Presidenziali francesi: i grandi sconfitti

I grandi sconfitti di questo primo turno sono i due grandi partiti francesi: socialisti e la formazione di centro destra “I repubblicani”, nessuno dei due ha visto passare il proprio candidato al 2° turno.

Il candidato dei Repubblicani, François Fillon:

Déclaration à la suite des résultats du premier tour de l‘élection présidentielle. pic.twitter.com/HD5xNdU1J8— François Fillon (@FrancoisFillon) April 23, 2017

“Mi assumo la totale responsabilità della sconfitta che dipende interamente da me”.

Favorito per la corsa all’Eliseo, Fillon è stato azzoppato dall’inchiesta giornalistica sugli impieghi fittizzi della moglie. Cui è seguita l’inchiesta giudiziaria aperta dalla procura di Parigi per appropriazione indebita e abuso di ufficio.

Contrattaccando e accusando la stampa di creare inchieste a hoc, Fillon ha deciso di non fare quel passo indietro che molti all’interno del partito auspicavano.

La dirigenza del partito si è riunita lunedì per dare le proprie indicazioni di voto con il fine di arginare l’onda lunga del Fronte nazionale di Marine Le Pen al ballottaggio.

I repubblicani chiedono di votare per Macron.

Sconfitta attesa in casa socialista, ma probabilmente non erano attese queste proporzioni: ridotti a un 6% i socialisti questo lunedì non hanno potuto far altro che constatare l’annientamento.

Olivier Faure, capogruppo dei deputati socialisti:

“È chiaro che si tratta della fine di qualcosa e dell’inizio di qualcos’altro. Adesso è nostra responsabilità quella di creare una nuova proposta politica in grado di federare e ci consenta di incarnare una speranza nuova per i francesi”.

Socialist candidate Hamon backs Macron at rally, says there’s difference between a “political adversary and an enemy of the Republic.”— Matt Ford (@fordm) April 23, 2017

Malgrado sia uscito vincente dalle primarie, Benoit Hammon è stato boicottato dagli stessi compagni di partito per le posizioni troppo critiche nei confronti delle politiche del governo socialista.

Non solo, Hamon in effetti ha pagato anche i cinque anni di presidenza Hollande, ritenuta dalla maggioranza dei francesi disastrosa.

Archiviata la corsa all’Eliseo, repubblicani e socialisti guardano ormai alle legislative di giugno.

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