Prete premiato da Mattarella: sono "poveraccio" strumento di Dio

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Citt del Vaticano, 4 giu. (askanews) - Eleva "una preghiera di lode e ringraziamento a colui che nella sua bont rende tutti noi 'poveracci' degli strumenti del suo santo desiderio di bene per tutti i suoi figli" don Fabio Stevenazzi, il sacerdote-medico lombardo che, insieme ad altri 31 uomini e 25 donne, stato nominato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella "Cavaliere della Repubblica" per essersi distinto nel servizio alla comunit durante l'emergenza coronavirus.

"Penso a ciascuno dei tantissimi che hanno dato tanto, financo troppo al prossimo in queste settimane", ha detto a Vatican News il sacerdote della Comunit di San Cristoforo di Gallarate, che durante l'emergenza coronavirus ha lavorato come medico all'ospedale di Busto Arsizio. "Penso anche a qualche amico medico che ha dato la vita addirittura, ma anche ai giovani della Caritas della mia citt, agli operatori sanitari di Busto e di Gallarate, alle catechiste delle mie parrocchie che hanno contattato i ragazzi del catechismo con le videochiamate in questi giorni, ma anche al mio parroco, ecco tutti quanti devono sentire anche un po' loro le attenzioni che sto mio malgrado ricevendo. E' quello che mi viene da dire semplicemente, una preghiera di lode e ringraziamento a colui che nella sua bont rende tutti noi 'poveracci' degli strumenti del suo santo desiderio di bene per tutti i suoi figli. Ecco di questo lo ringrazio e penso che possono ringraziarlo con me anche tutti quelli che mi conoscono e che sono gli amici e ci vogliamo bene nel nome del Signore. Buona giornata a tutti".

Vatican News ricorda che nella sua "prima vita" il sacerdote era medico al Pronto soccorso di Legnano che, d'estate, partiva come volontario con l'associazione Cuamm, Medici con l'Africa. Poi arriva la decisione di farsi prete e nel 2014 arriva l'ordinazione. Quando tutta la Lombardia diventa zona rossa, scopre che l'ospedale di Gallarate cerca medici, dopo il parere favorevole della Curia, viene arruolato nel reparto Covid di Busto Arsizio. "Pur consapevole del pericolo non ho mai percepito - ha avuto a raccontare il sacerdote - la paura per quello che stavo facendo", spiegando poi di non aver mai smesso di essere prete: ha confessato una persona e ha dato l'estrema unzione. A Pasqua era in corsia. "Sono passato davanti agli obl delle camere di degenza con la stola bianca e - ha detto - ho benedetto tutti, distribuendo un'immaginetta con il Risorto; penso che sia stato di conforto a molti".