Pregliasco: "Sui mezzi pubblici dobbiamo considerarci tutti infetti. La mascherina è cintura di sicurezza"

Adalgisa Marrocco
·Contributor HuffPost Italia
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Fabrizio Pregliasco; affollamento in una fermata metro (Photo: ansa - getty)
Fabrizio Pregliasco; affollamento in una fermata metro (Photo: ansa - getty)

“Sui mezzi pubblici ognuno di noi è chiamato ad adottare un nuovo galateo. La responsabilità è collettiva: quando saliamo su un autobus, in metro o su un treno dobbiamo considerarci tutti malati Covid-19. La mascherina deve diventare la nostra cintura di sicurezza”. A parlare all’HuffPost è Fabrizio Pregliasco, virologo e direttore sanitario dell’ospedale Galeazzi di Milano che traccia la rotta delle misure da prendere per evitare che il trasporto pubblico diventi un preoccupante veicolo di contagio.

Pregliasco sottolinea come spesso, soprattutto da parte dei giovani, venga riferito che “la mascherina viene indossata appena saliti sui mezzi per poi essere tolta nel corso del viaggio. È auspicabile anche se triste dire che, in questa situazione, le disposizioni stringenti e le sanzioni devono essere applicate”.

Per il virologo distanziamento, mascherina e igiene delle mani devono rimanere tre punti fermi nella lotta al coronavirus, anche per l’utenza del pubblico trasporto. “Vale il principio dell’uso generalizzato della mascherina: salendo sui mezzi pubblici ognuno di noi deve considerarsi potenzialmente contagioso. E non bisogna dimenticare l’igiene delle mani: questo è un aspetto che non viene abbastanza sottolineato, molti dimenticano che toccare del materiale contaminato non è un’evenienza impossibile. Dobbiamo perciò premurarci di sanificare le mani in maniera sistematica”.

Un quarto elemento a cui prestare attenzione è “il silenzio”. “È banale ma cruciale: quando siamo sui mezzi dobbiamo evitare di parlare, poiché farlo aumenta è le possibilità di diffusione del virus attraverso le goccioline”, sottolinea lo scienziato.

“I gestori del trasporto pubblico? Devono prestare attenzione alla disinfezione degli ambienti in maniera sistematica. La scommessa, difficile, è sull’incremento del numero dei mezzi a disposizione. Anche gli istituti scolastici dovrebbero riorganizzarsi, in modo da scaglionare ingressi ed uscite per evitare assembramenti e affollamenti sui mezzi che gli studenti utilizzano per il tragitto scuola-casa”, aggiunge Fabrizio Pregliasco.

A proposito di tragitti scuola-casa proprio nelle ultime ore, in provincia di Latina, le autorità sanitarie hanno alzato il livello di guardia di fronte alla possibilità di un nuovo cluster legato a una studentessa di San Felice Circeo trovata positiva al Covid-19, che ha utilizzato il bus per recarsi a scuola in un istituto superiore della vicina Terracina. Nella cittadina laziale si stanno registrando molti nuovi casi Covid, anche in relazione alla manifestazione elettorale leghista, a cui il 25 settembre scorso ha preso parte Matteo Salvini e che ha già visto risultare positivo il coordinatore regionale della Lega, il deputato Francesco Zicchieri.

Pur invitando alla massima accortezza, Pregliasco sottolinea che “non dobbiamo cedere all’ipocondria: ieri in treno, per esempio, mi è capitato di incontrare una giovane signora intenta a sanificare ogni superficie. Bisogna essere cauti e attenti, ma evitare eccessi di questo genere per non compromettere la serenità quotidiana”.

A proposito delle modalità di tracciamento dei positivi che usufruiscono dei mezzi pubblici, il virologo afferma che “rintracciare un malato che è salito su un bus, in metro o sul teno rappresenta è una criticità anche per noi sanitari. Perciò ribadisco che l’unico modo per prevenire il contagio in qualità di fruitori del trasporto pubblico è partire dal presupposto ipotetico di essere infetti, agendo di conseguenza. Il ‘nuovo galateo’ deve portarci ad avere le stesse accortezze nei riguardi dei nostri cari e degli sconosciuti”.

E a proposito della famiglia, lo scienziato conclude sottolineando che “i nuovi contagi sono per il 70% di origine familiare. Anche in questo caso l’invito è alla massima accortezza: non possiamo sapere se nostro figlio è positivo o no, ma partire dal presupposto che potrebbe esserlo e comportarci di conseguenza”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.