che tra 15 giorni saremo di nuovo liberi”.