Premio Strega 2021, vince Emanuele Trevi con "Due vite"

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Emanuele Trevi (Photo: GF)
Emanuele Trevi (Photo: GF)

“Tutto il Premio Strega è auto conservazione e io ne sono il maestro”, ci dice Emanuele Trevi appena entriamo al Ninfeo di Valle Giulia, consueta location anche di questa 75esima edizione, la seconda in epoca Covid, vinta da lui con il libro Due vite (Neri Pozza) che ha ricevuto 187 voti. “È la storia della mia amicizia con Rocco Carbone e Pia Pera immaginati dentro un’incertezza del futuro”, ci ha spiegato l’autore dedicando il premio a sua madre “mancata durante questo periodo infernale della storia umana, che di sicuro si sarebbe divertita tantissimo, perché amava tutte le gare da XFactor a Sanremo”. L’altra dedica è per il fotografo Lorenzo Capellini, grande amico di Parise e Moravia e suo, “che ora è in ospedale e il mio pensiero va a lui”.

I 589 voti espressi da circa l’89% degli aventi diritto degli Amici della Domenica, hanno portato al secondo posto

Donatella Di Pietrantonio con Borgo Sud (Einaudi 135 voti), al terzo Edith Bruck, Il pane perduto (La Nave di Teseo con 123 voti), già vincitrice del Premio Strega Giovani, al quarto Giulia Caminito con L’acqua del lago non è mai dolce (Bompiani con 78 voti) e alquinto Andrea Bajani con Il libro delle case (Feltrinelli con 66 voti).

“I libri - ha ricordato Trevi - sono riparazioni. Nel momento in cui dai qualcosa non ti rendi conto del loro valore. Dobbiamo imporci e capire quello che hanno le persone a cui vogliamo bene e che ce ne vogliono, nel momento in cui ci sono. Oggi ho una coscienza più netta delle cose quando accadono. La bellezza di Carbone e Pera (i due protagonisti del suo romanzo, ndr) che erano anche due miei amici, all’epoca non l’avevo percepita. Oggi è diverso. Bisogna dire le cose quando si è ancora in tempo. A loro sono almeno riuscito a dire che gli ho voluto bene. Non correre a conclusioni affrettate è quello che mi consigliava lei e ne ho fatto tesoro”.

“Due vite” - come detto - racconta appunto la storia di amicizia di Emanuele Trevi con Rocco Carbone e Pia Pera, due scrittori scomparsi troppo giovani, una storia delle sconfitte e delle euforie, dei litigi e dei gesti indimenticabili, delle notti romane e del dolore di averli persi. “Un libro che è il modo di tenerli vicini, anche se il tempo che passa cerca di allontanarli”, come l’ha definito Francesco Piccolo che l’ha proposto allo Strega. Le storie, la memoria, la riflessione, le divagazioni e la distrazione sono tutte caratteristiche della scrittura di Trevi e della sua capacità di tirarci dentro un tempo e un luogo che non pensavamo ci riguardasse così tanto. Un libro capace di trasformare l’intimità e la malinconia in letteratura, rendendole universali a avvicinandole alle vite di tutti ed e forse anche per questo che è piaciuto così tanto.

Un Premio Strega, quello a cui abbiamo partecipato ieri sera, “della rinascita e dell’innovazione”, come l’ha definito all’HuffPost Mario Andreose, presidente e socio fondatore della casa editrice La nave di Teseo con Elisabetta Sgarbi e il compianto Umberto Eco. Un’innovazione che ha portato alle nuove regole e a un risultato meno scontato”, ha aggiunto. C’è stata davvero “suspence e freschezza” (tranne che nell’aria), un voglia di ricominciare, di uscire e di normalità che abbiamo percepito - sentito” come ci ha detto sempre Andreose, il più elegante della serata con una giacca in lino bianca e pantaloni beige come la cravatta con tante farfalle celesti.

Particolare il look di Emanuele Trevi in un dettaglio: le sneakers. A Benevento, un mese fa, disse che ci avrebbe stupito con un look particolare per la finale è così è andata, presentandosi con giacca e pantaloni blu ma con un paio di scarpe della Lidl, le più discusse e chiacchierate durante il lockdown. Ad accompagnarlo, la sua ex moglie, la scrittrice Chiara Gamberale, visibilmente emozionata come l’amica di sempre Elena Stancanelli. Allo stesso tavolo con lui c’erano anche Dacia Maraini, in splendida forma, Francesco Piccolo e Niccolò Ammaniti. Gran festa fino a tarda notte sulla Terrazza Borromini, con vista su Piazza Navona, con i suoi amici e tutta la squadra della casa editrice Neri Pozza che per la prima volta ha vinto lo Strega. “In una piccola casa editrice, conosci tutti, è la mia è una meravigliosa comunità di persone, una grande squadra, un lievito buono che fa venire bene un libro”.

Tra le altre curiosità della serata - a cui hanno partecipato anche Clemente Mastella, Pietro Grasso, Vittorio Sgarbi nell’assenza della Raggi - gli abiti della Bruck (“il secondo che ho comprato dopo anni”) e della Di Pietrantonio. “L’ho comprato a Penne, il mio paesino di 12mila abitanti dove c’è una qualità della vita e di prodotti che uno non si aspetta” - ci dice con orgoglio la scrittrice abruzzese che al collo ha un “Amorino” di Scanno e sulla mano la scritta “DDL Zan”: “Per il poco che posso, ha tenuto a precisare, vorrei unire la mia voce sull’urgenza di questa legge uscendo da tatticismi, equilibrismi e strumentalizzazioni che ritardano in maniera vergognosa la sua approvazione”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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