PreCop26, ambientalisti: MiTe fa ripartite procedure pro-fossili

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Image from askanews web site
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Roma, 1 ott. (askanews) - Per gli ambientalisti è un "inaccettabile messaggio pro-fossili" del Ministero della Transizione Ecologica (MiTe) guidato da Roberto Cingolani, e per di più in apertura della PreCop26. In assenza dell'adozione del PiTESAI, il cosiddetto Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee, entro il 30 settembre - denunciano Greenpeace Italia, Legambiente e Wwf in un comunicato - si sono rimessi in moto i procedimenti autorizzativi vecchi e nuovi (compresi quelli di Valutazione di Impatto Ambientale) per la prospezione e ricerca degli idrocarburi, che erano stati sospesi sino a fine settembre e che ricominceranno a minacciare circa 91mila chilometri quadrati di mare e 26mila kmq sulla terraferma.

Le tre organizzazioni ricordano di aver già lanciato l'allarme con una lettera al Ministro Cingolani sin dal 9 settembre scorso paventando che questo sarebbe stato l'esito inevitabile, visto che non c'era il tempo per il perfezionamento della procedura VAS sulla proposta di PiTESAI e per l'intesa con la Conferenza unificata per le attività legate alle trivellazioni a terra, prima di adottare il Piano.

Ciò comporta per le sole attività a mare, hanno sottolineato le tre associazioni sulla base dei dati riportati nella stessa proposta di PiTESAI, che riparta l'iter per: 5 istanze di permesso di prospezione in mare, di cui è in corso la valutazione ambientale, per un totale di 68.335 kmq; 24 istanze di permesso di ricerca in mare (alcune delle quali con la procedura di VIA in corso) per un totale di 13.777 kmq e che coinvolgono il Canale di Sicilia (4 istanze), le coste dell'Adriatico tra le Marche e l'Abruzzo (7 istanze), le coste di fronte la Puglia (10 istanze) e il Golfo di Taranto (3 istanze); 1 istanza di concessione di coltivazione nel Golfo di Venezia e 20 permessi di ricerca - per un totale di 8.872 kmq - che erano stati congelati in attesa dell'approvazione del piano e che coinvolgono il Golfo di Venezia (7 permessi), il Canale di Sicilia (4), le coste di fronte alla Puglia (4), Calabria (4) e l'Adriatico di fronte la costa anconetana.

Per la terraferma, hanno proseguito le Associazioni, ripartono, invece: 56 le istanze (di cui 50 per permessi di ricerca) per 11.483 kmq che riprenderanno l'iter amministrativo e che riguardano Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lombardia, Molise e Puglia. 43 invece i permessi di ricerca per 14.473 kmq e che vedono coinvolte oltre alle regioni precedenti anche Piemonte, Sicilia, Veneto e Marche.

"Abbiamo la netta impressione che qualcuno abbia voluto bluffare per mettere tutti di fronte al fatto compiuto. Come abbiamo denunciato nelle nostre Osservazioni mandate il 13 settembre al termine dei 60 giorni concessi per la consultazione, la proposta di PiTESAI, presentata con grande ritardo in VAS il 15 luglio scorso, è una scatola vuota, a malapena un 'documento di indirizzo' senza alcun impegno serio, coerente con il target di decarbonizzazione al 2050 concordato con l'Europa e quindi con la necessità di indicare un tassativo termine di tempo per la cessazione di qualsiasi concessione e per la dismissione progressiva delle piattaforme in Italia. Non era quindi materialmente possibile che si arrivasse ad integrare il Piano e a farlo adottare, nei 16 giorni successivi alla chiusura il 14/9 delle consultazioni per la VAS. Troviamo che sia singolare che al MiTE nessuno si sia allarmato visto che, dopo la riorganizzazione dei Ministeri del marzo scorso, in questo dicastero convivono sia la direzione che ha redatto la proposta di Piano che quella che deve valutarlo", hanno commentato Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia.

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