Premier Singapore: rischio che in Asia inizi corsa armi nucleari

Image from askanews web site
Image from askanews web site

Roma, 26 mag. (askanews) - L'influente primo ministro di Singapore Lee Hsien Loong ha lanciato oggi, parlando alla conferenza "The Future of Asia" organizzata dal giornale giapponese Nikkei, un allarme rispetto alla possibilità che in Asia si sviluppi una "corsa agli armamenti", con particolare riferimento alla proliferazione nucleare, segnalando che anche in paesi come Giappone e Corea del Sud ci siano voci che non escludono questa opzione.

"In Giappone e Corea del Sud questioni sensibili sono state sollevate pubblicamente e, tra queste, quella di permettere che armi nucleari vengano dispiegate sui loro territori, o andando ancor un passo oltre, di costruire capacità per sviluppare tali armi", ha segnalato Lee, facendo implicito riferimento tra l'altro all'ex primo ministro nipponico Shinzo Abe che ha proposto di superare la dottrina dei "tre no nucleari" (non possedere, non sviluppare, non permettere di introdurre nel paese) per quanto riguarda le armi nucleari.

"Se noi guardiamo al tema della sicurezza regionale dalla prospettiva delle singole nazioni, noi possiamo finire in una corsa agli armamenti, con un esito incerto", ha continuato il primo ministro di Singapore, il quale ha invitato a "lavorare assieme per rafforzare la sicurezza collettiva".

Il punto più caldo, al momento, è - secondo Lee - la "difficile relazione" tra gli Stati uniti e la Cina. "Se Usa e Cina continuano su questa strada, questo porterà a un'ulteriore biforcazione della tecnologia e a una separazione delle catene di fornitura, con conseguenze peggiori non volute", ha spiegato. Per questo, il primo ministro ha auspicato che si ritorni a una dinamica che funzionò durante la guerra fredda: i canali di comunicazione riservati tra le superpotenze. "E' necessario mettere in piedi a stabilire tali canali tra Usa e Cina e tra altri paesi che hanno dispute reciproche", ha detto il capo del governo della città-stato. Perché l'Asia è una polveriera, che racchiude diversi punti caldi come la Penisola coreana, lo stretto di Taiwan e il Mar cinese meridionale. "I paesi - ha spiegato - devono essere molto coscenziosi e cauti nel gestire potenziali scintille che possono innescare il conflitto".

Il terreno su cui è possibile gestire questi punti-caldi e smorzare il pericolo, secondo Lee, è quello dell'economia e del libero commercio. Per questo Singapore è stata tra i paesi che hanno promosso con entusiasmo la Cornice economica indo-pacifica (IPEF) annunciata in occasione della visita del presidente Usa Joe Biden nella regione nei giorni scorsi.

Ora però si deve aprire alla Cina, perché - ha ragionato Lee - si tratta di un player fondamentale della regione, che non può essere marginalizzato. "E' molto meglio che l'economia della Cina sia integrata nella regione piuttosto che operi in proprio, con regole differenti", ha segnalato l'anziano primo ministro. Per questo, a suo dire, va evitato che "i paesi asiatici si debbano dividere in due campi", in base alla rivalità Usa-Cina.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli