Pregliasco: "Zone bianche? Le vedo male senza il tracciamento"

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"Le zone bianche? Le vedo male. Il problema è che non dobbiamo perdere l'occasione per darci dentro col tracciamento, invece il rischio è che si facciano meno tamponi perché più tamponi si fanno più casi emergono e più le regioni rischiano di retrocedere nella gamma dei colori". Lo dice all'Adnkronos Salute il virologo Fabrizio Pregliasco dell'Università Statale di Milano.

"Avrebbe dovuto essere un meccanismo premiante: più ne fai meglio è - dice Pregliasco - invece è tutto il contrario. Bisognerebbe inserire - propone - una quota standard sulla base della popolazione coinvolta".

Quanto alle "aperture che noi stiamo facendo con un entusiasmo persino eccessivo" Pregliasco punta il dito contro i comportamenti scorretti: "I giovani sono terribili, li ho visti in giro. Non gli ho detto niente - conclude - perché ero in macchina".

Capitolo vaccino: "A me non dispiace l'idea di un obbligo vaccinale. E' una sconfitta per certi versi, ma può essere risolutivo soprattutto per le fasce più a rischio che sono gli anziani".

"L'approccio - ricorda Pregliasco - era stato sin da subito quello di non mettere l'obbligatorietà, quindi sarebbe un ritornare indietro che verrebbe più capito se ci dovesse essere una quarta ondata, ma in una fase come questa in cui c'è un liberi tutti non verrebbe compreso. L'importante - conclude il virologo - ora è vaccinare chiunque lo voglia".

Si parla di richiamo o terza dose. "Sarebbe meglio riuscire ad aggiornare il vaccino prima della terza dose ma per massimizzare, considerato anche lo sforzo che c'è dietro, per ora direi diamoci dentro col primo giro e organizziamoci in modo che ci possa essere nel 2022 la terza dose", osserva.

"Ancora non abbiamo informazioni precise - chiarisce Pregliasco - per dire quando il richiamo andrà fatto. Non sappiamo quanto dura l'immunità. Un bel test è stato a sei mesi e abbiamo visto che la presenza anticorpale è ancora buona, è probabile che si attesti molto di più e magari rimanga anche una protezione residua, quindi davvero ancora non lo sappiamo".

"E' prevedibile - afferma il virologo - che servirà come per tutti i coronavirus. E magari alla fine di questo primo giro, quando non avremmo ancora raggiunto l'immunità di gregge, magari per gli anziani e i soggetti più esposti sarà necessario un richiamo sulla base di una strategia simil-influenza. Tanto è vero - conclude - che Moderna sta già sviluppando un vaccino che protegga da influenza e Covid-19".