I presidi: a scuola d’estate? Positivo, è un’opportunità in più

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Roma, 27 apr. (askanews) – Scuola anche a luglio e agosto? Un’opportunità in più per gli studenti rimasti indietro a causa della pandemia. Un’opzione comunque volontaria, ma che servirà da ponte per ripartire, a settembre, tra i banchi di scuola. A parlare è il presidente (appena rieletto) dell’Associazione nazionale presidi (Anp) Antonello Giannelli, che ad askanews commenta il Piano Estate della scuola.

“Si tratta di una sorta di coda dell’anno scolastico – dice -. È stata pensata come un complemento per quei ragazzi e quelle realtà in cui si è sofferto più che altrove per le difficoltà della pandemia. È un tentativo di riprendere, di recuperare delle occasioni di relazionalità, magari anche di attività sportive, artistiche, legate alla creatività dei ragazzi, per far recuperare quel tempo che si è perso dal punto di vista della crescita affettiva. La vedo positivamente. È importante ricordare che non si tratta di attività obbligatoria, così come il personale scolastico non è direttamente interessato, a meno che non voglia offrire le proprie prestazioni che saranno oggetto di una retribuzione indipendente da quella ordinaria”.

Gli istituti, dice Giannelli, sono pronti: “Gli istituti sono pronti a progettare questo tipo di attività, sono molto legate al territorio e alle esigenze delle famiglie, ma non è detto che tutti i territori e tutte le famiglie siano interessate: non c’è alcun obbligo. È una opportunità in più offerta, potrà essere accolta dalle famiglie che hanno meno possibilità di mandare i figli nei centri estivi”.

Il Ministero dell’Istruzione ha stanziato oltre 500 mln per le scuole. “È una cifra importante, significativa per realizzare delle attività estemporanee, anche se inserite nel progetto formativo. Se si fosse deciso di apportare miglioramenti strutturali agli edifici – cosa che noi chiediamo e riteniamo fondamentale – ci sarebbero volute somme ben diverse e poi non si può pensare di farlo in due mesi. Un piano serio di ristrutturazione, ammodernamento e miglioramento degli edifici deve avere almeno un orizzonte temporale quinquennale”.