A Prato e Roma i cinesi non temono il coronavirus

"La comunità cinese di Prato non ha paura del coronavirus". Ad assicurarlo è Luigi Ye, segretario dell'associazione generale Ramunion Italia, nata nel 2003 in Cina e presente nel nostro paese dal 2009, che si occupa prevalentemente di attività di protezione civile.

Ye, 48 anni e da trenta a Prato, ha spiegato all'AGI che le persone di origine cinese che vivono in città "non hanno timori rispetto a questo virus. La paura fu molto più diffusa fra la comunità di Prato ai tempi della Sars. Le notizie relative al coronavirus ci arrivano dai parenti in Cina, che ci raccontano di misure di prevenzione straordinarie e molto rigide, oltre che di precauzioni davvero particolari. Ma qui, nessuno, ha paura".

A Prato vive e lavora la seconda comunità cinese, per numero di persone, presente in Italia. La prima è a Milano. "La comunità è tranquilla, dal Consolato non ci è arrivata alcuna allerta - ha spiegato ancora Ye - ci è solo pervenuto il consiglio di non partire per la Cina, se non è strettamente necessario. Anche solo uno scalo aereo potrebbe essere a rischio". I cinesi residenti a Prato provengono prevalentemente dalla costa orientale della Cina, molto distante dalla centrale Wuhan, città da cui è iniziata l'epidemia del virus polmonare.

Nessuna ripercussione al momento sull'economia. Non intendono fare allarmismi dalla Camera di Commercio Italo-Cinese, in merito all'infezione da coronavirus. Secondo l'associazione di categoria, con sede nella cittadina Toscana, è ancora presto per le prime valutazioni. "Le notizie che ci arrivano al momento sono quelle che vediamo o leggiamo dai vari mezzi di informazione" proseguono. "Sicuramente è ancora presto per poter fare un bilancio, ma al momento non registriamo ripercussioni a livello economico. Essendo pero' una notizia diffusa da pochi giorni, non abbiamo ancora dati a disposizione, ne' siamo in grado di poter fare delle stime. Occorrerà aspettare qualche settimana per capire, oltre all'entità dell'agente patogeno, le possibili ripercussioni"

"Fra qualche giorno, qui a Prato, festeggeremo il Capodanno cinese come abbiamo sempre fatto - ha commentato Ye - a differenza della scelta fatta in Cina di annullare tutte le cerimonie previste. Perchè qui, davvero, non c'è davvero alcun timore".

E i festeggiamenti per il Capodanno cinese andranno in scena anche a Roma, dove la comunità dell'Esquilino invita a partecipare alle celebrazioni senza timori. Secondo gli organizzatori, infatti, "non c'è rischio di contagio" del coronavirus. Il 2 febbraio - per l'apertura dell'anno del Topo - dalle ore 13 a piazza San Giovanni è in programma la sfilata dei costumi tradizionali delle 56 differenti etnie che vivono nel paese asiatico. "Per il momento non lo rimandiamo perché non c'è rischio di contagio. È una festa per l'integrazione, anzi colgo l'occasione per invitare tutti gli italiani a partecipare. è un momento di grande gioia e lo vogliamo condividere, una festa di pace e conoscenza reciproca", spiega Lucia King, portavoce della comunità cinese a Roma, composta da circa 20 mila persone e concentrata nel quartiere dell'Esquilino.

Dopo la sfilata è in programma anche uno spettacolo, accompagnato da una ventina di stand di promozione della cultura e del turismo cinese. La preoccupazione tra la comunità romana per gli effetti nocivi del virus c'è, tanto che c'è stata una diffusa richiesta di rimborso dei biglietti aerei presi da chi voleva tornare in patria durante la settimana dei festeggiamenti del Capodanno cinese. Questo perché, ragiona la King, si tratta di "una malattia contagiosa e pericolosa perché poco conosciuta, della quale si conoscono soprattutto i primi sintomi". Detto questo però, sottolinea: "Non dobbiamo allarmarci per un pericolo che in Italia non esiste".

Quanto alla flessione di clienti registrata da alcuni ristoranti che propongono cibo cinese, King commenta: "Se uno ha paura di andare in un ristorante cinese dovrebbe avere paura anche di andare in tutti gli altri visto il modo in cui si propaga il virus, da uomo a uomo". Poi la portavoce della comunità lancia un consiglio sulla prevenzione del contagio. "Sono rientrata da Shanghai l'altra sera, il volo veniva in precedenza da un'altra città. Sono stata 10 giorni e ho vissuto l'inizio del contagio. A Shanghai la situazione è tranquilla, si va in giro con le mascherine, ma il controllo per l'espatrio è molto rigido, con misuratore per la febbre. La cosa che ci ha sorpresi è che, nonostante ci avessero fatto firmare un modulo in aereo, poi non abbiamo trovato alcuno scanner termico una volta arrivati in Italia".