Presidenziali in Iran: chi sono i candidati

Il 19 maggio in Iran si vota per il eleggere il nuovo presidente.

I sondaggi sono quasi inesistenti, tuttavia stando a fonti uffiiciose e a un’indagine demoscopica della televisione di Stato, l’attuale presidente Hassan Rouhani potrebbe essere confermato.

L’Iran resta un Paese strano e imprevedibile, gli esiti delle elezioni spesso hanno costituito una vera e propria sorpresa. Così fu nel 2013, quando le cancellerie occidentali non predissero l’elezione di Rouhani.

Oltre che inattesa, la sua elezione ha cambiatò probabilmente il corso della storia in Iran.

Nel 2013 ha incentrato la campagna elettorale promettendo la fine dell’isoalmente internazionale e una società più libera.

Effettivamente Rouhani ha finalizzato nel 2015 l’accordo sul nucleare, che ha permesso la revoca delle sanzioni internazionali.

Accordo intorno a cui si sono levate le critiche degli oppositori, che l’hanno accusato di aver svenduto il Paese e allo stesso tempo di non aver ridato ossigeno all’economia.

Tra i detrattori, Ebrahim Raisi, il contender più pericoloso. (Uno dei sei politici, la cui candidatura è stata approvata dal Consiglio dei guardiani della Costituzione).

Fedelissimo della guida suprema Ali Khamenei si ritiene possa succedergli.

La sua elezione alla guida del Paese potrebbe essere un primo passo.

Docente di diritto, vuole dare nuovo lustro ai valori della rivoluzione islamica.

Si dice vicino ai poveri, dal 2016 dirige l’Astan Qods Razavi, una fondazione caritatevole multimiliardaria.

Anche Mohammad Baqer Qalibaf è un candidato da tenere sott’occhio.

Ex capo della polizia, è sindaco di Tehran dal 2005. Conservatore e pragmatico, ha partecipato alle presidenziali già nel 2005 e nel 2013 perdendo contro Ahmadinejad e Rouhani.

Eshaq Jahangiri, primo vice presidente iraniano affianca l’attuale presidente, per cui probabilmente si ritirerà in anticipo al fine di non disperdere il voto moderato.

La campagna elettorale è iniziata lo scorso 21 aprile, il potere centrale intende mobilitare il più possibile l’elettorato

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