Prc: pastori sardi subiscono repressione come i no Tav

Pol/Luc

Roma, 14 gen. (askanews) - "Sono ormai più di mille i pastori indagati per le proteste dell'anno scorso. Gli ultimi 20 avvisi di garanzia sono arrivati tra Natale e Capodanno. Un regalo che suona come una beffa: prima la politica, Salvini in primis, ha promesso di intervenire, poi arriva la repressione. Prima delle elezioni regionali in Sardegna Salvini la sparava grossa a reti unificate: 'Non mi alzo da questo tavolo se il latte non viene pagato un euro a litro'. L'impegno a portare a 1 euro a litro il prezzo del latte non è stato mantenuto mentre fioccano comunicazioni giudiziarie". Lo affermano in una nota Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Prc-Sinistra europea, e Pierluigi Mulliri, segretario regionale Sardegna.

"Alla fine - sottolineano - la politica non ha avuto il coraggio di schierarsi contro gli industriali e la grande distribuzione che speculano sul lavoro degli allevatori. Le questioni poste dalla protesta sono sacrosante e non ci si può nascondere dietro al libero mercato. Non pare emergere la volontà di riformare il settore a partire dalla rivendicazione elementare che venga fissato un prezzo di riferimento del latte pari almeno ai costi di produzione che dovrebbero essere certificati da un ente pubblico e indipendente come l'ISMEA ( Istituto di servizio per il mercato agricolo). I pastori sardi subiscono la repressione come i no tav della Val di Susa o i lavoratori che protestavano a Prato perché senza stipendio da 7 mesi. Chiediamo l'abolizione delle norme che criminalizzano protesta sociale contenute nei decreti sicurezza di Salvini e l'approvazione da parte del parlamento di un provvedimento di amnistia per i reati sociali. Non è giusto che i pastori debbano passare i prossimi anni a difendersi nei tribunali".