Prada esplora il lato oscuro del glamour

(Adnkronos) - Una body consciousness con un risvolto dark. Prada svela il lato oscuro della moda e per la prossima primavera-estate esplora il legame tra il non lavorato e il sensuale, delicatezza e ruvidezza. Un sexy brutalista, tra atmosfere berlinesi e capi che sembrano usciti da un thriller di Brian De Palma o da un horror drama firmato Roman Polanski.

"Gli abiti ruotano intorno al concetto di semplicità, senza inutili complicazioni - spiega Miuccia Prada -. Ritorniamo spesso su questo concetto che ci attrae dal punto di vista politico, teorico ed estetico. In questa collezione abbiamo cercato di unirlo all’idea di ornamento, di bellezza, di come decorare e abbellire, restando semplici”.

In passerella i cappotti grigi da business woman strizzano l’occhio alle atmosfere cupe di ‘Suspiria’, pellicola cult di Dario Argento del 1977 mentre le modelle, fasciate in abiti e cappotti di pelle alla ‘Vampires’, si alternano a pezzi di sartoria e strascichi di tessuto. Il pezzo più iconico è il cappotto ad astuccio con le spalle che sbocciano, lasciando il collo scoperto. Figure virginali e dark lady moderne, che rievocano la Mia Farrow di ‘Rosemary’s Baby’ o la Carmilla dell’omonimo racconto gotico del 1872 di La Fanu. Un incubo chic à Fussli maniera.

“Non c’è spazio per il superfluo o per strutture complicate - osserva Miuccia Prada -. Niente di insensato: il non lavorato, la crudezza, rappresentano la semplicità assoluta. Volevamo creare qualcosa utilizzando uno dei materiali più umili e modesti, la carta. Abbiamo applicato questo sistema di semplificazione e riduzione per generare bellezza”.

Sembrano di carta le shopping bag in nappa stropicciate portate sotto al braccio o a mano o le gonne e i pullover dagli orli non finiti. Non manca l’uniforme Prada sui body a camicia in popeline declinati nei colori industriali, che danno una nota minimalista alla collezione. Ci sono slipdress e note di colore, tutine a camicia attillate e minidress cortissimi, mentre le modelle calcano la passerella chiudendo, con un gesto elegante della mano, giacche e coat. “C’è un senso della vita delle donne - evidenzia Miuccia Prada -. I capi prendono forma dalle esperienze e dall’umanità: non si tratta di ornamenti superficiali ma di tracce di vita che lasciano dei segni. Quello che ci entusiasma è proprio l'idea che gli abiti siano plasmati dall’umanità”.

La scenografia dello sfilata, realizzata dal registra di ‘Drive’, Nicolas Winding Refn, è un panopticon in carta nera, che richiama il tessuto a base di carta utilizzato in una serie di abiti strappati e aderenti. “Da tempo ci affascinava l’idea di cedere il controllo del processo creativo a un collaboratore esterno, dare spazio a una nuova prospettiva - argomenta Raf Simons, co-direttore creativo di Prada -. Dal punto di vista artistico, la collaborazione con Nicolas Winding Refn è un concentrato di energia pura: sebbene il suo apporto si concentri sulla sfilata e non sulla collezione, abbiamo tratto ispirazione da lui e dalla sua visione di Prada. La sfilata è un prolungamento e un’espansione del nostro lavoro e del mondo”.

E' il senso di Prada per ciò che è fragile, crudo. “Questa collezione - fa notare Raf Simons - più di quelle passate, racchiude punti di vista diversi. In un certo senso rispecchia il cinema, perché testimonia frammenti di un insieme più grande, in cui opere diverse si muovono all’interno di un unico corpo e tra svariati codici stilistici. Il linguaggio utilizzato nell’ambientazione, la carta strappata, si riflette sugli abiti. Ci siamo lasciati entusiasmare dal senso di fragilità, dai gesti sbagliati e dalla sfera della crudezza. Ogni capo porta con sé riflessi di vita, ha un proprio vissuto”. (di Federica Mochi)