Prende sempre più corpo la linea accusatoria contro il 49enne che sarebbe anche reo confesso

Romina Vento
Romina Vento

Romina Vento annegata ed uccisa dal compagno: i risultati dell’autopsia indicano i segni di un annegamento da costrizione e prende sempre più corpo la linea accusatoria contro il marito, il 49enne Carlo Fumagalli che sarebbe peraltro reo confesso del crimine. Romina Vento era morta nell’Adda il 19 aprile scorso dopo che l’auto su cui viaggiava con il marito era finita in acqua. La prima versione del marito, Carlo Fumagalli, era quella per cui Romina era tragicamente annegata e lui si sarebbe salvato raggiungendo a nuoto la riva.

Romina Vento annegata dal compagno di vita

Fumagalli era finito in carcere, accusato di omicidio volontario aggravato. E da questo punto di vista gli esiti dell’esame post mortem avrebbero confermato quello che già è in punto di procedura in ordine alle misure di cautela adottate dalla procura. Perché? Perché l’autopsia sul corpo di Romina Vento avrebbe fornito elementi molto chiari nel novero delle potenziali prove a carico del fermato.

L’autopsia eseguita dal professor Tajana

L’esame autoptico è stato eseguito ieri, 26 aprile, dal medico legale Luca Tajana dell’Università di Pavia. Sul corpo della 44enne ci sarebbero evidenti esiti di annegamento. Il cadavere non avrebbe lesioni ma segni di un annegamento di tipo “costrittivo”, cioè dovuto a causa meccaniche su cui le parti dibatteranno molto in un eventuale procedimento in Corte di Assise. Molti media, fra cui L’Eco di Bergamo, riportano la notizia ancora non confermata da fonte primaria per cui lo stesso marito della vittima avrebbe confessato di aver trattenuto sua moglie sott’acqua.

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