Potere al Popolo, Carofalo: "Con noi vera alternativa, anche a M5S"

Ester Castano
Presentazione della lista Potere al Popolo!

"Io capo politico? E' una denominazione che il Rosatellum impone per partecipare alle elezioni. Ma Potere al Popolo non ha leader, per noi la politica è dare voce e forza a una collettività". Viola Carofalo, 37 anni, ricercatrice precaria, parla a nome della lista che, il 4 marzo, potrebbe dare filo da torcere ai big della politica. "Chiamatemi portavoce, piuttosto", ribatte. "Di certo - attacca - la nostra è una partecipazione reale, non come i 5 stelle che parlano di protagonismo dal basso, ma poi decide tutto chi sta sopra, Casaleggio padre prima, Junior e Grillo ora".

Qual è l'identità politica di Potere al Popolo? Siamo una formazione plurale di sinistra radicale. Quello che ci accomuna sono i principi e i valori della solidarietà, la possibilità di decidere per sé e per il proprio futuro, l'antirazzismo, l'antisessismo e il lavoro. La difesa del territorio è centrale: nella composizione della lista sono presenti comitati e associazioni ambientaliste.

Chi c'è dentro Potere al Popolo? Realtà organizzate, con una struttura partitica come Rifondazione Comunista, il Pci, il Partito del sud, Rinnovamento socialista e Sinistra anticapitalista. La gran parte però sono realtà di base: comitati, collettivi, centri sociali. Parte tutto da Napoli con noi dell'ex-Opg Occupato-Je so' pazzo.

Vi rivolgete anche ai delusi del M5S? Per noi è fondamentale che in Italia si ritorni alla partecipazione politica, che ovviamente passa per il voto ma non si esaurisce quel giorno. Vorremmo che tra i nostri elettori ci fosse chi non ha mai votato, chi ha smesso di votare per disillusione e disincanto, ma anche chi ha votato formazioni come il Movimento 5 Stelle per mera protesta. Quello che noi diciamo è: fate un voto utile, cioè un voto propositivo. Non solo contro qualcosa, ma per qualcosa. Di certo la nostra è una partecipazione reale, non come i 5 stelle che parlano di partecipazione dal basso, ma poi decide tutto chi sta sopra, Casaleggio padre prima, Junior e Grillo ora.

Nel programma dite no al Jobs Act. Cosa prevedete per il futuro? Vogliamo lavoro stabile e sicuro. Sicuro dal punto di vista della salute: non si può andare a lavorare alla mattina e morire o rimanere infortunati perché le regole ci sono, sono poche e non vengono rispettate. Stabile dal punto di vista contrattuale. Il problema non è solo il Jobs Act, che è l'ultima espressione della precarizzazione del lavoro; il problema c'è da prima, con la riforma Fornero e il pacchetto Treu, tutti quei provvedimenti che negli anni hanno alimentato una guerra tra poveri, tra persone che vorrebbero andare in pensione e chi non riesce ad entrare nel mercato del lavoro. E questo è costruito ad arte.

C'è stata una polemica su uno dei punti del programma, il numero 15 sotto la voce Giustizia. Chiedete "l'abolizione del 41 bis (…) adottando al suo posto misure di controllo, per i reati di stampo mafioso, allo stesso tempo efficaci ed umane, che non permettano la continuità di rapporto con l'esterno".. Per noi il 41 bis non va bene, non perché i boss debbano essere lasciati liberi, ma perché è tortura. Lo dice l'Onu: è una vendetta nei confronti di chi commette un crimine, che è comunque un essere umano. Intendiamo il carcere come strumento di reinserimento sociale, convinti che ci siano alternative e misure differenti. Ovviamente non stiamo parlando di gravi crimini di mafia, ma ad esempio i reati predatori per cui oggi, con il carcere, il tasso di recidiva è alto.

Come si combatte il crimine organizzato? Un'antimafia efficacie non è fatta solo di misure repressive. La si fa a livello sociale, dal basso. Sia criminalità comune sia la criminalità organizzata si fondano su condizioni materiali. La prima si basa sul disagio, sull'impotenza, sulla mancanza di lavoro e prospettive; la seconda sulla possibilità che i clan hanno di fare profitti e grandi affari in tanti settori, uno su tutti quello dell'accoglienza ai migranti. In questo caso specifico, se si ferma la speculazione e se si ricostruisce il tessuto sociale, i territori si recuperano.

Qual è la vostra forza? Fare rete tra realtà territoriali e politiche diverse, che prima erano ciascuna per la propria strada e non riuscivano a riconnettersi. Con noi, insieme, portiamo a livello nazionale le battaglie di ciascun gruppo. Questo è il nostro patrimonio. Neanche con una bacchetta magica avremmo potuto pensare di costruire assemblee in 150 posti d'Italia. 

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