Postino licenziato, ha consegnato un pacco in ritardo di un minuto

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Robert Lockyer, che vive ad Ashford (Inghilterra), è stato licenziato dall’azienda per cui lavora da 28 anni come postino dopo aver consegnato un pacco con un minuto di ritardo. La lettera di licenziamento è arrivata (puntuale) nell’ottobre 2018, con la Royal Mail che accusa il suo dipendente di “colpa grave”.

Pacco consegnato in ritardo

Il postino, come riporta kentlive.news che ha diffuso la notizia, il 12 settembre 2018 doveva recapitare una cosiddetta consegna speciale in una banca, servizio che assicura l’arrivo della corrispondenza tra le 9 e le 13 del giorno successivo a quello di spedizione.

Il signor Robert Lockyer ha iniziato a fare la fila per consegnare il pacco quattro minuti prima delle 13 solo che la firma della ricezione, a causa della coda in banca, è stata registrata un minuto dopo la dead line. Il 5 ottobre il direttore dell’ufficio consegne ha tenuto così una riunione e deciso per il licenziamento del postino.

L’uomo è ricorso ad un giudice contro tale decisione, che però ha dato torto al lavoratore perché la Royal Mail ha saputo dimostrare il “continuo fallimento” di Lockyer “nel seguire le procedure corrette”. La società ha spiegato che la decisione non è stata presa solo per il fatto che la consegna è avvenuta con un minuto di ritardo ma perché il postino avrebbe “ignorato l’avviso scattato a mezzogiorno, riducendosi a consegnare il pacco all’ultimo momento”.

Gli altri richiami

Il tribunale ha così sentenziato che la condotta sul lavoro del postino “non era stata del tutto soddisfacente”, rigettando la richiesta di risarcimento e riassunzione. In altre due occasioni, infatti, il signor Robert Lockyer era stato richiamato formalmente per non aver seguito alla lettera le procedure standard della compagnia.

Il lavoratore promette però di continuare a dare battaglia alla Royal Mail assieme al sindacato, la Communication Workers Union, che ritiene il licenziamento illegittimo e scandaloso, denunciando: “La cultura all’interno dei luoghi di lavoro deve cambiare, una volta per tutte”.