Prete antiabortista. Chiesa a fuoco a Rovereto

La Chiesa di S. Rocco con l’annesso convento venne costruita nel 1630 dalla città di Rovereto in riconoscenza dell’opera svolta dai francescani in occasione della peste bubbonica. (Credits – FAI)

Una bomba molotov contro il portone della chiesa di San Rocco, a Rovereto in Trentino. Un gesto dimostrativo che ha chiari connotati politici, visto che in quella chiesa pochi giorni fa il parroco, assieme alle “Sentinelle in piedi”, aveva allestito un presepio con decine di finti feti umani disseminati sul cammino dei Re Magi intitolandolo “La strage di Erode”. Insomma, una chiara posizione antiabortista contestata da chi ha lanciato la molotov e ha lasciato la scritta “I veri martiri sono in mare”.

“Esprimere il proprio pensiero con il danneggiamento dei simboli e delle proprietà altrui, quindi con la violenza e la prepotenza, è sempre sbagliato. In una democrazia ci sono altri modi per esprimere le proprie idee. Chi ha incendiato l’ingresso della chiesa di San Rocco, a Rovereto, è nemico del dialogo e del confronto pacifico” ha commentato il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti.

“Ogni parola di condanna rischia però di essere scontata se non ne deriva l’impegno affinché il dissenso e la diversità di opinione, legittimi anche all’interno della comunità ecclesiale, non travalichino mai il rispetto delle persone e degli ambienti ad esse destinati. Chi ha appiccato quel fuoco potrà alimentare paura e divisione, ma non riuscirà mai a mandare al rogo la forza del dialogo e del confronto, conquista di civiltà di cui tutti dobbiamo essere custodi e garanti” ha, invece, detto l’arcivescovo di Trento, Lauro Tisi.

Un atto dimostrativo che, fortunatamente e volutamente, ha causato pochi danni. Per la precisione la bomba molotov ha provocato solo danni al legno del portone e il rogo non si è esteso all’interno, anche se il fumo ha danneggiato gli intonaci e alcune opere d’arte custodite nella chiesa.

La Chiesa di S. Rocco con l’annesso convento venne costruita nel 1630 dalla città di Rovereto in riconoscenza dell’opera svolta dai francescani in occasione della peste bubbonica, che aveva duramente colpito la città, e consacrata nel 1651. L’architettura è essenziale e rustica, secondo il carattere delle costruzioni francescane.

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