Post Covid, Governo assicura: più medici e infermieri per oncologici -2-

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Roma, 17 giu. (askanews) - Sileri ha aggiunto inoltre una precisazione importante proprio sull'organico: «Oltre alle 20 mila assunzioni già effettuate durante i mesi del lockdown, il Governo ne ha già programmate altre sia di medici che di personale infermieristico. Tutto dipenderà dalle risorse a disposizione. Per la Sanità stimiamo una necessità di almeno 20-25 miliardi di euro per i prossimi anni. Una somma che ci consentirebbe di realizzare un'altra riforma fondamentale: pagare meglio medici e infermieri, affinché il Servizio sanitario nazionale ricostituisca un proprio appeal che riduca quanto più possibile il fenomeno dell'esodo verso l'estero».

Una parte di queste risorse andrà necessariamente dedicata all'oncologia: «Bisogna assolutamente far sì che le 30 mila diagnosi arretrate negli ultimi mesi, così come gli interventi e i trattamenti che sono rimasti inevasi a causa del Coronavirus, possano gradualmente, ma rapidamente tornare in linea con la normalità», ha concluso Sileri.

I pazienti oncologici sono realmente rimasti così indietro, per quanto riguarda le terapie, gli screening e gli interventi, durante i primissimi mesi di Covid-19? Non esattamente. «In questi mesi di pandemia - ha affermato Giordano Beretta, Responsabile Oncologia Medica Humanitas Gavazzeni Bergamo e presidente AIOM (Associazione Italiana Oncologia Medica) - l'Oncologia italiana ha saputo attuare, in quasi tutte le strutture anche sulla base delle raccomandazioni dell'AIOM stilate nei primi giorni dell'emergenza, meccanismi di resilienza che hanno consentito di proseguire i trattamenti farmacologici necessari, dilazionando solo quelli in cui il rischio di contagio superava il beneficio del trattamento e dove quindi il ritardo non comportava reali danni per i pazienti. Le visite di follow up sono state trasformate in contatti telefonici o in prestazioni di telemedicina, mantenendo gli accessi per le prime visite praticamente immodificati. Nelle aree più colpite ci sono stati limiti alla possibilità di effettuare trattamenti chirurgici sia per occupazione delle sale operatorie, in molte realtà trasformate in letti di terapia intensiva, che per indisponibilità di anestesisti, tutti impegnati nel trattamento dei pazienti con insufficienza respiratoria, ma si è cercato di superare tale limite con la creazione di hub di riferimento COVID free che effettuassero i trattamenti chirurgici non dilazionabili. Il blocco degli screening e la paura dei pazienti ad accedere alle strutture hanno comportato il possibile ritardo diagnostico ma è ancora presto per stabilire se ciò avrà un reale impatto sulla sopravvivenza dei pazienti oncologici. È comunque indispensabile che le attività riprendano a pieno regime il più rapidamente possibile e che i pazienti si rivolgano alle strutture oncologiche senza preoccupazioni. Questa esperienza ci ha insegnato a definire percorsi separati che garantiscano la sicurezza dei pazienti e la necessità di una maggiore collaborazione con la medicina territoriale attraverso una ristrutturazione di tutto il sistema ospedale-territorio».

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