Premier giapponese non andrà a inaugurazione presidenza sudcoreana

Image from askanews web site
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Roma, 2 mag. (askanews) - Il primo ministro giapponese Fumio Kishida non sarà all'inaugurazione del nuovo presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol. La scelta di Tokyo di non rispondere positivamente alla richiesta di Seoul di avere il primo ministro per la cerimonia del 10 maggio è legata - secondo quanto scrive l'agenzia di stampa Kyodo - ai dissapori tra i due paesi, entrambi alleati regionali degli Usa, su questioni storiche.

A sostituire il capo del governo, sarà il ministro degli Esteri Yoshimasa Hayashi.

Tokyo e Seoul sono in polemica tra loro in merito a una serie di questioni collegate al passato coloniale. Il Giappone ha mantenuto il controllo della Corea tra il 1910 e il 1945. Seoul chiede risarcimenti e scuse per le vicende legate allo sfruttamento della prostituzione forzata nei bordelli militari dell'Armata imperiale nipponica, il caso delle cosiddette "donne di conforto", e per l'utilizzo di lavoro forzato coreano. Invece secono il governo giapponese gli obblighi sono stati assolti con i diversi trattati e accordi multilaterali e bilaterali che si sono susseguiti.

Hayashi avrà incontri con alcuni dei principali esponenti del nuovo governo conservatore sudcoreano con la speranza di aprire nuovi canali di dialogo, dopo che gli anni della presidenza del progressista Moon Jae-in hanno coinciso con un livello particolarmente basso dei rapporti.

Yoon ha già dato qualche segnale in questo senso, inviando la scorsa settimana una delegaizone in Giappone per incontri con Kishida, Hayashi e altri ministri.

Il primo ministro giapponese ha assicurato che Tokyo non intende tergiversare nei tentativi di migliorare i rapporti, ma per lui resta fermo il fatto che gli accordi per la soluzione delle dispute - a partire da quello del 2015 che ha chiuso, secondo il Giappone "in maniera irreversibile", la questione delle donne di conforto - non debbano essere di nuovo toccati.

L'inaugurazione del mandato di Yoon viene in un momento particolare. Gli Stati uniti sono concentrati sul sostegno all'Ucraina, invasa dalla Russia, e al contenimento della Cina. Per questo spingono per rafforzare una cooperazione trilaterale sulla sicurezza con Giappone e Corea del Sud, tenendo anche presente la rinnovata minaccia nordcoreana sul piano missilistico e nucleare.

L'accesso alla presidenza di Moon non fu in pompa magna e avvenne senza l'invito a dignitari stranieri, anche perché il presidente oggi uscente succedeva a Park Geun-hye, dimissionaria per gli scandali di corruzione che la portarono poi in galera.

Durante il suo quinquennio, Moon ha cercato di porre di nuovo le questioni di guerra al Giappone, trovando la porta chiusa. A esacerbare ulteriormente il clima sono stati anche la disputa territoriale sulla piccola isola di Takeshima (Dokdo per i coreani) e le restrizioni imposte dal Giappone sull'import di semiconduttori sudcoreani, imposte da luglio 2019.

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