Presidente della Repubblica: le donne che hanno ricevuto voti per il Colle

Presidente della Repubblica: le donne che hanno ricevuto voti per il Colle

Le donne e la politica italiana. Un percorso da sempre tortuoso, ricco di pregiudizi e di ostacoli, soprattutto quando si tratta di ricoprire ruoli istituzionali di prestigio e di enorme responsabilità, di entrare nella stanza dei bottoni e poter prendere le decisioni più delicate per il Paese.

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Ma il vento sta cambiando, i tempi sono maturi. Una donna potrebbe salire al Colle, nulla lo vieta, nemmeno la Costituzione. Tante figure femminili di rilievo, colte, preparate e determinate, hanno sfiorato l’impresa, bloccate a un passo dalla porta del Quirinale.

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In principio fu Ottavia Penna. Quando, nel 1946, 32 parlamentari provarono a votare, contro Enrico De Nicola, candidato alla Presidenza della nascente Repubblica, la Baronessa, la loro “provocazione” fu bollata come uno scherzo nemmeno spiritoso. La Costituzione era in fieri e il diritto di voto alle donne era stato contemplato per la prima volta da una Legge del 1945.

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Ottavia Penna da Caltagirone, nata baronessina Buscemi, era una antifascista, eletta alla Costituente nella città culla della Dc. Aveva studiato al Poggio Imperiale, poi a Trinità dei Monti. Guglielmo Giannini, leader dell'Uomo qualunque, la descriveva come “una donna colta, intelligente, una sposa, una madre. L'abbiamo scelta per opporla alla tirannia dei tre arbitri della cosiddetta democrazia: costituisce per noi la condanna di un mondo politico incancrenito". Giannini la candidò contro De Nicola, che ebbe l'80 per cento dei voti. Penna lasciò la politica delusa "dai compromessi”.

Si dovettero aspettare 32 anni perché un'altra donna, la democristiana Ines Boffardi, potesse prendere un voto per il Quirinale. Uno di numero e battute ironiche in Aula. E' il 29 giugno 1978. Primo scrutinio dell'elezione che dopo dieci giorni portò all'elezione di Pertini, che dichiarò ai colleghi uomini: "C'è poco da ridere, onorevoli. Anche una donna può diventare presidente, lo sapete?". La Boffardi, la “pasionaria bianca”, era la decima di undici figli, presidente dell'Azione cattolica, due volte sottosegretario con Andreotti con delega alla “questione femminile”, ferrea antiabortista e presidente dei consultori di ispirazione cristiana voluti dalla Cei. Voleva la pensione per le casalinghe, la parità di retribuzione, più donne nelle liste europee.

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In quell’elezione, quattro voti per il Quirinale andarono a Camilla Cederna, la giornalista che aveva appena dato alle stampe "La carriera di un presidente", libro inchiesta che aveva avuto grande parte nelle dimissioni di Giovanni Leone. Tre voti a Eleonora Moro, la "dolcissima Noretta" delle lettere dalla prigionia, a un mese e venti giorni dall'assassinio del marito.

Nel 1985 passò al primo scrutinio Francesco Cossiga. Nell'urna di vimini c’erano ancora otto voti per Cederna, tre per Tina Anselmi. Classe 1927, staffetta partigiana nella brigata Cesare Battisti, veneta. Prima donna ministro in Italia, durante il terzo governo Andreotti. Dal 1981 al 1986 fu presidente della commissione P2.

Maggio 1992, elezione di Scalfaro: toccò a Nilde Iotti. 183 voti al primo scrutinio, 245 al terzo. Passa in testa al quarto: 256. Fra il quinto e il senso combattè con Forlani. A Scalfaro, poi eletto, andarono 6 voti. Iotti andò di nuovo in testa al settimo scrutinio, 233 voti, e all'ottavo. Sparì invece al nono, 3 voti e 200 bianche. Fu eletto Scalfaro due giorni dopo la strage di Capaci. In quell'elezione presidenziale, nel 1992, ebbe un voto Sophia Loren ma erano tempi in cui lo star system era considerato inessenziale: quel voto non risulta agli atti, fu conteggiato come nullo.

Nel 1999, il 13 maggio, Ciampi passò al primo scrutinio. Rosa Russo Jervolino ottenne 16 voti. Emma Bonino, sostenuta dal comitato Emma for president con lo slogan "l'uomo giusto al Quirinale", ne prese 15.

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Nel 2006 si formò il comitato "Tina Anselmi al Quirinale": l'8 maggio iniziarono le votazioni, in tre giorni e quattro scrutini fu eletto Napolitano. Presero 24 voti Franca Rame, 2 Lidia Menapace, partigiana femminista e cattolica. Al secondo scrutinio 3 voti andarono a Maria Gabriella di Savoia figlia di Umberto, 3 voti a Linda Giuva, moglie di D'Alema. Tre alla giornalista Barbara Palombelli.

Per vedere uscire, nelle trattative dei partiti, un nome comune di donna candidato al Colle, bisognò attendere il 2013. Il nome era quello di Anna Finocchiaro. La senatrice e allora capogruppo del Pd al Senato finì nella rosa del segretario del Pd, Pierluigi Bersani, per presentarlo anche a Berlusconi. Lo stop alla corsa della Finocchiaro arrivò da Matteo Renzi. 

Sono passati decenni e tanta acqua sotto i ponti. Ma di una donna Presidente della Repubblica italiana, per ora, nemmeno l’ombra.