Prescrizione, Davigo: allarme spropositato, effetti tra 7 anni

Pol/Gal

Roma, 4 feb. (askanews) - "Se un paese che non ha la prescrizione è barbaro e incivile allora tutta l'Europa, con l'eccezione della Grecia, è barbara e incivile. Bisogna pensare a quello che si dice perché questa cosa non riesco proprio a capirla". Piercamillo Davigo, magistrato di Cassazione e membro del Csm, commenta così a Circo Massimo su Radio Capital gli attacchi che arrivano dal fronte politico, Italia Viva in particolare, allo stop alla prescrizione.

"Si protesta contro una legge già in vigore - aggiunge Davigo - anche se il nuovo regime si applica solo ai reati commessi dal primo gennaio e i primi effetti si vedranno dopo la metà del 2027. La corsa all'allarme mi sembra spropositata perché ci sono 7 anni per far fronte e difetti e difficoltà".

Secondo il magistrato "una delle cause della durata dei processi è proprio la prescrizione perché incentiva comportamenti dilatori. Quando è entrato in vigore il nuovo codice circa 30 anni fa avevamo segnalato il problema della durata dei processi e che quel codice avrebbe aggravato i problemi. Si diceva che con il patteggiamento ci sarebbero stati pochi dibattimenti. E non è successo. Anche perché ci sono state tre tra amnistie e indulti nel frattempo. Ora si torna a parlare di amnistia mentre la prescrizione è diventata ciò che prima era l'amnistia. E' una cosa priva di senso. Un conto è non fare i processi dall'inizio, un conto è farli e buttarli via. E' una cosa dissennata".

A chi propone una moratoria sullo stop alla prescrizione in attesa che si facciano le norme per accelerare i processi Davigo risponde che "la moratoria c'è già, come ho detto prima, ed è di 7 anni e mezzo. Poi c'è il mantra della destinazione delle risorse e soldi non ci sono e non ci saranno per anni, visto il nostro debito pubblico. Si parla dell'aumento del numero dei magistrati ma intanto è difficile reclutarli. Non riusciamo a coprire i posti messi a concorso, nonostante ci siano molti candidati, perché i laureati non hanno spesso il livello adeguato. E poi ripeto che c'è il debito pubblico spaventoso. Il problema dei processi troppo lunghi non è solo un problema di risorse ma di procedure. Faccio un esempio. Nel rito ordinario per acquisire gli atti del Pubblico Ministero e farli vedere al giudice ci vuole, a parte gli atti irripetibili, il consenso delle parti e il consenso del difensore e dell'imputato non c'è mai. Facciamo il caso di un libretto di assegni rubati. Se gli assegni sono stati usati in città diverse devi essere chiamato a testimoniare in tutte quelle città perché non si può acquisire la denuncia senza il consenso del difensore, che non dà, e questo non c'entra niente con le garanzie. E' solo una tattica dilatoria".