Potranno proibire i baci e gli abbracci. Non potranno proibire l’amore

Fabio Luppino
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(Photo: Marco Di Lauro via Getty Images)
(Photo: Marco Di Lauro via Getty Images)

(testo per Huffpost della scrittrice spagnola Eugenia Rico)

Questa mattina Venezia si è svegliata con la musica delle campane da un sogno che potrebbe trasformarsi in un incubo. Durante l’anno i residenti hanno sognato una città senza turisti, senza grandi navi.

Fai attenzione a quello che desideri perché potrebbe avverarsi.

Il telefono serve da tam tam a una realtà surreale.

  • “Carissima, come stai? Non si può uscire da Venezia o non si può uscire del Veneto?” chiedo io, eterna ottimista.

  • “Non si esce da Venezia, dal Veneto e da casa: l’obiettivo è non avere contatti” mi rispondono.

Sono una “vittima” del coronavirus anche se non tossisco, non ho la febbre né altri sintomi. E anche tu che mi stai leggendo sei, con ogni probabilità, una “vittima” anche se, secondo le statistiche, la cosa più probabile è che tu non abbia gli anticorpi.

È toccato prima ai cinesi ma io non ero cinese, poi è toccato agli italiani del Nord e, infine, è toccato a me.

Il virus mi ha reso veneziana e lo considero un onore.

Oggi è l’otto marzo, nessun corteo, nessuno striscione.

Se mi avessero detto che, dalla sera alla mattina, molte donne occidentali si sarebbero coperte il viso senza che alcuna religione o dittatura glielo imponesse, non ci avrei creduto. E invece in strada si vedono odalische con la mascherina. Femministe a volto coperto che celebrano la Festa della Donna come le favorite di un harem.

Io non ho paura della malattia. Ho paura dell’intolleranza e dei pregiudizi che questa psicosi collettiva potrebbe portare con sé. Un giorno, a Milano, insultano e aggrediscono una donna cinese chiamandola “virus”, il giorno dopo negano l’ingresso ai milanesi in tutto il mondo e, infine, tutti gli italiani vengono trattati come appestati, invece di riconoscere che siamo in un mondo globale nel quale tutti i problemi sono globali.

Da straniera che ama l’Italia mi pare che questo paese sia stato trattato ingiustamente dalla comunità internazionale. Dire, come ha fatto la Cnn, che è il focolaio mondiale della pandemia è un’informazione gravemente scorretta e, soprattutto, una enorme menzogna.

L’Italia sta facendo più controlli e più sacrifici di qualunque altro paese, per tenere sotto controllo la malattia e salvare vite umane.

La paura del virus è una epidemia di panico. Una psicosi collettiva come la “caccia alle streghe” del Medioevo.

Ogni precauzione sembra insufficiente per proteggere le persone che amiamo. Ma la crisi economica è un rischio molto più reale del coronavirus.

A Venezia, il primo contagiato ricoverato nell’Ospedale Civile è stato un anziano di 88 anni il cui fisico, per fortuna, sembra avviato a sconfiggere la malattia. Di conseguenza il Carnevale è stato sospeso, mentre oltre ventimila persone erano a Piazza San Marco a vedere il Volo dell’Aquila, la cerimonia di chiusura nella quale un politico si lancia dal campanile per raggiungere un palco sorretto solo da una corda. Una metafora di ciò che è accaduto con la decisione del sindaco di Venezia e del presidente della Regione. Non si sa il danno che può fare il virus, ma tutti i veneziani avvertono perfettamente il danno economico delle prenotazioni alberghiere cancellate da milioni di turisti.

Un bar di Cannaregio ha esposto un cartello in vetrina: “Non abbiamo chiuso neanche sotto i bombardamenti e non ci spaventeranno adesso con qualcosa che non si vede”. La paura non si vede, eppure è più pericolosa delle bombe. I caffè di Piazza San Marco hanno invitato ieri all’ultimo spritz gratuito e la laguna è un paradiso nel quale risuonano i passi dei cittadini, invece della musica delle rotelle delle valigie dei turisti.

Da parte mia, ho solo paura della paura. Secondo un mio amico medico il virus provocherà più morti per le patologie che non potranno essere trattate a causa del virus o per la paranoia del virus in sé.

La verità è la prima vittima di qualsiasi guerra e oggi quella del coronavirus è una guerra contro la verità.

Perché la salute mentale è la più importante vittima del virus. Un virus che, secondo gli esperti, non produce sintomi in nove persone su dieci e che, al momento, risulta pericoloso solo per coloro che hanno serie patologie già in essere. Di fatto, le morti in Italia non sono state morti “per” il virus ma morti “con” il virus, in casi di pazienti in terapia intensiva perché malati di cancro, polmonite o di uno tra i più disparati bacilli ospedalieri. Il virus ospedaliero è una minaccia reale ma non provoca panico come questo “virus cinese” che ci ricorda il pericolo giallo della Guerra Fredda.

Per gli esseri umani tutto si limita a sapere se siamo amati, come paese, come cittadini, come persone.

Un decreto ci proibisce di avvicinarci a più di un metro di distanza. Potranno proibire i baci e gli abbracci. Non potranno proibire l’amore.

L’amore è diventato clandestino come gli incontri letterari, come le riunioni con tanti amici. La solitudine è il principale comandamento per la nuova religione della paura. Un comandamento che, per il momento, pochi riescono ad osservare.

Il virus è anche un test per vedere se ci vogliono bene. Quelli che ti vogliono bene, ti chiamano, ti invitano a casa loro. Vieni, fatti abbracciare, non ho paura di te. Sei tu che hai paura di abbracciarli perché vuoi bene a loro.

Quelli che ti vogliono meno bene, o magari te ne vogliono di più ma hanno anche più paura, ti dicono di non tornare, di non venire. Ti vogliamo bene ma non venire, non entrare a casa nostra.

È la paura che genera paura.

L’epidemia di paura per la quale non abbiamo anticorpi.

Da dove viene questa paura? È nei nostri geni. Tutti noi, nessuno escluso, discendiamo dai sopravvissuti di molte pesti che hanno flagellato l’Europa. In particolare la peste nera del 1340 che decimò la popolazione al punto che la fame, che seguì la peste, fu ancora peggiore, perché non c’era più nessuno a lavorare la terra.

I nostri antenati sopravvissero alla peste e alla fame, trasmettendoci non solo i geni salvatori, ma anche la paura atavica e primitiva di quella piaga. Un timore che non è razionale. Ed ecco le mascherine, la fuga.

La peste in Europa fu la scusa per la persecuzione dei diversi, perché il virus dà briglia sciolta al nostro odio, lasciando libere le nostre paure. Gli ebrei, le streghe e perfino i gatti furono le vittime dell’odio medievale.

Bisogna trovare un colpevole per sentire che abbiamo ancora il controllo, perché il nemico invisibile al quale non possiamo restituire i colpi, ci fa soffrire più di chiunque altro. Questo è il fantasma che i coronavirus ha risvegliato. Lo spettro delle pesti passate e la paura di quelle future.

Il cambiamento climatico è più pericoloso per l’umanità ma ci fa meno paura, perché della peste abbiamo un timore ancestrale, anche se i nostri antenati sono sopravvissuti. Dell’estinzione dei dinosauri causata dal cambiamento climatico non c’è memoria, perché i dinosauri sono tutti morti.

La peste è stato il grande tema della letteratura da La maschera della morte rossa di Edgar Allan Poe a La peste di Camus.

La poesia è un virus carico di futuro. La nostra arma contro il virus della paura.

In Italia, a Venezia, la peste portò la ricchezza. L’epidemia, infatti, uccise così tanta gente che i sopravvissuti si divisero i loro palazzi.

Il coronavirus è la peste. Non sterminerà la popolazione europea ma potrebbe distruggere l’Unione Europea. Poco dopo la Brexit, gli stati membri chiedono la chiusura delle frontiere. La paura non ha passaporto. Sono la convivenza, la fiducia negli altri, l’economia e la salute mentale a correre rischi.

Venezia, che inventò le quarantene e un’isola lazzaretto per evitare le piaghe, ora vede come tutti le danno le spalle e le chiudono la porta in faccia. Ma nell’isola della laguna, l’isola dei mangiatori di loto, noi siamo felici. Con libri clandestini, con abbracci clandestini, perfino con baci clandestini, andiamo avanti.

Nel frattempo a Venezia, gli appestati mangiano e bevono, godendosi ogni minuto come fosse l’ultimo perché, con o senza il coronavirus, il nostro vero problema e la nostra vera grandezza, è che siamo immortali e il tempo è l’unico lusso che non possiamo permetterci.

©EUGENIA RICO

Nata in Spagna, Eugenia Rico vive da anni a Venezia. E’ autrice di numerosi romanzi pluripremiati e tradotti nel mondo, tra cui sono apparsi in Italia Gli amanti, Il sentiero del diavolo e La morte bianca, tutti pubblicati da Elliot edizioni.


Traduzione dallo spagnolo di Pierpaolo Marchetti

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.